storico campionato 2007/2008

21 maggio 2008
intervista al mister gianni de biasi alla sisport - le foto

Grande, umile, simpatico, affascinante, condottiero, parliamo ovviamente di mister Gianni De Biasi oggi intervistato alla Sisport.

Cliccando qui accedi alle foto, a breve potrai accedere alla VideoIntervista.

Guido Regis, Simone Vacca e Nicola Ferraro

16 maggio 2008
altro che tonetto

Non vorrei dire una sciocchezza ma mi pare di aver incontrato Mauro Saglietti un paio di anni fa ad una delle mie prime uscite ufficiali da presidente del Toro Club CTO in una trasmissione di Carlo Testa.
Presentava il suo libro.
Dico di non esserne sicuro perché onestamente un po’ l’emozione, un po’ il fatto che Testa, tanto per cambiare, non mi lasciava commentare, con gesti allarmati, le “divertenti vicende” Moggiane, mi aveva reso particolarmente nervoso, per cui è possibile che mi confonda.
Io in fondo, come al solito, parlavo di esperienze personali visto che l’ex D.S. della Goba l’ho conosciuto e ho avuto modo di testare la sua “intelligenza e simpatia” quando accompagnava i giocatori o le amiche presso il nostro ospedale e si trovava costretto a relazionarsi con me, in assenza del mio primario.
Anche Saglietti parlava di se in quanto il libro “Hurrican”, diceva in trasmissione (ed è per questo che stamani ho avuto l’illuminazione – ricordo del probabile incontro) era la narrazione della storia di un gruppo di amici a cui lui apparteneva, in un particolare e “anonimo” anno, se non erro, della storia calcistica granata non proprio recente.
Sorvolo e torno al tema di questa mia pacata riflessione post salvezza e pre “trionfo” con la Fiorentina.
Ho letto il pezzo di Saglietti “ Altro che Vieri” ed inviterèi tutti color che non l’hanno fatto a leggerlo cliccando qui
Siccome ero abituato ai suoi “struggenti racconti” sono rimasto stupito dell’analisi realista e pertinente della stagione granata e del “futuro” che amerebbe vedere costruirsi in particolar modo nel tifo granata.
Analisi che si discosta dai suoi racconti, tranne che per la lunghezza del pezzo, ma che finalmente trae spunto non da una bellissima nostalgia un po’ masochistica del passato granata, ma dalle radici che contraddistinguono tutti i tifosi over 40, per impegnarsi in un invito ad un progetto di TIFO granata che non veda più i “giovani piccoli eroi” vivere di ricordi raccontati o filmati, per quanto meravigliosi, ma di nuove gloriose gesta.
E’ noto che tra questi eroi annovero anche i miei due stupendi bambini, entrati a pieno titolo nella famiglia ed inspiegabilmente, se non per l’innata illuminazione di chi nasce granata, già perfettamente consci della grandezza, della tradizione e della storia a cui hanno deciso di appartenere e che per ora non lamentano assolutamente il fatto di non potersi confrontare con squadre più ricche e di alta classifica, manifestando naturalmente il noto senso di “appagata superiorità” che ci contraddistingue e tanto infastidisce i “deboli” con più scudetti fasulli cuciti sulle maglie.
Tuttavia leggendo Saglietti mi si è aperto il cuore: non una parola si dissocia dal mio sentire e pensare.
Non ripeto nulla, vi invito a rileggerlo, a meditare, a fare tesoro, perché quanto scrive deve essere patrimonio e fondamenta per il nostro futuro di tifosi, consapevoli dell’appartenenza e della singolare proprietà che legittimamente vantiamo.
Aggiungo solo alle raccomandazioni per il Presidente e per l’allenatore del Toro F.C. a cui Saglietti ha per altro dedicato legittimi e condivisi complimenti e ringraziamenti, queste brevi frasi.
Altro che Vieri, altro che Tonetto, altro che Lucarelli, altro che Cafu’.altro che……..Altobelli?
Per favore, questi nomi non si sposano con un progetto di rinascita e ricostruzione che deve puntare sui giovani.
Se volete cercare “affari a costi ragionevoli”, ma con grandi prospettive di competenza e passione, dovete rivolgervi a uomini di provata esperienza calcistica e incondizionata fede granata, che sappiano aiutarvi a far respirare nell’ambiente la vera aria da TORO.
Questi uomini esistono, sono lì che attendono pazienti e senza particolari pretese, ma con un entusiasmo ed una esperienza irraggiungibile; si chiamano Renato Zaccareli, Claudio Sala, Paolo Pulici, Roberto Salvadori, Patrizio Sala.
C’è solo da scegliere. E chi di loro venisse convocato alla “ vostra corte”, se lasciato libero di decidere, sono certo non permetterà ai giornali di scrivere certi nomi nelle ipotetiche scelte di mercato del Toro.
Poi, gratuitamente, leggete quanto i saggi membri della famiglia granata scrivono e traete il doveroso spunto per le vostre scelte.
Caro Saglietti, spero che anche tu legga quanto ho scritto, spero di poterti rincontrare, spero che Federico Floris si adoperi a far si che uno dei principali strumenti web della nostra prepotente riorganizzazione, che è Toronews, possa insieme con altri siti consentirci di passare ad un progetto di grande costruzione di un TORO che deve essere e che sarà.
Domani il Milan perde o pareggia e siamo a posto anche con i gemellati viola.
Poi se non va come dico poco importa.
Ci attende una nuova e lunga estate calda, ma sempre piu “riorganizzata” e progettuale.
Un consiglio, andate qualche riga più sotto, e leggete – L’ora dei “finalmente” e degli “speriamo che” - di un simpatico collega di nome Andrea.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

13 maggio 2008
L'ora dei "finalmente" e degli "speriamo che"

Finalmente ci siamo salvati! Era ora! Non ce la facevamo più a trepidare per le sorti di questo Torello o dal vivo allo stadio, o davanti ad un maxischermo che trasmetteva Sky-calcio, o appesi all’etere di una radiolina, o ancora facendo zapping in TV o da ultimo telefonando a qualche amico all’Olimpico.
Finalmente domenica contro il Livorno, dopo aver visto ben 20 partite del Toro, sono riuscito a vederlo vincere per la prima volta in questa stagione alla penultima giornata di ritorno (non è mai troppo tardi e la speranza è sempre l’ultima a morire). Effettivamente quest’anno è stata quasi un’impresa riservata a pochi eletti ammirare il successo della nostra squadra del cuore: o ti vedevi tutte le partite oppure le speranze erano alquanto ridotte, data la nostra cronica pareggite (ben 16 pareggi: 1° nella colonna delle “X” assieme al Siena) e la nostra scarsa propensione alla vittoria (solo 8 successi: peggio di noi hanno fatto solo Livorno e Parma, che sono in B o stanno per andarci!).
Finalmente abbiamo finito anche di giocare con sufficienza le partite facili, quelle già vinte in partenza perché giocate contro un’avversario demotivato, o ultimo in classifica o allo sbando dopo un cambio di allenatore (leggasi Genoa, Cagliari, Empoli). Col Livorno siamo stati un po’ più concreti e cinici del solito, speculando sulle disgrazie altrui (i 6 assenti avversari e la contestazione livornese al Presidente Spinelli) ed evitando di voler dimostrare in una partita tutto ciò che non è stato mai fatto nell’intero campionato.
Finalmente domenica abbiamo visto Rosina giocare un po’ di più per la squadra, a dettare l’ultimo passaggio, e un po’ meno per sè, senza più quella voglia di emulare il goal di Maradona nei mondiali dell’86 (quello contro l’Inghilterra ove dribblò metà dei britannici entrando in porta con la palla).
Finalmente ho visto di persona l’incontenibile, contagiosa e devastante esultanza del nostro presidente, Guido Regis, al goal del Toro (quell’esultanza che fa scricchiolare i divani di casa sua, mette in apprensione sua moglie e fa invidia anche ai suoi vicini di casa reggini, che non sono propriamente silenziosi ogni volta che la Reggina segna).
Finalmente è finito il campionato più incerottato della storia granata degli ultimi anni: ben 60 infortuni di cui alcuni di una certa gravità (Rubin, Della fiore, Natali, Comotto, Zanetti, il solito Stellone ad inizio annata); il campionato ove forse domenica scorsa si è riusciti per la prima volta a schierare per ben 2 volte consecutive la stessa formazione.
Finalmente abbiamo finito di soffrire per una delle squadre, che più ci aveva illuso all’inizio di stagione, una squadra tra le più “sfigate e sfortunate” torinisticamente parlando, non tanto per gli infortuni, quanto perché aveva avuto la pretesa di farci vincere e divertire senza patire, cioè senza metterci cuore.

Ed adesso speriamo che si voglia dare continuità di fatto e non solo a parole ad un progetto, quello di ricostruzione e riabilitazione del Torino F.C.
Speriamo che si sia capito che tipo di allenatore ci serve: non più uno bravo, magari anche con un passato irreprensibilmente granata e con un preciso e fisso schema di gioco. Ci serve uno che, come qualcuno dice, “abbia la faccia da Toro”, sappia fare fuoco con la legna che ha a disposizione e ci ami così tanto da ritornare, come nella migliore “sindrome di Stoccolma”, scondizolante e felice da chi più volte l’ha preso a pugni in faccia e/o a calci nel sedere. Insomma speriamo che si sia capito che Gianni DeBiasi è il miglior allenatore che si possa pretendere in questo momento per questo nostro Toro, per ciò che egli ha fatto, per ciò che ha dimostrato sul campo, per come ha saputo motivare una “ciurma ammutinata e allo sbando” e non ultimo per ciò che ha dentro...il nostro sacro furore (quello che andrà a cercarsi salendo per ben 3 volte a Superga in bici).
Speriamo che il Presidente (e non mi riferisco a Guido Regis) abbia alla fine compreso che la formazione non la può costruire di testa sua e che forse, se Berlusconi anche lo fa o l’ha fatto, sicuramente di calcio ne capisce ben di più. In fondo anche il saper delegare a persone competenti e preparate è una virtù imprenditoriale non trascurabile e che sicuramente tutto il popolo granata apprezzerebbe moltissimo.
Speriamo che, allorché si tratterà di acquistare qualche giocatore, si badi, certo alla sua bravura tecnica, ma anche alla sua solidità morale ed alla sua voglia di mettersi in gioco. Non ci servono reduci in disarmo che vengano a svernare a Torino per farsi curare denti, legamenti, fragilità psicologiche o quant’altro. A noi servono giocatori integri nel fisico e nell’animo e che possibilmente non ci impieghino 36 o 37 partite per capire cos’è lo spirito del Toro e cosa vuol dire giocare da Toro.
Speriamo che all’atto di acquistare una punta di peso non ci si lascino scappare via i pezzi migliori (come Acquafresca ad esempio) ed alla fine, dopo aver acquistato il “Seguino” di turno, non si faccia troppo affidamento sulle caratteristiche tecnico-atletiche di Stellone nella speranza che renda ad alti livelli per una stagione intera.
Speriamo infine che lo slogan per la prossima campagna abbonamenti non suoni più come “quest’anno ci divertiamo”, bensì come un più pragmatico “quest’anno ci impegnamo e lottiamo” oppure come il massimo degli auspici granata “quest’anno soffriamo…..ma insieme (voi tifosi e noi squadra)”.

Andrea Comba

12 maggio 2008
grazie de biasi

L’avevo già ringraziato appena ritornato per la seconda volta nell’articolo “La scelta della disperazione per concederci una speranza” Grazie Gianni ! apparso sia sul nostro sito clicca qui sia su Toronews clicca qui ma riservandogli il “sottotitolo”.
Oggi gli dedico pienamente e doverosamente con tutti i dovuti crismi questa salvezza con l’auspicio che lui contraccambi dedicandola principalmente a noi.
So che alcuni granata avevano criticato il ritorno motivandolo con una assenza di schemi nel suo gioco, e sentendosi feriti per l’esonero di Novellino che stranamente, a mio modo di vedere, sentivano più come cuore granata.
Ebbene per quanto mi riguarda già dissi e scrissi che Cairo aveva commesso un gesto non da Toro esonerandolo sia l’anno della promozione, sia l’anno successivo dopo la salvezza, anche se in questa seconda occasione aveva dimostrato almeno una coerenza con un ipotetico progetto di rinnovamento dello staff e dell’organico, al fine di raggiungere traguardi più prestigiosi.
Ma la storia del TORO è costellata da fallimenti ogni qual volta chi “crede di comandare” si dimentica cinicamente di uno dei principali principi d’onore che ogni galantuomo granata deve avere: la riconoscenza.
Ora però ci terrei a far notare a coloro che De Biasi l’hanno denigrato e sono, ahilui e ahinoi, pronti a farlo anche in futuro, una serie di concetti che dovrebbero essere ben impressi in chi si avventura in commenti pseudo sportivi in generale ed in particolare sul TORO.
Una minima esperienza calcistica dovrebbe far comprendere che gli schemi li puoi applicare se hai un parco giocatori che te lo permette.
Forse ci siamo dimenticati con quale tasso tecnico in organico, De Biasi ci ha portati in A.
Ragazzi che hanno sputato l’anima ma che una volta ceduti dal Toro, sono spariti completamente persino dal panorama cadetto.
De Biasi ha applicato più di uno schema in quella squadra tuttavia la maggior parte dei gol che ci condussero in A al primo tentativo nascevano da lanci lunghi e ….. Pelide Stellone pedala/ spizzica per Muzzi o Rosina e pensateci voi. Non si poteva pretendere di più.
E l’anno scorso abbiamo dimenticato con quale “squadrone” si pensava di fare un campionato di alta classifica con “Zaccheroni?”. Ci siamo dimenticati con quale disarmante lentezza giocavano Pancaro, Franceschini e Di Loreto? Delle papere di Abbiati? Chi avevamo in centro campo a fare da “filtro” per la difesa? ( Barone, Fiore, De Ascentis). Chi c’era a sostituire un sempre acciaccato Stellone? (Abbruscato )
Ci siamo dimenticati che per la salvezza De Biasi ha dovuto rispolverare i reduci dei leoni della promozione come Brevi, Ardito, Balestri, Gallo? Quali schemi si potevano applicare su questi “eroici” zappatori del pallone, tenendo presente che erano i migliori, se si eccettuano i soliti Rosina, Stellone e Muzzi?
L’allestimento della squadra di quest’anno, seppur ancora caratterizzato da incomprensibili errori, aveva prodotto un organico tutto sommato con le carte in regola per provare ad impostare un gioco, anche di ottima fattura. Tuttavia De Biasi non faceva nuovamente più parte della partita.
Ora spero che anche i denigratori si siano resi conto come De Biasi, appena tornato, abbia ancora una volta saputo scegliere gli uomini giusti con i quali impostare un gioco che è stato anche bello da vedere ma soprattutto efficace per raggiungere l’obiettivo minimo a rischio .
Non a Roma certo, ma li le scelte sono sembrate quasi dettate da un voluto peccato di presunzione, per risparmiare quelli buoni per il Napoli e far capire ai meno buoni, seppur con nomi altisonanti, che in seguito avrebbero dovuto starsene ben zitti in panca.
Cerchiamo di non ricordarci in futuro solo del secondo tempo difensivista un po’ spinto di oggi.
De Biasi ha fatto vedere bel calcio in altre piazze e quando ha potuto l’ha fatto anche con noi.
Ma altri elementi sostanziali per dei veri granata sono: - ha compreso appieno cos’è la Toritudine - è legato alla nostra storia - ha gli attributi veri ( mi risulta essere esperto KarateKa , cosa che può risultare ben più utile nel convincere a rigare diritto qualche “ragazzotto viziato” dello spogliatoio, rispetto a tanti urli isterici e sterili).
Non guasta per nulla, anzi, il fatto che sia una persona che si presenta in modo distinto e l’italiano lo parli piuttosto bene, esprimendo concetti compiuti , frutto di “idee” e non di slogan.
Cari amici guardate che queste cose contano. Poi provate a ricordare che tipo era Radice e giocate a trovare delle analogie.
Per finire avete visto come, nonostante gli sgarbi ricevuti dal presidente “mandrogno” sia corso ad abbracciarlo sollevandolo da terra come fosse un “bambolone” a fine partita? In sostanza ha ancora una volta signorilmente superato gli affronti subiti ed è davvero felice di essere tornato a “casa sua”.
Spero sinceramente di poterlo conoscere personalmente per completare l’idea che ho di lui.
Ora l’augurio è che Cairo abbia imparato questa ed altre lezioni.
Il primo passo sarà dimostrare di ascoltarlo relativamente alle scelte di mercato (di nomi interessanti e non così costosi ne aveva fatti in passato; un esempio? Hamsik ) visto che è un professionista che si impegna anche nell’osservare e scoprire talenti. Queste scelte possono essere già fatte da questa notte …. Gli affari si fanno arrivando per primi, non solo aspettando l’ultimo giorno di mercato per strappare un prezzaccio su un giocatore che non è stato piazzato da nessuna parte.
Sui passi successivi avremo tutta l’estate per parlarne.
In bocca al lupo Gianni De Biasi.
E’ stata lunga e dura ma ora la Serie A con NOI, IL TORO, è finalmente tua.

Guido Regis
Presidente del Torino Club C.T.O. Claudio Sala

11 maggio 2008
Il nostro piccolo, grande, immenso scudetto

La salvezza conquistata ad una giornata dal termine del campionato è la vittoria di chi non crede alle sirene consumistiche, alle scorciatoie sulla via della gloria ma è convinto che, anche nel calcio, occorra serietà, impegno, lavoro quotidiano, fatica, sudore…
Ad agosto tutto sembrava facile, elegante, possibile; anche chi era rimasto interdetto dalla seconda cacciata di De Biasi, in cuor suo, alla fine, era stato fascinato dalla speranziella che questo campionato avrebbe potuto essere di svolta: forse avremmo raggiunto la zona Uefa ma di sicuro avremmo beneficiato di tante e tante domeniche di meritato riposo per le provatissime coronarie del nostro vecchio cuore granata.
Poi sappiamo come è andata a finire. La legge del calcio ha ribadito a suon di sberle le sue ferree regole. La più importante afferma testualmente: “Un buon allenatore (nel nostro caso addirittura da Toro) e tanti talenti (anche se di caratura non  proprio adamantina) non fanno mai da soli una vera squadra”.  Una buona squadra è frutto di un progetto, pensato, discusso, verificato che si costruisce senza voli pindarici, assalti alla fortuna, scorciatoie per la gloria comprate in saldo al mercato delle pulci.
La seconda dura legge del calcio afferma che sono sempre le “rendite di posizione” a saltare per prime: le caratteristiche che uno crede di aver acquisito per storie personali vissute o per eredità acquisite. La cosa più grave che è mancata non sono stati i goal che si è mangiato Di Michele, i colpi di tacco malandrini perché mandavano in rete gli avversari, i colpi di testa (nel senso di mattane) che ci rendono una squadra unica nel panorama calcistico universale, ma la mancanza di progettualità che mai ti aspetteresti da uno come Cairo. Dalla scuola dove è cresciuto ha assimilato bene tanti pregi ma anche moltissimi caratteristici difetti: la scarsa propensione alla delega, l’impicciarsi in fatti che potrebbero non competergli, una certa istintiva umoralità nel valutare quelli che ti aiutano (o tentano di farlo) nel lavoro…
Per quanto riguarda il suo Maestro, c’è ormai uno sterminato florilegio di aneddoti che riguardano la vita a Mediaset col Cavaliere: entrare in una regia e dare indicazioni non richieste al regista, scegliere personalmente le scenografie, esserci sempre e comunque in qualsiasi occasione…Una battuta che circolava negli stabilimenti televisivi del “Biscione” affermava che, se non fosse sembrato troppo ridicolo, il Berlusca si sarebbe infilato una scopa …proprio lì, per dimostrare persino alle imprese di pulizia, interferendo nel lavoro di un ufficio, di una regia, di una redazione, come si sarebbe potuto pulire più in fretta e meglio.
Questa è la scuola alla quale Cairo ha appreso il mestiere di imprenditore; ma nello stesso luogo ha appreso anche che il bene dell’azienda è superiore alle ferite nell’orgoglio inflitte dall’ammissione pubblica dei propri errori.
La svolta di questa salvezza conquistata a 90’ dall’ora X per l’iniezione letale è iniziata proprio con il terzo arrivo di De Biasi: un arrivo che molti auspicavano ma che ben pochi si aspettavano. Con il suo arrivo tutto è cambiato nella testa e nei muscoli dei calciatori e “la brutta addormentata”, si è svegliata trovandosi più bella di quando era andata a letto. Col risveglio è finito finalmente il sogno di gloria che era diventato un incubo… e a mente fresca gli incubi hanno assunto l’aspetto reale che li caratterizza: sembrano non finire mai, sembrano avvolgerti in una spirale che ti spinge sempre più in basso ma basta un po’ di luce per dissolverli come neve al Sole.
Con la luce di un nuovo mattino si è guardata la situazione disastrosa e si è deciso di venirne fuori in modo semplice, concreto, da famiglia di barriera che deve far quadrare il pranzo con la cena e non ha tempo di pensare al dessert o, peggio, alle vacanze che sono un miraggio e l’inizio di un nuovo incubo.
È stato il buon senso a salvare questo Toro; il buon senso e l’immenso amore del popolo granata per questo colore che si è amplificato, quasi in forma di arco voltaico, con le manifestazioni per il 59° anniversario della tragedia di Superga.
La salvezza di oggi è lo scudetto di tutti quei carlini (come il sottoscritto) che si sono sorbiti senza battere ciglio amarezze, freddo, vento pioggia… e non hanno mai lesinato amore, speranza, fede.
La salvezza di oggi è lo scudetto di chi crede che nel calcio ci sia ancora spazio per confronti aperti e sentimenti veri, profondi e puliti.
La salvezza di oggi è lo scudetto di un granata particolare che si chiama Giovanni e di cui mi onoro di essere amico. Giovanni che, oltre ad essere geneticamente e culturalmente granata è anche sportivo vero, abbina la sua passione per il ciclismo alla sua militanza torinista. Tutte le volte che Giovanni si è recato a Superga in bici per fare la pulizia della nostra lapide, bagnare le piante, fare da cicerone ai turisti commossi, il Toro ha vinto o non ha perso giocando bene.
Sarà certamente una combinazione questa concomitanza di fatti ma è una concomitanza bella e commovente che meriterebbe un piccolo atto di valorizzazione da parte della società.
In questo aneddoto c’è forse il senso più profondo del nostro motto “IL TORO SIAMO NOI”.

Nicola Ferraro

10 maggio 2008
la giusta, finta, calma troppo piatta

Tutto l’ambiente granata è in “tensione soffocata”. Si parla già di rinnovi ed acquisti per il prossimo anno in serie A senza badare alla scaramanzia, quasi a non voler assolutamente pensare ai grandi rischi che si possono correre nei prossimi 180 minuti.
Da una parte il Livorno più che convinto di essere retrocesso, in quanto probabilmente nemmeno tutti i sei punti in palio potrebbero essere sufficienti. Per di più sei squalificati , la presidenza contestata e pronta a vendere, un Tavano che potrebbe rientrare nei disegni di mercato di Cairo insieme con il ritorno di Vailatti e Melara.
Dall’altra un organico quasi ritrovato, i meccanismi del trio d’attacco Rosinaldo, DDM e Pelide Stellone sempre più oliati, grazie ad una buona forma atletica.
L’impressione che GDB, come avevo auspicato al suo terzo arrivo, abbia inteso quali siano gli uomini da schierare e quelli da tenere in panca o in tribuna, anche se pare non intenda ancora prendere in considerazione i più giovani, in questo dissociandosi dai consigli dei più.
Se la formazione che schiererà è quella del dottor Puzzetto, che in genere è poco dissimile se non identica alla mia (che dottore pure sono), vi invito a ricordare quello che è successo le rare occasioni in cui è accaduto anche con Novellino ……. non lo dico per scaramanzia.
Tuttavia il cuore è in gola più che mai.
Domani non solo ci si gioca la salvezza, il futuro di questa squadra e dell’allenatore, i 40 milioni di euro già accordati a Cairo per i diritti televisivi.
Domani ci si gioca la rinnovata fiducia di chi il TORO lo è stato , lo è e lo sarà.
Ora ci siamo quasi convinti che questa squadra abbia solo avuto un po’ troppa sfortuna (pali, arbitri, fuori gioco visti e non visti, tanti infortuni), ancora un po’ di inesperienza e di braccino corto in alcuni acquisti da parte del Presidente e del suo staff, una seconda scelta inopportuna di allenatore quando probabilmente l’uomo giusto per la realizzazione di una buona parte del, se non di tutto il “progetto”, era già in casa da tre anni.
Anch’io sono convinto di questo, l’ho affermato dall’inizio, l’ho ripetuto quando tutto sembrava crollare come quando si parlava prematuramente di zona Uefa.
Questa non è una squadra di brocchi, non è una squadra da serie B, non è una squadra da lotta per non retrocedere ………. ma domani sarà la vera ed unica prova del nove, se tutto quello che NOI, IL TORO, pensiamo e crediamo è vero o pura illusione.
Non conta se ci salveremo alla fine, magari con un impresa in casa contro la Fiorentina, o in seguito ad una serie di risultati favorevoli.
Per noi conta solo domani perché domani sapremo se questa squadra può ambire veramente ad essere la base su cui costruire il TORO del futuro.
Io ci credo, perché sento attorno a me la “GIUSTA FINTA CALMA TROPPO PIATTA” che precede una battaglia nella quale si vuole finalmente dimostrare ancora una volta di essere più forti del destino.

Guido Regis
Presidente del Torino Club C.T.O. Claudio Sala

7 maggio 2008
superga: il servizio dell'epoca

Vi inoltro una bellissima ripresa dell'epoca, il servizio sulla "caduta degli Angeli"

clicca qui

Simone Vacca

6 maggio 2008
le pagelle di torino fc - ssc napoli

SERENI 7 restituisce un po’ di sicurezza e serenità a un reparto che si sente un po’ più protetto. Si fa trovare subito pronto sulla botta di Bogliacino all’inizio del primo tempo, nulla puo’ sul gol di Contini.
MOTTA 6 buon primo tempo sia in avanti che in copertura, un po meno il secondo, soprattutto quando Hamsik decide di iniziare a giocare e lui cerca a stento di contenerlo.
DI LORETO 7 sempre pronto e concentrato, quando serve spazza in tribuna, patisce un po’ quando il Napoli prova a partire in velocità, ma a fine partita stoppa un tiro in area di Hamsik, intervento che vale come un gol e forse salva la stagione del toro. Con Sereni, Rosina e Stellone forma l’ossatura da cui il toro in questo momento non può prescindere.
LANNA 6,5 gioca forse la migliore partita da quando è al toro, definitivamente accantonato come esterno, si ricicla brillantemente come centrale di scorta.
PISANO 6 inizio un po’ contratto, copre bene ma fa fatica a superare la metà campo.
CORINI 6,5 brillante finchè il fisico lo assiste, corre, gioca e imposta con autorità. Con il passare della partita fa sempre più fatica soprattutto dopo l’ingresso di Recoba.
DIANA 5,5 non entra mai in partita, discontinuo. Una bella sgroppata e un assist non sfruttato da Di Michele, per il resto corre a vuoto. Lascia libero Contini sul gol del pareggio del Napoli.
RECOBA (dal 73’) 5,5 passeggia 18 minuti per confermare che neanche nella nuova posizione puo’ essere utile. I numeri ce li ha, ma deve anche metterli al servizio della squadra, correre, dimostrare di avere voglia di giocare rischia di rovinare gli equilibri di un centrocampo già al limite, Corini è sicuramente quello che patisce di più il suo ingresso. Nonostante tutto regala alcuni colpi di classe e rischia pure di segnare.
ROSINA 7 gioca a tutto campo, corre come una trottola, torna e fa anche il terzino. Calcia un rigore con la tranquillità che hanno solo i campioni, delizioso l’assist per Di Michele che si mangia un gol incredibile. Esce stremato.
FRANCESCHINI (dal 77’) S.V.
ZANETTI 6 prezioso come sempre in copertura, un po’ più impreciso del solito.
GRELLA (dal 53’) 6,5 entra al posto di Zanetti e contribuisce ad aggiungere fiato e muscoli utilissimi nel finale di partita. Da una palla d’oro a Stellone che spara al volo sul portiere in uscita.
DI MICHELE 7 volente o nolente è l’uomo partita, si procura il rigore dell’uno a zero (probabilmente si sgambetta da solo) e segna il gol vittoria. Si trova tra i piedi una palla telecomandata da Rosina con cui potrebbe chiudere la partita. Se corresse un po’ di più e discutesse meno con i compagni sarebbe una partita perfetta.
STELLONE 7 gioca per la squadra, è dappertutto corre e lotta come sempre peccato gli manchi la lucidità per chiudere la partita sull’assist di Grella.
DE BIASI 6,5 dopo le prove con inter e roma finalmente il toro riesce a vincere una partita, fondamentale in chiave salvezza: siamo a metà del guado… la squadra è contratta ma nonostante la paura, gioca una partita attenta costruendo palle gol nitidissime, manca sempre qualcosa, ma a questo punto conta solo il risultato e De Biasi ha il merito di aver registrato una squadra che sembrava allo sbando.
DE MARCO 6 tiene in pugno una partita non particolarmente difficile da gestire. Non è determinante quanto i suoi assistenti che segnalano il rigore (dubbio) a favore del toro e tanti fuorigioco (alcuni dubbi).

Renato Matteotti


5 maggio 2008
UNO SFORZO SUPREMO

Quarantotto anni, 88 chili per 1 Mt. e 76 cm di altezza, un ginocchio pluri operato a 18 anni dopo un brutto infortunio, i polmoni pieni di fumo di sigarette consumate in 30 anni stressanti trascorsi prima sui libri, per raggiungere una laurea e due specializzazioni, quindi in ospedale tra guardie in pronto soccorso e storie più o meno tristi di tanti pazienti più o meno riconoscenti.
Non è un necrologio, spero, ma è il doveroso inizio di un breve racconto di uno dei tanti appartenenti a questa meravigliosa Famiglia Granata, che oggi ha l’inaspettato onore e vanto di presiedere un Toro Club, per far intendere a chi legge la reale entità dello “sforzo”.



3 Maggio

La solita notte trascorsa di guardia al CTO anche ad assistere, per quanto mi compete, un famoso dirigente Juventino dei giorni nostri, di cui avrete già sentito o sentirete notizie.
Lascio l’ospedale alle ore 8 e 20 e mi dirigo verso un vicino circolo di tennis per mantener fede ad un appuntamento tennistico con un fratello granata, Nemesio, autore di un bellissimo film sul Toro negli anni della presidenza di Sergio Rossi e che a breve vi riproporremo sul nostro sito.
Un ora di palleggi, non eccessivamente faticosi, grazie alla benevolenza del fratello, conscio della mia condizione ed informato di quanto avrò l’ardire di compiere nel pomeriggio.
A casa una bella doccia, un paio d’ore trascorse in parte a correggere i compiti ai miei due meravigliosi gioielli in parte a risistemare documenti scientifici necessari per allestire le relazioni che presenterò all’ imminente Congresso Nazionale di Medici Radiologi che si terrà a Roma.
Un pranzo preparato in anticipo dalla dolce metà e consumato, tutti insieme, più presto del solito per consentirmi di andare a riposare e recuperare qualche energia.
La mia stupenda famiglia sa che non riesco a coricarmi al mattino per la troppa adrenalina accumulata nella notte.
Poco più di un ora di sonno e poi una sveglia psicologica che mi dice “è tardi”.
Apro gli occhi e mi accorgo che sono già le 15 e 30. La messa inizia alle 17.
Superga è a 25 chilometri di salite da casa mia e con la “mountain bike” ho bisogni di circa due ore per arrivarci. Che faccio? Lascio perdere? No.
Mi preparo: maglietta, pantaloncini, giubbotto anti vento per il ritorno, borraccia, scarpe, sciarpa CTO GRANATA da apporre sulla lapide.
Stefano mi osserva con i suoi occhioni profondi; in fondo spera che io desista e rimanga con lui a giocare alla Play Station evitandogli la tortura di uscire con sorellina e mamma per i soliti frivoli acquisti. Lo guardo titubante e lui mi dice “Lo so papà che devi andare – Vai“.
Mi sento improvvisamente un leone.
Salgo (ho scritto “salgo” non “salto” sia ben chiaro, sono una persona onesta) sulla bici e mi avvio.
Giunto al castello di Moncalieri imbocco via Doria verso strada Revigliasco ed incrocio un fratello, più appesantito e giovane di me, che con attillata maglia “22 - Stellone” corre verso la collina.
“Guarda che a piedi non ce la fai ad arrivare in tempo” gli urlo e lui ridendo bofonchia qualcosa che non comprendo.
Mi domando se ne incontrerò altri per strada, come gli anni passati, ma penso sia troppo tardi.
Giunto quasi a Revigliasco vengo superato da due “ciclisti seri” con bici da corsa. Poco dopo intravedo un “socio” in mountain bike e penso “se lo raggiungo mi metto in scia e vado più in fretta”.
In prossimità del paese si legge uno striscione che titola “4 Maggio Camminata Revigliaschese” e ne rimango lievemente infastidito; il 4 Maggio esiste una sola “MARCIA” intrisa di significati profondi.
Raggiungo il “socio” a livello del cimitero e mentre faccio il segno della croce pensando ai cari li sepolti nonni granata ed amato papà (pensate, era un uomo incomprensibile per tanti versi, un “gobbo” che piangeva di fronte ai filmati del Grande Torino, che mi ha insegnato la Toritudine e che nel letto di dolore per una malattia infame pronta a divorarlo, trovava la forza per gioire in lacrime e telefonarmi entusiasta quando il Toro in B vinceva qualche partita), provo ad accodarmi ma lui rallenta e si ferma.
“ Accidenti” energia sprecata.
Salgo a Pecetto, attraverso il paese ed affronto la salita dell’Eremo, chi la conosce sa ……. !!!!!!
Mi domando “Perché lo fai? Sono quasi le 17 e la messa la perdi. Torna indietro, lascia stare. Hai famiglia!”.
Compaiono nella mente gli occhi del mio piccolo grande mito che mi osservano, la sua voce riecheggia “Lo so papà che devi andare – Vai“.
Lassù ci sono tanti fratelli riuniti, c’è Don Rabino, ci sono gli “Angeli del Grande Torino”, c’è la squadra che deve “sentire, capire, vivere, intridersi dello spirito di NOI GRANATA” ed io ho con me la sciarpa da apporre sulla lapide.
Non mollo, non se ne parla. Mi sembra di non avvertire la fatica ed in un attimo sono alla strada che porta a Pino Torinese, poi alla panoramica di Superga. Il peggio è passato.
Allungo la pedalata, mi sembra quasi di volare. Compaiono le prime auto parcheggiate. Tante come mai se ne vedono in questo meraviglioso percorso stradale sulla cima della collina torinese.
Mi appare Superga, imponente, superba; sono consapevole del fatto che la Messa sia quasi giunta al termine ma so anche che al 59° anniversario del saluto alla Squadra Angeli con uno “sforzo supremo” io ci sarò.
Arrivo nel piazzale come previsto a Messa in corso. L’omelia di don Aldo, anche se non riesco ad ascoltarla con le mie orecchie, la sento nel cuore e già so cosa dirà: è un uomo di fede, semplice, saggio e granata, in sostanza un grande.
Scendo dalla bici (attenzione: non ho detto salto giù!) tolgo il casco, asciugo il sudore, indosso l’anti vento e la sciarpa CTO GRANATA. Sistemo un po’ i capelli e raduno telefonicamente i fratelli del Club , Luigi con prole e Pier con amici, già li da quasi un ora.
Ci avviamo verso la lapide. La folla quasi si apre al passaggio, un addetto mi afferra per un braccio e mi dice seccato (non può passare tra tutte queste persone con la bici!?)… lo fulmino con uno sguardo e lui molla la presa.
Arrivo a pochi metri dalla lapide e a quel punto il muro diventa davvero invalicabile, sento che stanno per giungere quel gruppetto di “amati manigoldi” che ci hanno fatti disperare tutto l’anno.
Appoggio la bici al muro ed attendo il loro passaggio. “Rosinaldino” è visibilmente emozionato quando sfila da capitano con un mazzo di fiori così come quando più tardi leggerà ad alta voce i nomi degli Angeli caduti.
Nicolino Ventola mi vede ed aprendosi in un sorriso esclama “Doc, anche lei qui?”. Gli stringo la mano e lo rimprovero per non avere mostrato la nostra maglia dopo il gol a Roma. Si giustifica prontamente con l’inopportunità del gesto, visto il risultato in quel momento.
Sull’ “anche lei qui” sorvolo, non capirebbe.
Anche Vincenzo Grella mi saluta così come Stesina e “Zampe”.
I tifosi accennano un applauso. Io no, non sono qui per applaudire loro. Piuttosto loro dovrebbero applaudire noi e pare lo comprendano.
Recoba è l’unico a testa bassa con fare quasi scocciato. Ci sono tutti, anche Natali. Manca solo Comottino e mi si stringe un po’ il cuore, ma in un istante l’emozione si fa più forte per motivi più seri e veri.
Rosinaldino ha finito di leggere i Nomi e la tromba suona il silenzio. Brividi mai sopiti attraversano i corpi della nostra Grande Famiglia Granata, da coloro che gli Angeli li hanno visti stravincere al Fila, ai piccoli che li hanno sentiti narrare nella loro leggenda e che vorrebbero vivere una nuova stagione di analoga e strameritata gloria terrena. (Tra l’altro Saglietti se mai ti incontro ti “uccido” per quanto mi distruggi con i tuoi struggenti e bellissimi racconti De Amicissiani)
La preghiera, un attimo di raccoglimento e poi una sola voce si alza e riecheggia meravigliosa nel silenzio che avvolge i boschi della collina dietro Superga: TORO – TORO – TORO – TORO – TORO.
Non esiste altro canto che possa meglio spiegare, meglio dire, meglio volare nel cielo.
La squadra si riavvia verso il piazzale. La famiglia granata ora li incita con garbo ad uno ad uno, con parole semplici - “Forza ragazzi, dai” - e con dolci pacche sulle spalle.
Ultimo ad allontanarsi un singolarmente commosso Antonelli !!!!????
Chiamo i ragazzi del Club a rapporto e ci facciamo fare una foto dietro alla mia bici, poi appoggiamo fieri la sciarpa sulla lapide.
Ci salutiamo felici.
E’ tardi, mi aspetta un ora di rientro, per fortuna con tanta discesa e poca salita.
Lo “sforzo supremo” io l’ho compiuto, tutti i fratelli l’hanno compiuto ancora una volta, oggi come nell’intero anno trascorso.
Gli Angeli l’hanno come sempre gradito e domani ci saranno al Comunale, di fianco al Filadelfia, a vincere per noi, ne sono certo.
Con questa consapevolezza mi ravvio sereno verso casa.
La bici corre veloce e l’aria mi rinfresca scivolando sul volto e sugli arti. Ho fretta di tornare a casa per vedere i miei cari.
Ho fretta che sia domani perché sarà comunque, finalmente, un giorno di vittoria.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

5 maggio 2008
le
foto di torino-napoli e del lungo brivido della commemorazione di ieri

Un lungo brivido mi percorre ancora dopo una giornata incantevole e segnata dal ricordo della "Squadra degli Angeli"
Simone Vacca,

Le foto sono a cura di Luigi Barezzani

4 maggio 2008
le
foto di superga del 3 maggio 2008

Una lunga commemorazione, un lungo abbraccio alla "Squadra degli Angeli".
La Redazione

Le foto sono a cura di Luigi Barezzani

4 maggio 2008
le
foto della cena sociale del 22 aprile 2008

Come promesso ecco le foto della "Nostra" Cena Sociale del 22 aprile 2008.
La Redazione

Le foto sono a cura della Redazione

3 maggio 2008
le foto di roma-torino

Entrare in quello "STADIO" è stata una delle esperienze pù belle che abbia mai provato.
62.000 persone che intonavano "Roma, Roma, Roma, Core de Sta' Città, Unico Grande Amore ... appena posso vi pubblico il filmato dell'inno della roma che ho registrato allo stadio, è stato l'unico brivido che questa partita mi ha regalato, anzi che questo prepartita mi ha regalato perchè la partita non si è giocata ...

clicca qui per accedere alle foto

Simone Vacca

2 maggio 2008
NON SCHERZIAMO!
3 MAGGIO ORE 17, MESSA A SUPERGA CON L’ATTUALE ORGANICO AL COMPLETO

La critica fa parte del gioco, se vogliamo fa parte della vita.
Certo, a volte chi ti critica può essere un laido invidioso che cerca di diffamarti per farti del male, non c’è dubbio.
Nel nostro caso l’esempio più lampante è dato dalla carta stampata di casa nostra che non perde mai l’occasione, ad esclusione di pochi nobili firme, per trovare il modo di affossare la nostra squadra, bene o male che vada, nel tentativo “impossibile” di distruggere una tradizione, una storia, una leggenda, un monumento ma soprattutto un unico ed irripetibile modo di essere e di appartenere alla Famiglia Granata.
A tal proposito andate ad ascoltare le belle audio interviste realizzate alla nostra cena sociale con i due Sala, con Zac, con Faina, nonché con Nicola Ventola (almeno a lui abbiamo portato fortuna).
Ma chi ti critica può essere anche qualcuno che ti ama così tanto da provare in ogni modo, talvolta anche sbagliando, a spronarti nel trovare la giusta strada per invertire una tendenza negativa della tua vita.
L’assenza di critica è segno di indifferenza; la cosa peggiore che può capitare a qualsiasi essere umano.
Noi GRANATA critichiamo la squadra e la società in gran parte in modo costruttivo, esprimendo pareri anche forti ma che, come già detto e scritto in passato, se venissero presi in maggiore considerazione non farebbero che del bene al Torino F.C.
Perché allora soffermarsi sugli isolati casi in cui non esiste critica ma solo sterile rabbia e disperazione?
E’ inevitabile che anche tra i sostenitori granata possano esistere alcune simili realtà, ma non mi risulta rappresentino la maggioranza.
Pertanto penso che De Biasi non si debba porre nemmeno il problema, per altro sollevato come sempre da un giornalista, se portare o meno la squadra alla messa commemorativa del 4 Maggio.
Ci mancherebbe! Quale momento migliore per consentire allo spirito della “Squadra degli Angeli” e di tutti i numerosi veri granata di penetrare profondamente nella mente, nel cuore, nei muscoli e nelle ossa dei ragazzi che nei prossimi 270 minuti dovranno riuscire, con ogni mezzo, ad onorare la maglia che indossano?
Già solo il fatto d’indossarla li rende degni di esserci e chi afferma il contrario non vuole bene al Toro.
ALLORA NON SCHERZIAMO!
ALLA MESSA IN RICORDO DELLA NASCITA DELLA SQUADRA DEGLI ANGELI, I RAGAZZI DEVONO ESSERCI AL COMPLETO. SAREMO TUTTI ABBRACCIATI COME E’ USO NELLA NOSTRA STUPENDA FAMIGLIA.

E cosi sarà anche il giorno dopo alle 15, all’Olimpico… ( quello da ventisettemila posti).
Anche li nessuno dovrà scherzare.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

29 aprile 2008
DE BIASI O NOVELLINO. LA MUSICA NON CAMBIA

Simone, il web manager del nostro sito, è volato a Roma, ha sfidato la tifoseria e con cappellino “CTO Granata” si è presentato all’Olimpico (quello da 60 mila posti), con tanto di macchina fotografica per provare a immortalare un insperato secondo miracolo, magari ancora con una rete di qualcuno dei tre “romanacci” che oggi vestono la nostra maglia.
Alcuni di noi si sono radunati a casa mia con sciarpe e bandiere nella speranza di poter per provare ad abbozzare un “serie B” ai simpatici condomini che al piano sovrastante si radunano per tifare la Reggina.
Sfidare i tifosi romanisti è stato certamente meno pericoloso che sfidare noi stessi.
A sbeffeggiare i Reggini non ci abbiamo proprio più pensato, e loro signorilmente non l’hanno fatto nei nostri confronti.
Sapete il mio pensiero su De Biasi e che ho gradito il suo ritorno.
Nonostante quanto visto in campo ritengo che non si sia alla frutta, così come non ritenevo fossimo stati dei fenomeni con l’Inter dimessa ma cinicamente corsara di sette giorni fa.
Ma una cosa la devo rimarcare. Letta la formazione di oggi sapevo già come sarebbe andata a finire.
Se De Biasi voleva fare punti a Roma doveva mettere in atto quanto più volte invocato dai tanti “non addetti“, anche in passato con Novellino.
In questo caso puntare sui giovani Asamoah al posto di Barone e Rubin al posto di Lazetic, mettendo eventualmente Lanna al centro della difesa con Dellafiore e sostituendo Corini con Di Loreto davanti ai quattro della difesa, come aveva già sperimentato l’anno scorso (NON CON GRELLA O BARONE ACCIDENTI!).
Si sarebbero testati i giovani che serviranno tantissimo, insieme a Bottone, nelle prossime partite spareggio per non retrocedere. Avremmo costruito un muro più solido, quasi catenacciaro, da contrapporre agli attacchi della migliore squadra del campionato. Non avremmo preso sicuramente tre gol in contropiede. Forse nemmeno il rigore. Forse avremmo pareggiato. Forse avremmo potuto sperare nel colpaccio.
Come illudersi che con gli interpreti scelti per questo “vecchio/nuovo modulo”, per altro condivisibile, si sarebbe potuto resistere alle ripartenze della squadra romana?
Caro Gianni, se anche tu fai gli errori di Novellino, sta volta non ne veniamo fuori.
Rosina è stato nuovamente costretto a tornare in dietro a difendere. NON LO DEVE FARE.
Barone non deve giocare più, Lazetic e Corini (non sono pazzo, so che oggi era squalificato, ma con l’Inter mi è bastato; rallenta il gioco) DEVONO ENTRARE CON IL CONTAGOCCE e solo eventualmente a risultato acquisito. Ma come è possibile non capirlo?
Dobbiamo fare punti salvezza, non tentativi infruttuosi di calcio “champagne”.
Servono, gambe, polmoni, cuore e …..forse anche un briciolo di cervello in più.
Saranno di nuovo parole gettate al vento e perle regalate ai porci come da due anni a questa parte?

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala


28 aprile 2008
DOMENICA SPRINT E LE INVASIONI (BARBARICHE ??)

“Viva viva.. il goleador!! Eh Oh…”
Sono strane le coincidenze del destino che ti portano a scoprire titolo, anno di pubblicazione ed autore della sigla della vecchia Domenica Sprint degli anni ’80 nello stesso giorno in cui i giornali nazionali sparano la notizia dell’interessamento del finanziere Soros per la Roma.
Riconduco la memoria a quelle immagini psichedeliche che ogni domenica, alle 8 di sera su Rai Due, precedevano i servizi sulle partite e che costituivano oltremodo l’ultima speranza di vedere i gol del Toro ad un’ora decente (pena l’attesa de Le Domenica Sportiva delle 10 e mezza).
Mi sono sempre chiesto cosa significassero quei quadratini che scorrevano verso l’alto del teleschermo … a distanza di due lustri sono definitivamente persuaso del fatto che, nascosto in ogni quadratino, ci fosse un messaggio subliminale il cui senso era più o meno questo: “Caro italiano, farai una brutta fine un giorno, goditi questi momenti ancora per poco..”. Ma forse è solo una nostalgia per qualcosa che non c’è più ad avermi (auto)convinto di ciò…
Prima o poi doveva succedere: le lavatrici di denaro sporco, le pattumiere del nero, i pregiati vasi dei debiti altrui che, in questi anni, le società di calcio hanno rappresentato per il capitalismo nostrano non avrebbero retto alla concorrenza ed alla spietata logica della globalizzazione.
Prima o poi anche i più cattivi bulli di quartiere si devono confrontare con chi non ha nemmeno bisogno d’impegnarsi tanto per farli scappare a gambe levate…Succede…
E’ una logica che in Inghilterra è riuscita a piegare società storiche come lo United, il City, l’Arsenal, il Liverpool, l’Aston Villa.. non senza eroiche sacche di encomiabile resistenza quali quelle dei tifosi del Manchester (ndr la più potente squadra del mondo) che, all’arrivo della nuova proprietà, hanno pensato bene di scendere in piazza e di fondare un LORO Manchester United che è ripartito dalle serie dilettantistiche.
Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo annusato (nel vero senso della parola) il profumo dei soldi stranieri. A volte, per un inutile senso del pudore, vorrei rimuovere quegli anni…ma il dovere storico di non lasciare nulla d’impunito mi costringe a fare una dolorosa ammissione: per circa tre mesi, nell’Annus Domini 2004, ho idealmente consegnato il mio Toro a società di gas russo o ad immobiliaristi lettoni pur di togliermi dalle scatole un imprenditore conosceva l’italiano molto meno di un russo o di un lettone…Ma, in fondo, quelli erano tempi in cui la linea di confine tra tragedia greca e commedia scorreggiona all’italiana era molto sottile dalle parti del Toro…
Ora però si fa sul serio. Arriveranno gli stranieri. Arriveranno.
Ma se il problema fosse solo questo non avrei particolari remore nell’accoglierli a braccia aperte;
sono stato formato alla scuola dell’internazionalismo…
Il problema, semmai, sarà comprendere con che tipo di mentalità sbarcheranno in Italia. Se da oltreoceano, dalla Cina, dalla Russia dall’India o da qualche emirato arabo porteranno un’idea di calcio diversa da quella che abbiamo sempre frequentato oppure se, loro malgrado (o furbescamente) si adegueranno ai riti dell’italica religione calcistica (che, a dire il vero, oggi come oggi, fa già abbastanza schifo da ritenere che nulla, nel futuro, possa essere peggiore del presente).
Personalmente sono molto combattuto. Personalmente mi chiedo che cosa potrebbe succedere se capitasse a noi, un giorno…Non riesco nemmeno ad immaginare l’idea di Toro associata alle manovre speculative di qualche finanziere da strapazzo o di qualche petroliere russo..
Ma forse questo è un discorso che coinvolge un concetto più ampio e complesso: la compatibilità del Toro con il calcio moderno..
Forse, cari fratelli, sarebbe il caso di confrontarci e scambiarci idee su questo interrogativo.
Io farò la mia parte, per quanto mi è possibile. Datemi solo il tempo di leggere su un settimanale rosa A CASO, con chi si è messa la nuova velina….
Ps la sigla di Domenica Sprint s’intitola “Stadium” ed è stata composta da tal Oscar Prudente nel 1977.

Fabio Gottero

27 aprile 2008
le pagelle di roma-toro

FONTANA   5   è lasciato solo… l’attacco non aiuta il centrocampo, il centrocampo non aiuta la difesa e lui è l’ultimo anello della catena, così sembra ancora piu’ sgraziato nelle sue uscite disperate. Sfiora solo la palla sul rigore di Pizarro, peccato sarebbe stata l’iniezione di fiducia che ci serviva e magari parleremmo di un’altra partita

MOTTA   5,5 ci stava abituando a ben altro, spinge poco e sicuramente se c’era sempre qualcuno libero in area la colpa è anche sua

DI LORETO   5 fa coppia con dellafiore e sembra non abbiano mai giocato insieme. Meglio nella ripresa, ma è la roma che rallenta

DELLAFIORE 5  vale il discorso fatto per Di Loreto. Ammonito due volte, l’arbitro non se ne accorge e finisce comunque la partita. Nei discorsi deliranti del dopo partita si è parlato di errore tecnico e ripetizione della partita, l’unico rischio reale è che il giudice sportivo rimetta tutto a posto squalificandolo per una giornata, ci troveremmo così a giocare la partita piu’ importante del campionato con il solo Di Loreto centrale di ruolo e dovendo riesumare il solito Lanna…

PISANO   5,5   è forse il piu’ dignitoso della difesa, salva una palla sulla linea, per il resto fa il suo compitino, ma la sufficienza è un'altra cosa

DIANA   5,5  dura meno di un tempo in cui comunque non riesce a essere incisivo ma almeno ci prova

DI MICHELE  (dal 44’)   5,5  entrare sul 4:0 non è facile, porta almeno un po’ di vivacità, se giocasse di piu’ con i suoi compagni sarebbe sicuramente meno irritante

GRELLA   6   probabilmente è l’unico a guadagnarsi veramente la sufficienza. Come al solito meglio in fase d'interdizione che d' impostazione, ci prova con due bombe da fuori che meritavano miglior sorte

RECOBA  (dal 66’)  SV  entra a partita virtualmente finita per il toro “di oggi” e lui non fa fatica ad adeguarsi: giochicchia, corricchia, tiracchia…

BARONE  5,5   sua la prima conclusione in porta del toro, poi galleggia. Se la roma ha tutti quegli spazi è anche “merito” suo

ROSINA    5,5    gioca solo un tempo penso perche diffidato. Non fa nulla di indimenticabile ma non è neanche il peggiore

VENTOLA  (dal 46’)   6   entra e segna, se non altro ci ha dato un pizzico di speranza

LAZETIC   5,5   qualcosa di buono lo fa, bellissimo l’assist per il gol di ventola, per il resto non si capisce bene quale sia il suo ruolo e quali i suoi compiti

STELLONE   6    corre e lotta come al solito, fosse un po piu’ lucido e meno nervoso potrebbe sfruttare meglio almeno due palle gol di testa e forse evitare il calcione di frustrazione su Juan che lo scherza
 
DE BIASI   5,5   sicuramente non è stata la partita che volevamo vedere, e non tanto per il risultato, perdere ci stava ma reggere solo dieci minuti è imbarazzante.
Una squadra che deve salvarsi, che non segna neanche a porta vuota e non si ricorda quando ha vinto l’ultima partita, avremmo forse preferito vederla giocare chiusa dietro a randellare e ripartire. Sono d’accordo, giocare a viso aperto in casa della seconda in classifica è molto piu’ affascinante, ma se poi ti asfaltano in contropiede forse dovevi impostare la partita un po’ diversamente.
Speriamo in bene

Renato Matteotti

25 aprile 2008
TORNA De BIASI … VIVA De BIASI, ma …
(et CONSIDERAZIONI A MARGINE SULLA DUTTILITA’ CARATTERIALE E TECNICA DI ALCUNI DEI NOSTRI)

Colpo di scena alla Zamparini , uno dei tanti a cui ci ha abituato il nostro presidente, che a forza di frequentare il massimo dirigente palermitano ne sta poco a poco assimilando gli atteggiamenti ed i costumi: torna il “vecchio allenatore”, il nostro “Ferguson a rate” come si è definito egli stesso, insomma ritorna Gianni De Biasi.
Sono sicuramente contento perché credo che sia una persona che se lo merita, ossia che merita il Toro perché ha un carattere che impersonifica le motivazioni che deve avere chi viene al Toro e perché alla causa del Toro risorto dalla spettro del fallimento ha dato tanto. Mi spiacque il modo con cui gli fu dato il “benservito” alla fine della stagione passata: non è da Toro cacciare chi ti ha salvato dal baratro, semplicemente perché non è un modo di fare nè onesto nè leale. Ricordo ancora lo scorso giugno in una trasmissione su una TV privata locale i suoi occhi supplici, che mendicavano l’affetto dei tifosi in un disperato tentativo di far ricredere Cairo nelle proprie decisioni.
Certo il nome di Novellino, reso pubblico di lì a poco, portò notevole entusiasmo e fece passare in secondo piano l’accantonamento prematuro del nostro Gianni. Sicuramente Novellino aveva già dimostrato il suo valore di allenatore in serie A e finalmente avevamo un trainer che era anche stato un nostro ex-giocatore, un ragazzo del Fila.
Walter insomma a fronte di Gianni sembrava offrire più garanzie: il primo puntava sui giovani, mentre De Biasi era sempre sembrato molto attaccato ai “veterani” (la vicenda Vailatti docet !), WAN prediligeva il 4-4-2 senza però trascurare i giocatori di talento (vedasi Recoba nel Venezia e Flachi nella Samp), mentre GdB era sempre rimasto attaccato ad un 4-4-2 più statico e che spesso assomigliava più ad un 4-5-1 o ad un 4-4-1-1; Novellino sembrava offrire un gioco più divertente, più offensivo e spumeggiante, mentre DeBiasi era parso a tratti un ottimo interprete del “primo non prenderle”.
Poi la stagione sappiamo tutti come si è dipanata, iniziata con una campagna acquisti (fatta da chi ?) ricca di molti doppioni, proseguita con una teoria infinita di infortuni (ma come è stata fatta la preparazione estiva e poi durante il campionato ?) e condita, manco a dirlo, dall’immancabile sfortuna di pali e traverse (ma non piangiamoci troppo addosso; ormai noi granata dobbiamo essere avvezzi a tutto ciò!). Orbene, pur in mezzo a tali traversie e vicissitudini, Novellino pareva non vacillare, mantenendo ben saldo il timone del Toro; sembrava essere più forte di tutto e tutti. Poi la serie di sconfitte quasi in serie (Cagliari, Udinese, Milan, Empoli e Genoa) con un gioco assolutamente latitante e giocatori che parevano vagare sconsolati in mezzo al campo.
A Walter Alfredo sono state mosse diverse critiche come quella di aver sofferto di ansia da prestazione ossia di essersi fatto condizionare troppo dalla tensione di voler far subito bene in quella squadra che lo aveva lanciato nel calcio che conta. I giocatori hanno contestato al loro allenatore il fatto che considerasse tutti i componenti la rosa alla stessa stregua e di non averli quasi mai schierati in campo nella loro posizione ideale. Orbene tutto ciò stride un po’ alle mie orecchie da profano. Per quel poco che ne capisco di calcio e per quel pochissimo che vi ho giocato, ho sempre considerato un buon giocatore colui che sa adattarsi al ruolo in cui viene schierato. I “grandi” sono stati sempre estremamente eclettici, con l’unica eccezione di centravanti e portieri. I vari Cruiff o Beckembauer, Baresi o Maldini, o ancora Junior o Cravero (per parlare dei nostri beniamini) si sono sempre disimpegnati a dovere in almeno 2 o 3 ruoli differenti. In fondo la duttilità tecnica e tattica di un giocatore è spesso indice della propria intelligenza sportiva e non e del proprio spirito di disciplina. Sarà un caso, ma quest’anno i giocatori che si sono dimostrati maggiormente da Toro sono stati proprio quelli che hanno profuso sempre il massimo impegno, indipendentemente dalla zona di campo che occupavano (vedasi Zanetti, Diana, lo stesso Stellone). A coloro poi che pretenderebbero un trattamento diverso o di favore da parte del tecnico, vorrei ricordare che una simile pretesa può essere accampata solo se si è dimostrato di dare tutto in campo e magari qualcosa di più: prima di ricevere bisogna aver dato ed essersi fatti apprezzare per ciò che si è, nella vita come nel calcio.
Pertanto Novellino ha tutta la mia stima e la mia comprensione: è stato un vero “sacrilegio dello spirito granata” che alcuni giocatori gli abbiano giocato contro o quantomeno abbiano fatto di tutto per non giocargli a favore (e l’ultima partita contro l’Inter ha fatto chiaramente capire quali e quanti in precedenza abbiano giocato col “freno a mano tirato).
La speranza adesso è che Cairo per la prossima stagione, indipendentemente dal risultato dell’annata in corso, non cambi nuovamente “timoniere”: urge continuità di guida tecnica, urge l’ascolto dei “desiderata” del timoniere in merito a uomini (e sottolineo uomini) da portare al Toro (per favore evitiamo di acquistare dei novelli Oguro, pur con tutto l’affetto e la simpatia che nutriamo per il piccolo giapponesino!) ed urgono interpreti umili che abbiano la “voglia” di calarsi nello spirito granata. Allenatori dal nome blasonato non ci servono e nemmeno Mourinho sarebbe utile alla causa del Toro.
Adesso vogliamo De Biasi! Per favore mettiamolo in condizione di avere una squadra che possa costruire e plasmare secondo le proprie convinzioni (una preghiera per Gianni: gli over-trenta però lasciamoli a casa, adesso vogliamo vedere giovani grintosi e motivati…anche Ricky!!) e solo allora potremo, a fine stagione, giudicarlo per ciò che vale.
Quindi carissimo Presidente, se proprio è smanioso di mutamenti, allora cambi lo staff dirigenziale (DG et DS), ricordandosi che tanti nostri ex-calciatori sarebbero utilissimi e felicissimi di ricoprire quei ruoli e magari, Presidente, freni un po’ la voglia di essere il numero “1” anche sulle scelte tecniche (gli errori sono utili solo se ci insegnano qualcosa e perseverare in essi sarebbe diabolicamente folle).
Ed allora è tornato DeBiasi: viva DeBiasi ed adesso teniamocelo stretto (che poi ci toccherebbe richiamarlo attingendo sempre più alla sua “duttilità” di carattere)!

Andrea Comba

24 aprile 2008
CASSANATE e FALLICATE VENDONO OLTRE QUALSIASI MERAVIGLIOSO GESTO ATLETICO O UMANO. (Sull’ultima sventura di Comottino)

Se il funambolo barese del calcio sfodera qualche sua giocata sopraffina, la si gusta in televisione una decina di volte per qualche secondo e la si osanna in commenti tecnici da grandi esperti per qualche minuto.
Ma se lo stesso soggetto commette una delle sua note onomatopeiche e cacofoniche “cassanate”, allora si che allestiscono dibattiti e schieramenti di identici esperti ad affrontarsi in “singolar o plural tenzone”. Odiens a gogò.
Accade allora inevitabilmente che, chi in questo ambiente ci sguazza con scarsa etica e morale, per conquistare un pezzo di pagina di quotidiano tanto immeritata quanto il titolo di giornalista, si avventuri senza pudore a scrivere “fallicate” o “moscate” o “sconcertate” e via di questo passo.
Ma che strano?! Il cognomi si prestano mirabilmente a definire, senza utilizzare alcun ipoteticamente denunciabile termine, quanto i soggetti in questione ardiscono ritenere frutto di mirabili ed onesti “sforzi culturali”, per di più rispondendo in modo freddo e quasi irritato, come è uso di chi delinque e uccide ma non si pente e nega, alle disperate smentite della vittima dei loro più o meno frustrati desideri di notorietà.
Sulla bugiarda di simili soggetti ce ne sono in ogni campo e tutti stranamente cacofonici ed onomatopeici. Nel settore della sanità, ad esempio , i “prodotti cartacei” che ne scaturiscono si chiamano accossanate!!!! Non è fantastico?
Riflettiamo fratelli, in fondo siamo corresponsabili di tale situazione. Io stesso, vedete, spreco tempo prezioso ed energie meglio spendibili per esprimere un lecito disgusto verso un, a dir poco, villano modo di intendere la “libertà d’informazione”.
Anch’io alla fine vengo fagocitato più da una fallicata che da una stupenda e non onomatopeica ormezzanata o gramellinata.
Ma si soffre, credetemi, nell’osservare che questi signori con i loro falsi “scoop da bar” producono volute reazioni ingiustificate e spesso ingiuriose verso persone come Gianluca che, nel caso specifico, sul campo ha sempre lasciato i polmoni (ora anche un ginocchio) e nel cuore ha indiscutibilmente il Toro. Attenzione perché al momento opportuno faranno ad arte la stessa cosa con altri, magari con il nostro neo capitano Rosinaldo ... ed alcuni di noi ci cascheranno.
Aiutiamoci fratelli a non farci deviare ed aiutiamo anche il Comottino.
Anche se codesti soggetti all’apparenza non sono ignavi, in quanto si schierano eccome, ma dalla parte della pretestuosa e consumistica adulterazione della verità, indi dell’arrogante supponenza, proviamo ad ispirarci a Dante dicendo a noi stessi e soprattutto al capitano ferito:
“Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

Un primo esempio?
Farò eliminare definitivamente dal nostro sito il link alla loro “testata” web torinese. Chi vorrà guardare e fermarsi, non lo farà più tramite noi.

Guido Regis


24 aprile 2008
IL NOSTRO CAPITANO SMENTISCE

Non avevamo dubbi. Non per nulla il quotidiano Torinese, noto per le sue menzogne scandalistiche, purtroppo spesso lesive più di una pistolettata o coltellata per le persone che in varie situazioni ne vengono colpite, è propriamente definito “La bugiarda”.
Bel quotidiano davvero, anche per ciò che riguarda la pagina sportiva!
D’altronde cerca di fare concorrenza al Niente Sport.
Ci sono finalmente le smentite del nostro capitano che conferma tra l’altro quanto vi avevamo già anticipato noi sulle motivazioni della sua permanenza a Roma.
Anche le sue attuali condizioni fisiche, si comprende perfettamente dalle sue affermazioni, dimostrano che l’incidente sia stato più grave rispetto a quello di Rubin e Totti, come aveva potuto constatare il nostro presidente.
Pubblichiamo una sua spontanea lettera inviata al sito Violaplanet.com rammaricandoci solo del fatto che non abbia pensato di inviare la stessa ad uno dei tanti siti granata che, come il nostro, hanno continuato a rivolgersi a lui con affetto considerandolo sempre il capitano in pectore.
Gianluca, il nostro presidente ti aveva inviato una lettera d’invito alla nostra cena.
Non ci hai risposto e solo per interposta persona abbiamo saputo che non saresti venuto per la concomitanza della data con la nascita di tuo figlio.
Nonostante tutto sia dopo che sei stato usurpato della fascia di capitano sia dopo il tuo incidente sempre il nostro presidente, che il tuo ginocchio l’ha visto bene in tutti i suoi dettagli, ha scritto un articolo continuando a definirti il nostro capitano e ti ha inviato una lettera per rincuorarti.
Purtroppo da parte tua solo silenzio.
Ebbene come vedi, anche oggi siamo forse i primi a pubblicare una tua lettera su un sito granata, pur avendo dovuto ricercarla altrove, per far sapere come stanno veramente le cose in questa “losca e bugiarda vicenda di niente sport”.
Ora pensa a guarire e ad abbracciare al più presto il nascituro.
Anche se non ci consideri ti vogliamo bene e ti sentiamo capitano coraggioso.

REDAZIONE
TORINO CLUB CTO CLAUDIO SALA

www.torinoclubcto.com


Apr 23, 2008 ore 21:20:04
GIANLUCA COMOTTO - La mia verità
Riceviamo e pubblichiamo volentieri visto la stima che ha questo sito verso Gianluca Comotto
di Raffaella Bon

Mi ero ripromesso di non parlare fino a che non fosse finito il campionato e non mi fossi ripreso un pò dall'infortunio, ma purtroppo sono costretto a rivedere le mie decisioni per quello che è successo nelle ultime 48 ore!!!
Adesso è il momento della mia verità nel rispetto di me stesso, del mio lavoro, della mia famiglia, di mio figlio che sta per nascere e di tutti quei tifosi che mi hanno dimostrato affetto nel corso della mia carriera.
L'altro giorno, dopo l'infortunio di Francesco Totti ,recandomi come tutti i giorni a Villa Stuart, mi è stato chiesto come era normale che fosse ad un "ex" Capitano di una squadra cosa ne pensassi dell'esonero di Mister Novellino ... in questo paese se non mi sbaglio vige la libertà di parola e di espressione da un pezzo, quindi non credo di essere stato inopportuno nell'esternare il mio rammarico nei confronti di una situazione a cui si era arrivati e che a me personalmente come uomo e come professionista mi aveva recato grande dispiacere.
Non parlavo a nome della squadra ma a titolo personale, infatti non credo ci sia niente di male nel fatto che un giocatore si poteva essere affezionato ad un allenatore in modo particolare come io ho fatto con il mister per l'appunto, un uomo che indipendentemente dal lato tecnico trovo straordinario a livello umano e soprattutto uno dei pochi conosciuti in quest'ambiente che si è sempre preso le responsabilità delle proprie azioni.

Le domande che mi sono state rivolte dal giornalista erano in merito a questa situzione e credo di non essere stato lesivo nei confronti di nessuno ne del Torino, ne del Presidente e ne dell'attuale Tecnico Gianni De Biasi nel dire che il lavoro svolto dal mister merita rispetto.
Ovviamente come succede da un pò di tempo a questa parte le mie parole sono state strumentalizzate verso la solita direzione ovvero la mia Cessione che ritengo una cosa lontanissima da quello che io ho dichiarato ... aggiungo inoltre che un mio accordo con la Fiorentina non esiste.
Dopo gennaio è ovvio e mi prendo le mie responsabilità che ci sia stato un gran polverone, ma il fatto che io non mi sia mai esposto pubblicamente per questa situazione che si era andata a creare, e avrei potuto farlo in più di un occasione raccontando la mia verità, è stato nel rispetto della società a cui da due anni ormai offro le mie prestazioni sportive e che rispetto e rispetterò per tutta la durata del mio contratto.

Non posso leggere con un aria quasi sarcastica che si dica che sono praticamente in vacanza a Roma ... Queste persone dovrebbero vivere la mia sofferenza per capire che il termine Vacanza oltre ad essere fuori luogo è sopra ogni cosa offensivo, dal giorno del mio infortunio il mio mondo, le mie sicurezze, tutta la mia vita è cambiata ... per un giocatore che come me al massimo aveva saltato una partita questa è la prova più dura della vita, e c'è chi mi accusa che sono lontano dal Torino a fare fisioterapia per non essere travolto anch'io dalle contestazioni ... vorrei ricordare a queste persone che io col Toro ci sono cresciuto e che purtroppo di contestazioni ne ho passate tante, quindi non mi spaventa di certo questo ... anzi magari preferirei essere lì con il ginocchio sano e prendere insulti tutti i giorni e poi però la domenica scendere in campo.
La scelta di Roma è semplicemente dettata dal fatto che il Professor Mariani mi ha preso sotto la sua ala protettiva per cercare di farmi recuperare il prima possibile e soprattutto perchè ovviamente il tipo di attenzione che ho qui da parte dello staff medico sicuramente è diverso da quello che potrei avere a Torino, dove sono tutti grandi professionisti, ma non hanno solo me da seguire ma altri 20 giocatori!!!
Non per fare pena a nessuno perchè so benissimo che i lavori duri nella vita sono altri ed io sono un privilegiato, ma solo nella spiegazione a chi mi dice che sono in vacanza ... la mia "Vacanza" consiste in 7 ore di fisioterapia al giorno 4 la mattina e 3 il pomeriggio, nottate insonni con il dolore al ginocchio che non passa e stare lontano da tutte le mie cose, la mia famiglia, le mie abitudini, la mia casa e soprattutto il rettangolo di gioco che ogni giorno è nella mia testa e che mi fà venire il magone la domenica quando vedo giocare i miei compagni, con i quali hanno scritto che sono in contrasto ma che è pura invenzione perchè li sento costantemente informandomi sull'andamento delle cose in mia assenza e loro chiamano me per sapere delle mie condizini fisiche ... L'unico rammarico nei loro confronti è che non posso dare il mio supporto in un momento così difficile dove sicuramente darei tutto quello che ho, come ho sempre fatto e nessuno può togliermi almeno questo dato evidente, sputando il sangue e non risparmiandomi mai.
Mi sembra di vivere in un brutto sogno, peraltro alla vigilia di uno di quegli avvenimenti che dovrebbero portare gioia e serenità ovvero la nascita del mio primo figlio che avverrà a giorni e che purtroppo non mi sto godendo un pò per l'infortunio e per le calunnie che mi vengono attribuite, in particolar modo dal giornale La Stampa (contro il quale peraltro prenderò provvedimenti attraverso il mio legale perchè mi sembra che abbia compiuto atti lesivi ormai troppe volte nei miei riguardi), lo stesso che a Gennaio mi attribuì parole virgolettando una mia richiesta economica con tanto di cifra esatta ovviamente falsa nei confronti della società che a sua volta smentì immediatamente dato che quel tipo di conversazione tra di noi non era mai intercorsa sulle basi di quelle cifre.
Queste mie parole non sono parole di scuse nei confronti di nessuno, ma solo un chiarimento ripeto per le persone che la domenica, prima di quel maledetto infortunio venivano allo stadio per incitarmi, per tutti quelli che adesso mi scrivono che sono una delusione per quello che ho fatto e detto e per quelli che già mi danno lontano dai colori e i valori che più più mi hanno dato nella mia carriera e senza i quali non sarei quello che sono oggi nella vita ... Primo tra tutti quello che mi sta penalizzando negli ultimi tempi ovvero essere sempre me stesso e metterci la faccia se è necessario "SEMPRE"!!! Accetto tutto, ma non posso tollerare che adesso si spari a zero su uno che come me non si è mai risparmiato che ha sempre dato tutto e che ripeto non ha mai mancato di rispetto a nessuno anche quando avrebbe potuto tranquillamente farlo, mettendo il carico su delle situazioni che si erano andate a creare, e credetemi per uno come me è davvero dura!!
Mi scuso ancora comunque con tutti voi se i tempi di tutto ciò sono stati sbagliati, con la società se in qualche modo ha pensato ad un attacco frontale nei loro confronti, e con i compagni che ripeto più che con le parole vorrei essere ad aiutare con i fatti per portare a casa quello che sicuramente arriverà ovvero la Salvezza.
Spero di essermi riuscito a spiegare nel miglior modo possibile, quest'anno sul mio conto ne sono state dette di tutti i colori, e prendendomi le mie responsabilità vi dico che chi mi conosce sa cosa penso del Toro e quello che negli anni ho fatto per questa squadra....compreso tornare contro tutto e tutti quando mi sentivo dire e purtroppo lo sento e lo leggo ancora oggi "Verme di Aqui". Io penserei bene alle ultime due stagioni prima di ripronunciare certe parole che mi logorano dentro, ma questo non è importante, se veramente lo fossi stato adesso magari sarei altrove e magari con un ginocchio sano in più e le tasche piene di soldi ma sicuramente vuote dell'orgoglio che è il valore più grosso che ho impresso nel cuore e nella mente da quando indosso la maglia granata.

GIANLUCA COMOTTO

23 aprile 2008
"ieri sera che cena" o "ieri cena che sera"

Mi limito a ringraziare a nome di tutto il Direttivo quanti hanno partecipato in modo caloroso alla meravigliosa cena di ieri sera al Ristorante "I Cavalieri".
"Vecchie Glorie" e Nicola Ventola ci hanno permesso di trascorrere una piacevole serata in "famiglia". A breve potrete trovare, qui sul sito, nella sezione legata alla multimedialità le VideoInterviste della serata a Nicola Ventola, Renato Zaccarelli, Roberto Salvadori, Patrizio Sala e il Mitico Poeta del Gol Claudio Sala.

Simone Vacca - Web Manager -

23 aprile 2008
"Bizzarro"

Comincio con un saluto a tutti i fratelli granata. Oggi mi e capitato di aprire Toronews per aggiornarmi su qualche novità ed invece mi imbatto su un articolo di Federico Floris con il titolo “Sfide: Dellafiore vs Balotelli”. Prima cosa che ho pensato: un astro nascente a 17 anni fa cose eccezionali ma ha giocato solo 36 minuti. Vado a leggere cosi per pura curiosità il pezzo, quando ad un certo punto arrivo alla frase che mi fa imbestialire:
“Avrebbe potuto essere un confronto decisivo: il talento in erba nerazzurro contro il difensore granata dal rendimento migliore in stagione. L’esuberanza di Super Mario, invece, ha imposto a Mancini di porre fine alla sfida già al 36’, quando l’allenatore, su avviso quanto mai bizzarro del direttore di gara, ha sostituito l’attaccante perché a rischio squalifica in quanto diffidato”.
Bizzarro, mamma mia che nervi, abbiamo solo preso 6 gialli e il direttore di gara si mette a fare il bizzarro in un momento delicato della stagione.
A proposito non mi sono dimenticato dell’intervento a tre minuti dalla fine di Stankovic con un fallo da dietro su Rosina per giunta in scivolata. Da regolamento è un caso da espulsione diretta, ma il bizzarro direttore di gara preferisce un giallo e l’Internazionale può giocare anche gli ultimi sette minuti (la gara e finita al 94’) in parità numerica. Ad ognuno il suo pensiero forse il mio è troppo polemico ma vorrei tanto un po’ di parità, la storia non si dimentica, mi sembra che chi gestisce il baraccone del calcio non sappia o non ricordi che il Toro è una parte importante del calcio in Italia. Il Toro merita rispetto e questo non lo è.

Ps. Al fondo metto i link dei due articoli di Toro news

"Sfide: Dellafiore vs Balotelli" - clicca qui
"Il punto sull'arbitro di Torino-Inter" - clicca qui


Giuseppe Caporale

21 APRILE 2008
FOTO DA toro - inter (FOTOGRAFIE: LUIGI BAREZZANI)

Anche il nostro amato Club era presente al Match con l'Inter... a voi le foto!
Ricordiamo che l'autore del servizio fotografico è sempre il Consigliere Poliedrico del Club Gigi Barezzani.

clicca qui
per accedere alla raccolta fotografica

21 aprile 2008
GRANDE SPIRITO TORO

Il nostro limite maggiore è quello che, arrivati al limite dell'area di rigore, non sappiamo che farne della boccia!.
Non siamo capaci a tirare dal limite (vedere il gol di Barreto in Milan-Reggina), mentre le nostre avversarie per la salvezza almeno ci provano ...
Passaggi casuali, traversoni alla cieca dal centrocampo in area di rigore, nella speranza che qualcuno la infili nel sacco (succedeva anche con Novellino).
Ieri sera il Toro mi è piaciuto per carattere e voglia di fare. Su questo non avevo dubbi, ma avevo il timore che finisse così come è finita.
Ti conosco troppo bene mio amato Toro.
Mi illudi e poi mi tradisci, proprio come una bella donna.
Quando giochi contro squadre come l'Inter, se queste ti concedono qualcosa devi capitalizzare, altrimenti alla prima occasione (e magari l'unica) ti fanno gol.
Dobbiamo concretizzare di più i calci di punizione, i calci d'angolo. Per noi quelli avversari sono fonte di pericolo, spesso finalizzati in rete. Noi al contrario sprechiamo palle potenzialmente pericolose. Pecchiamo spesso di ingenuità.
Questa determinazione non serve contro squadre come Inter o Roma, dobbiamo tirare fuori gli attributi contro squadre alla nostra portata come Napoli e Livorno.
A Roma domenica dobbiamo centellinare le risorse, evitare infortuni ed ammonizioni in modo tale da arrivare alla partita col Napoli nelle migliori condizioni.

Ora la partita fondamentale risulta Toro Napoli, soprattutto se domenica negli scontri diretti per la salvezza dovesse uscire qualche pareggio. Non penso che loro vengano a Torino già salvi a regalarci i tre punti. A noi nessuno ci regala niente. Al contrario noi siamo bravi ... a fare beneficenza.
Ritengo che la nostra unica speranza possa essere David Di Michele. Quest'anno moooolto sfortunato da un lato e impreciso dall'altro.
Sicuramente in questo finale ci farà vedere la sua vera faccia, quella dell'attaccante vero ... che segna, fa movimento e crea spazi.
SPERUMA BIN e FORZA TORO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!.

Stefano Giachino


20 aprile 2008
le pagelle di torino - inter

FONTANA: 5,5 colpevolmente impotente in occasione del gol decisivo, ipnotizzato da una deviazione guarda in apnea come tutto lo stadio la palla rotolare lenta lenta sul palo.
MOTTA: 6,5 fino a che ha benzina è il padrone della fascia, vivace in attacco e puntuale in copertura.
VENTOLA: (dal 69’) 5,5 sembra ancora appesantito dalla lunga assenza, rischia comunque di segnare un gran gol.
DI LORETO: 6 sembra sempre in affanno, ma regge bene gli assalti (pochi) dell’attacco dell’inter sfiora il gol su calcio d'angolo.
DELLAFIORE: 5,5 gioca una discreta partita, mezzo punto in meno per la dormita sul gol di Cruz.
PISANO: 6,5 corre, copre e crossa una valanga di palloni, non sempre precisi, spesso mal sfruttati.
CORINI: 6,5 sembra un’altro giocatore, sarà la posizione, sarà che tutti corrono più del solito, ma gioca un gran primo tempo. Cala nella ripresa. Era diffidato, salterà la Roma
DIANA: 6 corre senza sosta su e giù per la fascia, mezzo punto in meno per il colpo di tacco in area, poteva essere una grande idea ma nei momenti di crisi forse è meglio badare più al sodo.
ROSINA: 6,5 si carica la squadra sulle piccole spalle e se la porta in giro per il campo per tutta la partita. Ha bisogno di giocare senza l’assillo di uscire per fare posto a qualcun altro. Fosse più sereno probabilmente a fine partita avrebbe tirato invece di cercare un compagno in area.
GRELLA: 6 buono in fase di interdizione, un po’ meno quando ha la palla tra i piedi.
BOTTONE: (dal 72’) 6 finalmente di nuovo in campo, smanioso di giocare, da un po’ di brio. Era diffidato, si fa ammonire, salterà la Roma.
LAZETIC: 5,5 un po’ pasticcione e meno dinamico del solito, forse perché corrono tutti un po’ di più. Butta via una palla d’oro telecomandatagli da Motta.
BJELANOVIC: (dall’85’) S.V. non ha il tempo per fare più di ciò che gli abbiamo visto fare quest’anno
STELLONE: 7 migliore in campo, è dappertutto: fa la boa, l’esterno, l’interditore, gli manca solo il gol.
DE BIASI: 6,5 una settimana fa saremmo arrivati allo stadio con la certezza che l’inter ci avrebbe asfaltati. Ieri abbiamo avuto la sensazione di potercela giocare: il merito è suo.
MORGANTI: 5,5 probabilmente non incide sul risultato, ma sull’andamento della partita sì: tratta i giocatori del toro come una maestra isterica sgrida i bambini dispettosi, salvo scusarsi quasi con quelli dell’inter quando è obbligato a fischiargli qualcosa contro.

Renato Matteotti

19 aprile 2008
la vetrina di mercato per la stagione 2008/2009

Un anticipo del mercato estivo con i possibili acquisti per la prossima stagione.

Mercato Torino 2008/2009:

Mendy (Paris S.G.) - solo in serie A
Scheda del Giocatore del PSG
 
Mantovani (Chievo)
Scheda del Giocatore del Chievo
 
Guillermo Juan Vallori (Grasshopper-Club Zürich) - solo in serie A
vai alla notizia - Scheda del Giocatore del Grassopher

Vi mando due articoli trovati sul web. Sono articoli che descrivono il momento positivo del calcio inglese oltre al consiglio di come si cercano i giocatori e sopratutto come si confermano gli allenatori. Non sarebbe male se anche la nostra squadra del cuore seguisse almeno gli stessi metodi non dico per vincere ma almeno per non sfigurare.

link al primo articolo

link al secondo articolo

Comunque sintetizzo in questo pezzo il mio pensiero.
 
Lezioni di inglese. Al Milan, all’Inter, alla Roma. A tutti. In tutti i modi.
Imponendo il proprio gioco: l’Arsenal.
Non facendo giocare l’avversario: il Liverpool.
Giocando all’italiana: il Manchester United.
Perché sì, la vecchia Albione si è fatta furba. Ha spalancato la Premier al business e al mondo, gli stranieri hanno portato più polemiche attorno a un rigore, ma anche più charme, più malizia. Palla avanti e pedalare, si diceva (e faceva) una volta, quando in casa erano tutti leoni, e fuori non sempre o non proprio. Altra musica, oggi. Arsenal e Liverpool hanno sbancato San Siro, lo United ha violato l’Olimpico. Con il Chelsea, quattro squadre su quattro nei quarti di Champions: record. Non ci sono segreti, sotto. E sopra non è che sia merito esclusivo dei soldi. Certo, i quattrini aiutano. La pazienza e il coraggio, di più. Alex Ferguson ha piantato le tende a Manchester nel giurassico 1986, Arsène Wenger è piombato a Londra, sponda Arsenal, nel 1996, Rafa Benitez, il più discusso, allena ad Anfield dal 2004. Da noi, «resiste» Carlo Ancelotti, fisso al Milan dal novembre 2001. Li licenziano o si dimettono anche da loro - José Mourinho, per esempio - ma insomma, se lavori bene la crisi del settimo anno manco la senti.
 
Roberto Beccantini - La Stampa.it

Ps. Dimenticavo Novellino è stato sulla nostra panchina per nemmeno 9 mesi e sicuramente le societa che cambiano molto spesso allenatore non possono essere vincenti.

Giuseppe Caporale


18 aprile 2008
QUEI CENTIMETRI CHE CAMBIANO LA STORIA

Con i "se" e con i "ma" non si fa la storia, questo lo sappiamo tutti. Ma la Storia, quella, è una cosa seria. Il calcio no. Il calcio è un gioco, tant'è vero che la federazione italiana di riferimento è denominata Federazione Italiana Gioco Calcio. Tuttavia, la pletora di esperti o sedicenti tali di questa attività assorta a livello di scienza esatta, al punto da richiedere sofisticati marchingegni elettronici per gestirne lo svolgimento (moviole in campo, guardalinee elettronici etc), si rifiuta di accettare questa elementare considerazione, che abbiamo tutti sotto gli occhi: quello che consideriamo, noi appassionati, il più bello sport del mondo, è fondamentalmente un gioco, e come tale va accettato e giudicato.
Chi gioca o ha giocato a calcio sa che un tiro da fuori area non può essere destinato con precisione millimetrica dove desidera il calciatore: si individua una traiettoria, una zona della porta, una potenza particolare di tiro, ma poi la palla parte ubbidendo fino ad un certo punto alle volontà di chi l'ha scagliata verso la porta. Insomma, dal punto di vista tecnico, tirare da 30 metri e colpire la traversa equivale, in tutto e per tutto, a insaccare la palla a fil di traversa, con grande giubilo del pubblico e, ovviamente, degli "esperti" che costruiranno su quell'azione celebrazioni tecniche e romanzesche. La differenza tra i due effetti del tiro, gol o traversa, sta in quell'ambito della casualità, dell'imponderabile, che rendono il calcio affascinante. Per questo, possiamo azzardare che il calcio - o lo sport in generale - sono una metafora della vita, in cui un individuo può agire in maniera impeccabile, ma vedere cancellato un meritato successo per un evento casuale, contingente e comunque indipendente dalla propria volontà. Per avere successo, quindi, serve sempre una certa dose di benevolenza da parte della sorte.
Noi granata, in questi ultimi giorni, ne abbiamo avuta la dimostrazione lampante. Non parliamo di fortuna o sfortuna del Toro, perché sappiamo tutti quali argomenti andremo a toccare. Però, non ditemi che nella partita con l'Empoli il tiro di Motta, perfettamente indirizzato all'incrocio dei pali, non poteva entrare se non fosse stato impercettibilmente deviato dal portiere sul legno superiore: questione di millimetri sul guanto del difensore toscano. E volete forse affermare che la punizione di Recoba era sbagliata e non meritava il gol, invece che gelare il portiere e stamparsi ancora una volta sulla traversa? Significa che con uno o due gol nel primo tempo la partita era vinta e stravinta, con immaginabili conseguenze. Noi a un punto dall'ipotetica salvezza, da conseguire in almeno 6 partite. L'Empoli staccato e fiaccato. Ma soprattutto, dopo una seconda vittoria consecutiva e decisiva, Novellino confermato alla guida del Toro per il prossimo anno, con possibilità di pianificare una nuova stagione, anche dopo un'eventuale disfatta come quella di Genova.
Invece, sappiamo come è andata, e quali conseguenze quei centimetri avranno sulla presente e sulla futura stagione del Toro, con una programmazione vittima e non padrona degli eventi. Quelle due traverse, quei centimetri, insomma, sono stati il crocevia del destino prossimo venturo del nostro Toro.
E' una considerazione che, lo capite benissimo, relativizza molto l'approccio allo sport - scusate - al gioco del calcio, ma che noi granata capiamo bene. Circa 50 anni fa, per qualche metro più che per qualche centimetro, un aereo prese una rotta fatale: con un po' di fortuna, sarebbe cambiata la storia del calcio. E forse non solo quella.


Enrico Collino

16 aprile 2008
LA SCELTA DELLA DISPERAZIONE PER CONCEDERCI UNA SPERANZA. (GRAZIE GIANNI!)

Mi vedo costretto ad interrompere il silenzio stampa per un doveroso ringraziamento a De Biasi che accetta per la terza volta la chiamata a guidare il Toro da parte di un presidente che gli ha sostanzialmente mancato di rispetto per ben due volte.
Come l’anno scorso questo avvenimento risolleva il morale mio e di tutti i tifosi che fortemente hanno auspicato si verificasse l’ennesimo e scontato cambio di panchina.
Novellino come Zaccheroni non ha saputo interpretare le caratteristiche dei giocatori messigli a disposizione, con l’aggravante che le scelte di mercato sono state condivise con la dirigenza e che l’organico di quest’anno è indiscutibilmente superiore a quello dell’anno passato, anche a fronte degli infortuni.
E’ paradossale che in tutto l’anno ogni volta che la formazione scesa in campo corrispondeva sostanzialmente alle “indicazioni” della maggior parte dei “non addetti ai lavori” (leggasi tifosi) che esprimevano le loro idee nei vari blog ed articoli sui siti intenet, si sia pareggiato con ottime partite o addirittura vinto.
Quando la formazione schierata risultava essere lontana dalle idee espresse dai tifosi, si è perso disgustosamente o pareggiato per il rotto della cuffia.
Bisogna finirla con la storia che il tecnico vede tutti i giorni i giocatori e quindi sa ...
Anche noi li vediamo tutti i giorni e purtroppo, pagando, anche tutte le domeniche. Se la maggioranza dei tifosi ha idee chiare, condivise e solo qualche inevitabile “scioccone” si fa inebriare da visioni da innamorato poco obiettivo su l’uno o l’altro calciatore dalla scarso rendimento, o da “odio” personale nei confronti di un indiscutibile gioiello magari non ancora completamente espresso, discostandosi dalle idee comuni, non è comprensibile che un allenatore, pagato profumatamente, non sia capace di intuire ciò che i “non addetti” vedono ben chiaro.

Le mie critiche non sono di oggi: chi ha letto quanto ho scritto in questi mesi sa benissimo quale sia stata la mia posizione fin dall’inizio del campionato.
Ciò detto è bene rilevare che quest’anno la situazione appare più complicata rispetto all’anno scorso.
De Biasi ha a disposizioni pochi elementi a lui noti, tre dei quali è auspicabile li lasci in panchina (Barone e Lazetic e Franceschini) e di quelli “ignoti”, tolto Recoba che ha fortunatamente perso ogni possibilità di essere ancora schierato sia per la pessima prestazione di Genova sia per essere uno dei più contestati dalla tifoseria, si troverà probabilmente nella necessità di considerare invece un Corini che da abile ruffiano si è conquistato qui, come a Palermo, il ruolo dell’uomo leader dello spogliatoio e la incomprensibile simpatia degli ultrà.
Io sinceramente l’ho sempre visto più come un pericolo che come un aiuto, per questi suoi atteggiamenti da leader apparentemente saggio e riflessivo, che sul campo si sono poi concretizzati semplicemente in prestazioni mediocri, sovente più controproducenti che altro. Spero ovviamente di essere smentito dai fatti e di dovergli pubblicamente chiedere scusa.
Ora il nostro condottiero della disperazione dovrà trovare il coraggio di inserire quei giovani che solo a tratti Novellino sembrava aver preso in considerazione: Malonga, Bottone, Motta, Rubin e Asamoah.
Non dovrà togliere mai più, nemmeno a fronte di prestazioni inconsistenti, i vari Rosina, Stellone, Zanetti, Pisano, Diana, Dellafiore, Grella e Di Loreto, posti volutamente in quest’ordine.
Dovrà inserire Di Michele e Ventola al momento opportuno e solo ad appalesata carenza fisica degli altri.

Dovrà lesinare le presenza dei non citati anche a risultati apparentemente acquisiti e solo in chiara necessità dettata da infortuni. (E sta volta mi tocco dove non batte il sole, perdonatemi).
La salvezza passa attraverso queste semplici regole e sono certo che sarà più facile vederle applicate da De Biasi, uomo pratico che non ha la presunzione di voler inventare nulla che non sia già stato inventato, consapevole di svolgere una professione dove i geni creativi sono pochi e forse al Torino vengono associati da qualche noto sciagurato giornale solo per vendere un po di più ed illudere i tifosi.
De Biasi dovrà utilizzare i prossimi improponibili scontri con le due contendenti allo scudetto per conoscere le caratteristiche della squadra, magari sperando di strappare un punto (sinceramente spero di più all’Inter che ci ha rifilato la grandiosa sola), ma sostanzialmente preparandosi in prospettiva per gli unici incontri nei quali il Toro potrà sperare di prendere i punti necessari a salvarsi, contro Napoli e Livorno.
Vi dico onestamente che sono meno ottimista dell’anno scorso in analoga situazione ma comunque, se non altro, torno a crederci.
In fondo ho anche temporaneamente interrotto il silenzio stampa per “festeggiare” il ritorno.
Ora però mi rifaccio da parte, come già detto, per dimostrare una minima dignità.
Questa situazione ha “origini lontane”, come ripetuto più volte non solo dal sottoscritto. Le responsabilità non sono solo di Novellino. Purtroppo, anche in giorni meno difficili, i vertici della società non hanno dato segnali di vero amore per la storia e la tradizione di questa squadra.
Tanti personaggi competenti legati al Toro per un puro interesse affettivo (in piccolo mi ci metto anch’io) e degni, per diversi e validi motivi, almeno di un minimo di rispetto e considerazione, non sono mai stati ascoltati.
Il Toro ha conosciuto indimenticabili momenti di grande gloria solo quando i Presidenti seppero scegliere collaboratori preparati e con vero spirito granata. Quando seppero essere un tutt’uno con la tifoseria sana ( quella del Toro lo è praticamente tutta), lo staff tecnico e la squadra, condividendo con loro le scelte, come si fa in una grande famiglia.
Il Toro, siamo stanchi di ripeterlo, differisce da ogni società del mondo perché è stato e sarà sempre una grande e meravigliosa famiglia, unita e pronta ad affrontare anche le peggiori difficoltà.
I SESSANTAMILA DUE VOLTE AL DELLE ALPI SONO STATI L’ULTIMO RECENTE ESEMPIO.
Il Toro , se non si era capito, siamo noi.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala


16 aprile 2008
A “BRACCETTO CON NOVELLINO”

Questa volta no. Proprio no.
Le mie coronarie un altro esonero proprio non lo tollerano. Speravo fosse un brutto sogno anche quando la “bibbia delle tragedie sportive granata” (leggasi Tuttosport) negli ultimi giorni proponeva una Babilonia di allenatori più o meno conosciuti nel panorama calcistico, tutti come papabili salvatori dell’ultimo minuto in possesso della consueta “ricetta salva torello” di ogni primavera. Mi sono bastate poche ore per capire che ciò che speravo fosse un sogno era la più cruda delle realtà. Il nostro presidente, con un politico-strategico-donabbondiano gesto che ti fa? La mossa del riformatore&conservatore!! Sì perché si dimostra decisionista nel voler impartire una svolta, ma con l’usato sicuro Gianni De Biasi (ormai giornalisticamente soprannominato GDB…tanto ormai è di famiglia, ogni tanto rispunta…).

Questa volta Urbano non sono d’accordo, ti ho sempre sostenuto nelle scelte anche quando parevano azzardate o chiaramente propagandistiche, ti ho creduto quando ci hai detto “Quest’anno ci divertiamo” precipitandomi come tutte le estati ad acquistare l’abbonamento, ti ho stimato per la voglia di riportare l’entusiasmo nel nostro ambiente quale substrato essenziale per far vivere e legare i Fratelli Granata intorno alla squadra, ti ho creduto un piccolo Napoleone quando da fiero condottiero ci hai regalato la sfilata dei molti granata in quell’epico 3 dicembre 2006, poi ci portasti Monzòn e per me fù il massimo...Ed ora?!?! Me lo accartocci come un pacchetto di sigarette vuoto e gettato via.
Caro Urbano, con Walter hai esonerato anche me. Io in quel Mister figlio del “Fila” ci credevo, mal tolleravo le chiacchere degli ultimi giorni sui suoi presunti modi irruenti nei confronti dei giocatori, per me Walter era uno con gli attributi, e se la squadra non ne ha tratto beneficio è perché probabilmente composta da signorinelle al tramonto.
Mi hai esonerato Urbano, ma me ne vado “A Braccetto con Novellino” e a testa alta, fiero di aver creduto in lui e di averlo incitato fino alla fine. Da oggi il mio abbonamento rimarrà nel cassetto fino a fine stagione, e non importa se qualcuno mi vedrà come uno che “molla” nel momento del bisogno. IO VOLEVO MONZON.
Perdonali tutti Walter, anche coloro che l’anno scorso ti hanno accolto con inni, cori e striscioni appesi sui resti del Filadelfia il giorno della tua presentazione, ed oggi ti hanno insultato e per poco non hanno cercato di arrivare alle mani. Quelli non sono tifosi. Spero solo che il nostro presidente non si sia lasciato condizionare da questi eventi nella scelta di avvicendare la guida tecnica della squadra.

Io vengo via con te Walter, a braccetto, a testa alta e senza voltarmi indietro. Questo toro non ci merita.

Ivan Pintus


16 aprile 2008
E ADESSO CI RISIAMO!

Ed eccoci qua per l’ennesima stagione a soffrire a fine campionato per le sorti della nostra squadra. Poteva essere la stagione del cambiamento e della rinascita, in cui avremmo dovuto divertirci e toglierci anche qualche soddisfazione ed invece il copione sembra il tragi-comico canovaccio di una vicenda già vissuta. Non sarà poi che il presidente Cairo si sia inconsciamente e perversamente convinto che il tifoso granata, se non soffre, non si diverte ? e che quindi stia architettando tutta questa “scialba teoria di sconfitte” per farci….”gioire di più “ a fine campionato ? Se così fosse, lo si potrebbe anche accettare (pur non comprendendolo del tutto)!!!???
Purtroppo la realtà che ci si profila dinnanzi sembra ben diversa.
Vi sono molte analogie con il campionato 2006-2007, ma anche non poche differenze (in senso peggiorativo per il momento attuale!). Abbiamo su per giù gli stessi punti dello scorso anno, dovremo affrontare negli ultimi 5 turni 3 delle squadre che affrontammo lo scorso campinato (ossia Inter, Roma e Livorno) ed abbiamo un rosa tecnicamente più forte della passata stagione. Tuttavia, quando affrontammo Inter e Roma l’anno passato, queste compagini avevano già raggiunto i propri obiettivi e non avevano più nulla da chiedere al campionato: adesso invece queste 2 squadre sono in piena lotta scudetto e sicuramente non concederanno nulla (né sul piano della formazione schierata in campo né tanto meno sul piano della concentrazione e della determinazione). L’anno scorso la classifica in coda era meno incerta e Ascoli e Messina alla 14° di ritorno avevano già più di un piede in B. Attualmente invece vi sono in soli 5 punti ben 7 squadre e tutte con possibilità più o meno concrete di salvezza; pertanto la bagarre finale è garantita!
Guardando all’organico, sicuramente i giocatori di Novellino presi singolarmente hanno un tasso tecnico superiore a quelli della truppa di De Biasi, tuttavia ciò che sembra far difetto quest’anno è la convinzione e la grinta. Ammettendo che Zanetti a centrocampo abbia lottato e lotti quanto Ardito nella passata stagione, chi incarna adesso lo spirito combattivo di un Muzzi in attacco e lo spirito di sacrificio ed abnegazione di un Brevi ?
Forse è mancata la convinzione in certi momenti o meglio la “cattiveria sportiva” di volerla buttare dentro, in partite come quelle contro la Roma o il Napoli; in altre è mancata la coralità del gruppo ( come contro il Catania ed il Livorno all’Olimpico); in altre ancora sembrerebbe esser venuta meno la condizione fisico-atletica, ossia la voglia di correre (leggasi Cagliari al S. Elia, Empoli al Comunale e Genoa a Marassi). Ciò che preoccupa maggiormente è il vistoso calo di condizione palesato nei secondi tempi contro Empoli e Genoa, unito all’apatia generale ed alla mancanza di schemi razionali di gioco.
Quali scenari prospettare al momento ?
Alcuni auspicano come inevitabile un cambio di allenatore (ma chi prendere poi a 5 giornate dalla fine!). Nessuno, se non Novellino, conosce così bene il materiale umano a disposizione, se non altro perché lo ha allenato per 9 mesi. Ammettendo anche un ritorno di De Biasi, della vecchia guardia ritroverebbe solo Rosina e Lazetic, mentre 9/11 della squadra sarebbero una novità per lui. Lo stesso dicasi per un duo Pigino-Zaccarelli o Scienza-Lupo. E poi il tanto desiderato “scossone” sortirebbe qualcosa di utile in un così breve lasso di tempo?
Forse la soluzione più plausibile ed auspicabile, almeno da una parte di noi tifosi, sarebbe che Novellino restasse in sella e che provasse a dar credito a quei giovani che aveva tanto brillantemente lanciato e che poi ha altrettanto bruscamente frenato. In fondo contro Inter e Roma si possono nutrire ben poche speranze (anzi nessuna speranza, considerando il Toro delle ultime 2 partite). In verità anche un Torino in forma farebbe notevole fatica a strappare 1 punto in questi 2 match. Ed allora perché non provare a gettare nella mischia Rubin, Bottone e Malonga contemporaneamente dal 1° minuto ? In fondo non v’è nulla da perdere e tutto da guadagnare. Perché non provare a schierare una formazione con a centrocampo Grella e Bottone centrali e Rubin e Diana sulla fascia, con Malonga a fare il centravanti (magari in staffetta con Stellone) e Rosina la seconda punta ?

In fondo ciò che auspicano i tifosi è solamente vedere una squadra che sia degna di tale nome, che si comporti come tale e che ci creda sino in fondo, indipendentemente da tutto e da tutti. Perché poi la legge del calcio è sempre quella: il pallone è rotondo, ma le “..alle” dei giocatori hanno da essere …quadrate, soprattutto in momenti come questi !!

Andrea Comba

15 aprile 2008
Mi ricordo quando noi eravamo due bambini

Mi ricordo quando noi eravamo due bambini.
L’Italia sconfitta che ricostruiva dalle sue macerie la sopravvivenza ed il TORO che, lentamente, ricostruiva l’unica immagine vincente della speranza di quella Torino operaia e forse di tutto il paese.
Noi tifosi non eravamo compartecipi ma parte integrale in un ruolo di solidarietà che accomuna il dolore dell’ingiustizia non sanabile che, dopo Superga, ci aveva resi un anima sola.
La prima squadra era quella che era ma le giovanili erano in pieno odore di Filadelfia zeppe di quel tremendismo che solo gente come Zambruni e Ussello sapeva trasmettere.
IL mattino della domenica partivamo dalla Barriera di Nizza traversando la ferrovia (inseguiti dai civich) per vedere i nostri ragazzi del Filadelfia.
Lo spettacolo di Lido Vieri senza barba con fans al seguito, Penel, Castelletti, Fogli, Carlun Crippa anticipava le formazioni delle future nazionali.
Ma l’incontro più atteso era quello con Giorgio.
Le nostre mamme, le immense mamme degli anni cinquanta erano grandi riciclatrici di abbigliamento ed ognuno di noi aveva qualche capo appartenuto precedentemente al fratello maggiore, forse anche alla sorella, motivo per cui la vita bassa e le braghe attillate erano moda fatta di necessità virtù.
Ed era proprio GIORGIO a pizzicare il mio sedere sporgente da quei pantaloncini troppo stretti per poi sollevarmi di peso e gridarmi. forza TORO!
E lo spettacolo di quella squadra in campo, quelle maglie granata che rincorrevano la vittoria anche contro il destino non giocavano per noi ma giocavano con noi perché anche noi eravamo in campo con loro.
In trasferta avevamo il Mosquito o la bici a tre posti: non era la canna a sorreggerci, ma la nostra fede.
Chi scrive vorrebbe dilungarsi sugli aneddoti che riaprono un periodo di estrema bellezza della sua esistenza ma rischierebbe di perdersi nella vuota retorica senza porre la domanda che ha sulla punta della penna.
E’ davvero impossibile ritrovare quello spirito che sopravvive tra noi tifosi ed in PAOLO PULICI, CLAUDIO SALA etc?Ma soprattutto è proprio impossibile farlo ritrovare ai nostri giocatori?
Proviamo a parlarne.
Bisogna crederci! Ciao ragazzi, alla prossima

Andrea Gottero

15 APRILE 2008
FOTO DA GENOA
-TORO (FOTOGRAFIE: LUIGI BAREZZANI)

Anche il nostro amato Club era presente a Genova ... a voi le foto!
Ricordiamo che l'autore del servizio fotografico a Genova è il Consigliere Poliedrico del Club Gigi Barezzani accompagnato tra gli altri anche dal tesoriere (presto Papà, auguri!!!) Enrico Agugiaro
clicca qui
per accedere alla raccolta fotografica

14 aprile 2008
le pagelle di genoa
-toro

FONTANA - 6 Nonostante i 3 gol presi è forse l’unico a meritarsi veramente la sufficienza, ha qualche responsabilita' nel primo gol del Genoa, colpa un’ uscita un po’ approssimativa e poco lucida. Difficile fare qualcosa sugli altri due gol.
MOTTA - 5,5  Inizia discretamente riuscendo a limitare faticosamente Leon, poi sparisce, è comunque il meno peggio della difesa, se solo fosse più continuo...
ROSINA (dal 62’) - 6 Tutte le nostre speranze su queste piccole spalle… entra quando probabilmente hanno smesso di giocare tutti (a parte gli avversari). Se non altro corre si sbatte e ha voglia di giocare, è l’unico che cerca di impensierire Rubino seppur con tentativi velleitari. In meno di mezzora fa comunque più di Recoba Di Michele e Ventola messi insieme .
DI LORETO - 5 Impacciato e indeciso sui gol di Di Vaio e Borriello, sembra sempre in crisi chiunque si trovi davanti.
DELLAFIORE - 5,5 Inizia preciso e grintoso, limita borriello nel primo tempo (rischia il rigore al 14’) poi si scioglie nella ripresa.
LANNA - 5 Dalla sua parte è sempre troppo facile passare e non sembra mai in grado di opporsi efficacemente a chi gli viene incontro. Diffidato rimedia un giallo “importante”, niente Inter*.
RUBIN (dall’88’) - S.V. Una manciata di minuti per rivedere una speranza d’inizio stagione: unica nota positiva di una partita deprimente.
DIANA - 5,5 Primo tempo tonico sia a livello fisico che mentale, fa tutto bene perdendosi sul piu’ bello, nel secondo tempo evanescente come il resto della squadra.
GRELLA - 6 Ruvido e falloso, sbaglia sempre tanto, ma corre e si impegna ed è l’ultimo ad arrendersi in un centrocampo a tratti imbarazzante.
CORINI - 5 Mi piange il cuore a veder giocare cosi’ colui che doveva essere il genio del nostro centrocampo. Una cosa è certa, se un giocatore con la sua esperienza vaga disorientato per il campo si può capire il rendimento squallido di giocatori meno dotati di lui.
LAZETIC - 5 Qualche iniziativa degna di nota per il resto, solo tanto fumo. co-partecipe nel terzo gol del genoa.
RECOBA - 4 Da lui ci aspettiamo sempre qualcosa che non arriva mai: un tiro, un dribbling, un’ invenzione qualsiasi, nulla! nervoso, inconcludente, irritante. Anche lui diffidato rimedia un giallo “importante”, niente Inter*.
VENTOLA (dal 46’) - 4,5  E' tanto che non gioca ma il suo ritorno in campo non è sicuramente indimenticabile. Non lo aiutano e non si aiuta, non fa peggio di Recoba forse perché era umanamente impossibile.
DI MICHELE - 4 Gioca in punta di piedi con tutu e scarpettine da danza. Più che la ciliegina sulla torta sembra la ballerina che gira sul carillon. Anche lui diffidato rimedia un giallo “importante”, niente inter*.
*importante probabilmente più per l’inter che per il toro.
NOVELLINO - 4 In conferenza stampa dice che cinque sconfitte nelle ultime sei partite sono i numeri di una crisi, ma che il toro non è una squadra in crisi, che il toro ha giocato un buon primo tempo con delle buone ripartente poi però ha accusato il gol e non è piu’ riuscito a riprendersi… mah, sono punti di vista… secondo me il toro è in piena crisi atletica, tecnica, tattica, e spero che Novellino sia in grado di aiutarci a uscirne. Dicono però che per risolvere un problema il primo passo sia la consapevolezza dell’esistenza del problema, qui invece si continua a fare buon viso a cattivo, cattivissimo gioco…
sui cambi poi ho la mia idea ma penso sia meglio sorvolare… se non altro il giudice sportivo ci darà una mano guidando la scelta della miglior formazione anti inter.

ORSATO - 6 Forse un po’ casalingo nella gestione di alcuni episodi ma è l’ultimo dei nostri problemi, super lavoro per gli assistenti, i nostri attaccanti si sono fatti fischiare una cinquantina di fuorigioco cadauno, due non c’erano. L’unico caso veramente dubbio è un possibile rigore per il genoa.

Renato Matteotti


14 aprile 2008
toro inguardabile e irriconoscibile

Grande euforia per la trasferta a Genova, siamo partiti in nove dal CTO, c'era anche un piccolo ma grande tifoso del TORO di nome Fabio figlio di Gerry e Paola.

Come dicevo grande entusiasmo e splendida giornata di sole, almeno fino al fischio d'inizio della partita.
Ragazzi vi posso solo dire che il nostro Toro era inguardabile e irriconoscibile, non c'era gioco di squadra e i singoli, almeno quelli con il nome famoso, facevano pena.
Grande sofferenza, il Genova sembrava il Manchester.

NOI "SIAMO il TORO" quelli che non si rassegnano mai e continuano a crederci fino alla fine.
Io ci credo ancora, sono ottimista, possiamo solo sperare che tirino fuori le palle come si suol dire e che si ricordino di vestire la maglia GRANATA.


Luigi Barezzani

14 aprile 2008
Il “male” assoluto del Toro

Cari fratelli, che dire?
Che dire dopo la prestazione di Genova che fa seguito alla sconfitta con l’Empoli in casa?
Siamo basiti, allibiti, demoralizzati, depressi, non ci sono termini adatti per definire il nostro stato d’animo, le nostre sensazioni interne.
E dire che da granata “sino al midollo” ne avevamo già viste tante di “nefandezze”, ma oggi più che mai siamo pervasi dallo sconforto totale.
La consapevolezza di essere nuovamente ad un passo dalla ennesima retrocessione di dover confidare sempre su di un fato che tranne in rarissimi casi ci ha sempre girato le spalle preferendo magari gli odiati nemici ci getta ancora una volta in preda al panico.
Io però non vorrei soffermarmi sulla ennesima sconfitta vergognosa ma mi piacerebbe con voi fare una analisi un po’ più profonda e a più ampio respiro.
Dove inizia il nostro “male”, il “male assoluto” del Toro?
Dai tempi del tanto vituperato Borsano (un monumento andrebbe fatto a Lui alla sua famiglia e a ogni singolo giocatore di quella squadra meravigliosa, altro che balle!!!) che “tipo” di presidenti abbiamo avuto?

Semplice, quello che il mercato offriva. E cosa offriva il mercato sulla piazza di Torino? Praticamente nulla, notai-cantanti, faccendieri, millantatori di finanziatori occulti, persino uno juventino capitato al Toro grazie ad uno molto “importante ed influente”che si vantava di tifare Toro e che sapendo bene di che pasta era fatto lo juventino ha pensato bene per il bene delle sua squadra del cuore e di tutti noi miseri di rifilargliela!
Ora ditemi a quale altra squadra di calcio sono capitate simili “disgrazie umane” in un decennio?
A nessuna, credetemi.
E questo perché è capitato proprio al nostro Toro?
Semplice, perché il Toro è a Torino, in Piemonte dove nessun imprenditore che sia tale (io sono sempre più convinto che si tratti di presunti tali) intende spendere una lira che sia una per un “bene comune” come una squadra di calcio, non una qualsiasi, ma una che rappresenta nel panorama sportivo mondiale che lo si voglia o no, un punto di riferimento chiaro e preciso.
Tirano fuori da sempre la solita “balla” che il calcio ed in particolare le squadre di calcio non sarebbero un investimento utile e quindi di conseguenza che Abramovich, Berlusconi, e compagnia varia sarebbero degli emeriti “pirla” mentre loro…..
Ora loro non sanno o forse meglio fanno finta di non sapere quello che Berlusconi racconta da sempre e cioè che Lui dal 1987 grazie anche al Milan è riuscito a stipulare accordi e contratti con molte realtà imprenditoriali in giro per il mondo, famoso l’esempio della Spagna dove il Milan sconfiggendo il Real nella storica partita di San Siro divenne nella terra di Juan Carlos un mito da osannare per quelli di Barcellona e da rispettare per gli stessi madrileni.
Tantè che il Cavaliere divenne di lì a breve socio della Once, una delle più potenti associazioni per “non vedenti” presenti sul territorio iberico e con questa fondò la “Cinco” di cui ancora oggi è principale azionista e che produce utili a più non posso.

Provate a chiedere al Cavaliere quanto ci ha rimesso a comprare il Milan dunque..
Certo ma Berlusconi è brianzolo, lombardo e non piemontese è un cuore impavido, generoso e focoso e non arido e sparagnino come altri.
Ci può essere simpatico o meno ma certo rappresenta una classe imprenditoriale molto diversa da quella presente sul nostro territorio.
Scusate se l’ho fatta lunga e se sono andato lontano quasi fino ad Arcore, ma credo che il vero “male” del nostro Toro vada proprio ricercato nel “male” atavico che affligge la nostra regione e la nostra città in particolare.
Diciamolo francamente, siamo “accerchiati” da un modo di pensare e di vivere terribile a Torino che non riguarda solo il calcio ed il Toro.
Non a caso siamo unici in tante cose.
La monocultura oscurantista di questa città è devastante ed è il principale deterrente per ogni forma di libera iniziativa imprenditoriale ma anche culturale che non sia allineata al pensare comune che risponde solo e sempre unicamente a regole imposte da “taluni” che in questa città contano più di altri, non per meriti propri ma per volontà politica.
Inutile fare gli ipocriti e girarci attorno perché tutti noi sappiamo che è così e finché sarà così, per il nostro povero torello e per tante altre cose che magari noi amiamo non ci sarà spazio.
Lo so è un discorso che va oltre al fattore sportivo ed entra a piedi uniti invece in quello sociale e politico di questa città.
Però da amante spassionato delle cose belle, della libertà e dunque del Toro non si può tacere lo stato di abbandono e di declino in cui versa il nostro territorio e che è poi la causa del nostro declino e anche delle nostre vicissitudini calcistiche.
Finché questa città non si “ribellerà” al “monopolio imperante” non ci sarà mai spazio per “tutto il resto” e le forza positive che ci sono rimarranno sempre purtroppo pavide e silenti.
Mi spiace aver tediato i fratelli con un discorso un po’ contorto forse, ma che viene dal profondo del cuore (granatissimo!) di uno che ama alla follia la propria città e che per lei pretenderebbe sempre il meglio e che la vede invece da troppi anni ormai in declino e depressa quasi quanto siamo noi adesso per le sorti del nostro amato torello.
Speriamo di risorgere e di salvarci ma non basterà questo per il nostro futuro.
Buon cuore Toro a tutti!

Marco Francia


13 aprile 2008
TORO SIMBOLO DI VITA, NON DI EUTANASIA!

Il Toro ora non viene più ignorato dai media ma irriso: nei flash d’agenzia che domenica 13 aprile raccontavano di due nostri salvataggi dopo aver subito il 3-0 a Genova si è scritto: “Fontana salva il risultato!”.
In questa frase c’è l’analisi completa di una stagione da dimenticare, dove non soltanto i conti non sono tornati ma addirittura sembra quasi che si sia impedito di farli.
Dimenticare questa stagione è il massimo dei lussi che in questo momento possiamo concederci: sul campo, infatti, sembra che ci sia voglia più di eutanasia che di oblio. Dimenticare significherebbe fare “tabula rasa”, ricominciare da capo un percorso nato sotto i più felici auspici e che invece ci ha regalato, come spesso accade, amarezze, incazzature, delusioni cocenti… Ma partire da capo è un lusso che in queste ultime cinque partite dobbiamo ancora conquistare e, almeno a guardare il secondo tempo del Ferraris, sembra un sogno da barattare con un incubo sempre più a portata di mano che pare sovrastarci come un destino inevitabile.

Ma guardiamo dentro a questo incubo per vedere di non farci risucchiare nel baratro.
La benzina sembra finita. Per la seconda partita consecutiva il secondo tempo ci vede, con le gambe molli e il morale sotto i tacchi, in balia dell’avversario.
È una questione di forma o di morale? Nel calcio la scarsa convinzione acuisce i difetti individuali e collettivi. I responsabili della squadra dovrebbero sapere se hanno a che fare con una compagine decotta o demotivata. Se la squadra è decotta il “4-4-2” mi sembra un modulo di gioco velleitario per non dire folle o, peggio, stupido. Molto meglio tornare il più in fretta possibile al morbo della “pareggite”: 39 punti potrebbero bastare.

Ci sono problemi tra proprietà e giocatori? Cairo passa per grande comunicatore e nella casa madre dove si è formato professionalmente la comunicazione è un valore istituzionale, per non dire assoluto. Differire la definizione di contratti in scadenza a salvezza conquistata sembra una decisione plausibile e logica: ma questo vale anche da un punto di vista di comunicazione interpersonale individuale e collettiva con questa squadra? Se Cairo ha deciso di fare così, vista la sua esperienza professionale, parrebbe una decisione accettabile…però certi scazzi, certe grida nello spogliatoio…e certi risultati possono anche indurre a ipotesi di scenari societari già visti e subìti.
Perché le tante buone, a volte sulla carta ottime, individualità personali tendono ad annullarsi in campo, realizzando una qualità di gioco a volte imbarazzante? È incredibile che Di Michele, Rosina, Recoba possano offrire prestazioni tanto scarse! Persino in una partita scapoli-ammogliati le differenze tecniche individuali (seppur minime) dopo un quarto d’ora di gioco vengono fuori e fanno da catalizzatori di manovra, anche senza che ci sia un tecnico a dettar schemi…

Novellino è stato un acquisto azzeccato? Il tecnico, che non doveva assolutamente venire a Torino per dimostrare il proprio valore, in qualche modo si è sempre trincerato dietro gli infortuni che di sicuro ci sono stati. Di sicuro non è mai riuscito a mettere in piedi un modulo di gioco stabile sul quale inserire delle variabili. Ma proprio perché gli infortuni ci sono stati, ha avuto senso incaponirsi su un modulo di gioco che aveva in mente come “standard” per far giocare al meglio qualsiasi squadra: il Toro, come il Liverpool? Voltaire, il filosofo francese che di uomini se ne intendeva, a uno come Novellino avrebbe quasi sicuramente detto: “Ha ragione; il naso ha questa forma per adattarsi meglio agli occhiali”
Quanto contano i soldi in questo finale catastrofico? Questo è il sospetto peggiore di tutti e che più di tutti avvelena l’umore di quanti hanno preso tanto freddo per assistere a certe squallide prestazioni. Nessuno pensa che i calciatori debbano diventare, tutti sempre e comunque, uomini-bandiera; è lecito però pretendere da loro almeno un’onesta prestazione professionale. Questo significa che si può essere durissimi con la proprietà nella fase di contrattazione ma che bisogna dare il massimo una volta che si è apposta la firma su un documento che impegna professionalmente. Il sospetto che la fase di contrattazione si mischi e condizioni in maniera stabile quella della prestazione professionale si sta facendo sempre più strada sugli spalti dell’Olimpico-Comunale. È un caso di palese malafede? Ci sono ancora cinque occasioni, da 90’ l’una, per smentire, con i fatti, questi stupidi paladini della dietrologia sospettosa, antico e inossidabile vezzo italico in un Paese però dove a distanza di quarant’anni non si riesce ancora a sapere chi abbia messo la bomba alla Banca dell’Agricoltura a Milano.

Nicola Ferraro


11 aprile 2008
QUANDO LE SOFFERENZE PERSONALI NON BASTANO!

Voglio raccontarVi i giorni che hanno preceduto e seguito la partita del Toro contro l’Empoli, gara a cui purtroppo ho avuto l’amaro privilegio di assistere.
Devo confessarVi che io non posseggo l’abbonamento allo stadio (e qualcuno mi dice che sono fortunato !?), anche perché, per esigenze familiari e di lavoro, mia moglie si arrabbierebbe moltissimo se le domeniche, in cui non sono di guardia in ospedale, le passasi allo stadio!
Comunque, con buona pace della mia dolce metà e per la gioia di mio figlio Lorenzo di 8 anni, almeno 1-2 volte a stagione una partita allo stadio la si può andare a vedere. Contando che ci porto mio figlio, devo scegliere una partita tranquilla sia dal punto di vista dell’ordine pubblico (un derby sarebbe troppo pericoloso per il cucciolo) sia anche dal punto di vista del risultato sportivo (teoricamente giocando contro squadre sulla carta più abbordabili si “dovrebbero” avere più possibilità di vincere). Prendo il calendario alcuni mesi fa e scelgo Torino-Empoli: sembra la partita perfetta! L’Empoli quest’anno non è una squadra eccezionale e forse qualche chance di vittoria ce la possiamo avere (e così mio figlio potrà raccontare il lunedì ai suoi compagni di classe di esser andato allo stadio e di aver visto il Toro vincere); il mese è Aprile ed allo stadio non dovrebbe fare freddo (se no poi il pargolo si ammala e la moglie “ti cazia”); inoltre decido di invitare un paio di amici, vecchi cuori granata, che ancora non hanno visto il Comunale dopo il restyling olimpico (vedere il Toro nel vecchio stadio rimesso a nuovo può essere un simpatico e nostalgico amarcord dei tempi andati, quando al Comunale giocavano Pupi e Ciccio).
Finalmente arriva il Martedì che precede la gara. Acquisto i biglietti per tutti, ovviamente senza dire niente a mio figlio per tenerlo un po’ sulle spine (“Verrai alla partita solo se questa settimana ti comporterai bene e se a scuola avrai dei buoni risultati” era stata la minaccia-promessa di papà; ovviamente il rendimento scolastico di Lorenzo ed il suo comportamento in casa ed a scuola sono stati pressoché ineccepibili per l’intera settimana).
Poi arriva il sabato …. Ci siamo quasi. La giornata di guardia in Ospedale fila via liscia ed alla sera torno a casa stanco, ma felice: domani c’è il Toro ed io ci sarò. La serata però mi riserva una sgradita sorpresa (non sarà l’unica del week-end, ahimè!): alle ore 22.00 vengo colto da una violenta colica renale che mi costringe a farmi portare da mia moglie nuovamente al CTO, ove mi faccio somministrare qualche analgesico. Dopo oltre un’ora di indicibili patimenti, finalmente la colica si placa e sto meglio: mia moglie mi guarda e mi dice: ”Domani non vorrai mica andare allo stadio ?”. Io la guardo facendole gli occhi dolci e le rispondo:” Sai cara, ho già acquistato il biglietto; è nominativo e non posso cederlo ad altri”. Passano pochi minuti e squilla il cellulare: è mio figlio, Lorenzo, che abbiamo lasciato dai vicini di pianerottolo quando siamo venuti in ospedale. Io penso che voglia sapere come sto, ma ben presto mi chiede: ”Papà, se ce l’hai tu il mio biglietto per la partita e devi rimane al CTO, mi raccomando dallo alla mamma, che tanto allo stadio ci vado anche da solo”. La “piccola canaglia” aveva già programmato di andare all’Olimpico con Filippo ed Alberto (i miei due amici ndr.).
Io però mi riprendo e tengo duro: mi faccio lasciare un cannulina nell’avambraccio per somministrare analgesi endovena, se ne avessi necessità (mi porterò poi una fiala di Toradol nel borsello con cui andrò alla stadio) e domenica mattina mi dimetto dall’Ospedale. Dentro di me nutro una “malsana” convinzione: se la sofferenza per noi torinisti è imprescindibile e catartica e non si può ottenere nulla senza soffrire, allora, dopo i patimenti notturni della colica, allo stadio non “dovrei” più soffrire per le vicende del Toro. Purtroppo mai certezza fu più erronea e le mie sofferenze personali offerte sull’altare della causa granata sarebbero alla fine risultate vane.

Nel pomeriggio ci rechiamo allo stadio, io, mio figlio ed i miei due amici e sappiamo poi tutti com’è andata a finire.
Usciamo dallo stadio abbacchiati e delusi; mio figlio per consolarsi un po’ comincia a recriminare su qualche rigore che non ci avrebbero dato (e pensare che l’avevo portato alla partita contro l’Empoli nella speranza che potesse veder vincere la propria squadra del cuore !). Io, Alberto e Filippo ci guardiamo sconsolati: Filippo è malinconicamente silenzioso, ma anche io ed Alberto non abbiamo granchè voglia di parlare. Ad un certo punto io, per tirarli un po’ su, me ne esco con un :”Dai ragazzi, almeno assieme abbiamo sofferto meno”, ma in realtà la sconfitta ancora ci brucia. Alberto recrimina sull’impiego di Corini, che in campo a noi è parso più un reduce che un veterano (quanti passaggi sbagliati e quanti retropassaggi inutili !), e sull’egoismo di Di Michele (ma perché pensa sempre di essere l’unico in grado di fare goal!), ma rimpiange anche il fatto di non aver usato scaramanticamente la sciarpa del Toro Club CTO che gli avevo regalato prima della partita (“Non ho mai portato la sciarpa allo stadio”!). Poi ci salutiamo e facciamo ritorno alle nostre abitazioni. Io per la verità resto poco a casa perché mi tocca la notte di guardia in Ospedale (sarà una notte intensa in cui dovrò entrare in sala per “cavare la milza” ad un centauro che è riuscito a frantumarsela sul circuito di Le Castellet, senza essere né Rossi né Stoner).

Il Lunedì mattina sono abbastanza arzillo: sarà l’adrenalina della sala operatoria notturna o forse le tossine dello stadio che ancora non ho metabolizzato.
Come nell’Ulisse di Joyce, uscito dal CTO mi metto a peregrinare per la città. Tra le mie varie tappe v’è anche quella presso lo studio di un collega medico di base che so essere di provata fede granata. Dopo aver discusso di lavoro, il discorso scivola inevitabilmente sulla gara del giorno prima. Egli non l’ha vista ed allora gliela racconto per sommi capi, sottolineando l’inedia del secondo tempo dei nostri e rimarcando la magra figura fatta da Rosina al cospetto di un Giovinco ben più pimpante ed essenziale, quanto illuminante, nelle giocate. Analizzando le prove del nostro Piccolo Principe in questo campionato, ci rendiamo conto di come egli fatichi spesso a smistare la palla (di cui è follemente “innamorato”) per smarcare i compagni con lanci filtranti e faccia difficoltà a trovare un inquadramento nello scacchiere di Novellino. Alla fine una domanda ci viene spontanea: ma sarà veramente un fuoriclasse un giocatore che fatica ad adattarsi ai vari schemi gioco ? Ma quel Claudio Sala, a cui è intitolato il nostro Club, non giocò forse egregiamente sia all’inizio da centravanti, che poi da mezza punta ed ancora da ala pura?

La mia giornata si conclude poi con un paio di telefonate a Filippo e ad Alberto per riprometterci che la prossima volta che torneremo allo stadio sarà diverso, magari perché ci sarà forse un Toro con un spirito diverso (o almeno così vogliamo credere).
E così arriviamo a Venerdì e adesso mi aspetta un nuovo week-end di passione. Questa volta però il Toro non lo seguirò né allo stadio né su qualche maxischermo. Domenica pomeriggio accompagnerò mia madre a teatro per il suo compleanno ed incrocerò le dita durante lo spettacolo, sperando che all’uscita, allorché accenderò l’autoradio, possa ascoltare notizie non troppo negative da Genova.
Chissà che la mia sofferenza fisica e morale del fine-settimana passato non produca i suoi frutti proprio in questo week-end!


Andrea Comba

8 aprile 2008
siamo figuranti o spettatori?

Il secondo tempo di Toro-Empoli non è analizzabile con categorie calcistiche. Il calcio non è stato di casa all’Olimpico per quei 50 minuti, se ci riferiamo all’orrenda prestazione del Torino FC, che potremmo anche chiamare Torino FDT: fuori di testa.
Un’accozzaglia di casacche granata, che sarebbe azzardato definire “squadra”, si è aggirata sul rettangolo di gioco in cerca di una ispirazione evaporata, in cerca di un bandolo nascosto chissà dove, incapace di una qualsiasi ideazione, persino della difesa di uno zero a zero che forse avrebbe attenuato polemiche e incazzature vecchie e nuove.
Che cosa è successo nello spogliatoio per determinare questa mortifera metamorfosi? Che cosa ha fatto precipitare l’equilibrio assolutamente precario di un giocattolo bello, sulla carta nato persino accattivante, ma uscito di fabbrica con batterie scariche, incapace di una messa a fuoco accettabile, programmato per gettare palle sulla traversa e sui pali e non in rete, come sarebbe più facile ed infinitamente più utile? Ora quel giocattolo, quel gioiello della tecnologia più sofisticata capace di centrare un palo di qualche centimetro di diametro da 20, 25 metri (ma a volte, cosa che paraddossalmente può risultare addirittura più difficile, anche da distanze infinitamente minori: leggasi centimetri) è diventato pure incapace di lanciare palloni? Si è inceppato irrimediabilmente?
Certe prestazioni da ECG piatto sono in grado di legittimare il sospetto persino in una tifoseria, come la nostra, abituata ad elaborare il lutto, e per questo dotata di una fede incrollabile che ricorda i primi cristiani a cospetto dell’imperatore. L’abitudine ad elaborare il lutto però ha bisogno di memoria, tanta memoria. E noi ne abbiamo da vendere. Può mancarci tutto da un punto di vista biologico (da quello etico non dobbiamo imparare nulla da nessuno) ma la memoria no! E certe prestazioni, certi inceppamenti, certi scazzi vicino alla panchina e nel tunnel che porta agli spogliatoi li abbiamo già visti, li temiamo e non siamo più disposti a tollerarli.
Se c’è da fare qualcosa per rimettere in azione il giocattolo “sparapalloni a vanvera” (perché più di questo a questo punto non ci aspettiamo) fatelo.
In altre parole vogliamo sapere se quelli che indossano le nostre gloriose maglie sono ragazzi che possono ancora essere stimolati per fare qualcosa di utile o se, come accadeva a scuola, si tratta di zucconi che si sforzano lodevolmente ma da cui non si può cavare succo come accade per le rape.
Se poi stessimo vivendo la rappresentazione di un copione già scritto, con epilogo tragico già giocato in C.so Agnelli e al Delle Alpi, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di farcelo capire, anche senza dircelo. Abbiamo il diritto di sapere se siamo spettatori o figuranti.
La differenza è sostanziale e nota, anche in un mondo come quello del calcio dove, come tutti sanno… i quattrini non sono poi così determinanti: gli spettatori pagano,  i figuranti, anche se poco, sono pagati.

Nicola Ferraro

6 APRILE 2008
DESOLATO ANNUNCIO IL MIO SILENZIO STAMPA

Ho provato, unendomi a molti articoli comparsi sui vari siti (in primis su toro news) ad invitare in modo più o meno velato l’allenatore del Torino FC a dare fiducia a Bottone al posto di Grella.
Sono andato alle ore 15, benché reduce ancora una volta da una notte insonne in ospedale, a svuotarmi completamente delle energie residue per partecipare con i fratelli a costruire il dodicesimo uomo.
Ho letto che una delle solite probabili menzogne proposte in settimana da Tuttosport, (una meravigliosa menzogna) è stata liquidata tristemente dal presidente mandrogno come “panzanata”, uccidendo le mie, e non solo le mie, speranze di vedere un uomo intelligente tornare ad affacciarsi nel panorama granata.
Mi sarèi accontento di vedere confermate le voci di un ritorno di Zaccarelli nello staff dirigenziale. Silenzio
Ho visto rientrare con piacere Malongà ma il piacere era già stato annichilito dalla sostituzione di Barone con Corini ... !!!!!!????.
Ho dovuto soffrire per l’ennesima volta nel vedere scendere dalle gradinate, anziani, uomini, donne ma soprattutto bambini, ancora una volta ingiustamente privati di una meritata e dovuta gioia, per di più signorilmente e sconsolatamente affranti.
Sento che i nostri sforzi per “avere fede“ in questa squadra e nel suo allenatore sono
sovrumani ma dall’altra parte c’è troppa colpevole sordità.

Questi sono alcuni dei motivi per cui, per quel poco che può contare e conscio che a pochi possa interessare, annuncio il mio desolato silenzio stampa ad oltranza, se non altro con l’intento di dimostrare almeno io ancora un briciolo di rispetto per me stesso.

Un abbraccio a tutti i fratelli del Toro Club e tifosi granata, ricordando che
il TORO SIAMO NOI

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

5 aprile 2008
TORO
- EMPOLI: 3 DICEMBRE 2006 VERSUS 6 APRILE 2008

Vi ripropongo ciò che scrissi la domenica del centenario nel campionato scorso, proprio nell’occasione della partita casalinga con l’Empoli.

3 DICEMBRE 2006: TORINO - EMPOLI
UN EMOZIONE LUNGA 100 ANNI

Come Valentino, Gigi, Giorgio, Pupi e gli altri ci hanno fatto vincere con l’Empoli

Da una settimana al C.T.O. manifesti colorati scandivano l’avvicinarsi dello storico evento.
Meno sette, meno sei, meno cinque, meno quattro , meno tre, meno due, meno uno ... persino i gobbi, forse meno galli e più “onesti”, (ma aspettiamo a dirlo con certezza) avvertivano l’euforia e l’emozione.
Il giorno storico del centenario di una società leggendaria ed unica era arrivato.
La bandiera granata sventolava sul C.T.O. più orgogliosa che mai, la gente si sorrideva, cenni d’intesa e migliaia di “tanti auguri“ scambiati verbalmente, via mail e con sms.
Sono arrivato allo stadio col mio piccolo grande mitico tifoso granata a cerimonia iniziata ed ho visto negli occhi delle migliaia di persone presenti da oltre un ‘ora, le lacrime di chi aveva gia iniziato a rivivere quell ‘emozione lunga 100 anni, nonostante a presentare ci fosse un folletto divertente ed arguto quale Chiambretti.
Lo stadio “Grande Torino” finalmente addobbato e sonorizzato come merita, più bello che alle Olimpiadi, ed un cerchio di maglie granata con i volti storici degli ultimi 70 anni di storia torinista a tenersi per mano attorno alla grande torta con 100 candeline.
Sulle tribune le gigantografie delle leggende simboleggiavano e rendevano prorompente alla vista quella presenza sovra umana del loro spirito che tutti gia avvertivano nell’aria e nel loro cuore.
Incredibile, c’erano tutti, da Valentino Mazzola a Nestor Combin, a Sattolo, a Toschi al nostro Claudio, al magnifico Pupi, persino De Biasi, tutti, tutti, tutti.
C’eravamo anche noi tifosi tutti, tutti, tutti allo stadio, fuori, vicini, lontani, lassu’...
“Dio c’è e tifa Toro”, diceva una maglietta di Fegato Granata, ma oggi non chiede più il permesso ad Agnelli.
Zaccheroni non ha consentito ai ragazzi della prima squadra di sfilare, forse è stato giusto così.
Non abbiamo fatto in tempo ad assorbire l’emozione che la partita, seppur in ritardo, è cominiciata.
Le curve coperte da due immensi striscioni con scritto 1906 in Maratona
e 2006 in Filadelfia.
Ed ecco che quella strana atmosfera magica che ormai spesso siamo abituati ad avvertire è calata sul campo.
Il toro non gioca bene, anche Rosina non riesce perfettamente nelle sue “brasiliane” primizie.
Dietro è la solita storia, si corrono rischi noti anche se episodici e viziati da errori arbitrali.
A centro campo Diego è un leone ma che non sa impostare, Simone è lontano dal o troppo vicino al mondiale
Davanti il “solito solitario“ Stellone che si danna e magistralmente riesce almeno a cogliere l’altrettanto solito palo.
Cioffi sfiora il palo di testa su due corner.
Ma ci sono due che hanno una strana marcia in più, lo si vede, si chiamano Balestri e Comotto.
Lo si capisce man mano che la partita va avanti, man mano che gli animi dei tifosi si insospettiscono, man mano che i soliti cambi per cercare di vincere vengono fatti e non sortiscono effetto.
I due sembrano motorini instancabili in “trance”, non ci stanno a pareggiare, proprio oggi no.
Ed ecco il fatto fuori da ogni logica granata.
Un cross empolese dall’ala sinistra, Abbiati che si getta in un’ improbabile uscita e va “per farfalle”, una testata comunitaria di difensori granata ed attaccanti azzurri, la palla che vola a parabola inesorabile verso la rete ... ma ...
Gigi, Giorgio, Valentino, Pupi e gli altri, con i loro volti fieri, ipnotizzano arbitro e guardialinee, con il loro spirito infondono in Barone un’ inusuale intuizione ed un’ acrobatica forza.
Simone si lancia in spaccata e respinge a mezz’altezza il pallone, che ha però varcato abbondantemente la linea di porta; ma ciò che più conta, le due casacche nere se ne stanno imbambolate a rimirare le leggende e quando si risvegliano per l’urlo dei tifosi Empolesi esultanti, si guardano straniti e negano quanto avvenuto e non doveva avvenire, li, in quel giorno, con quegli uomini, con quel secolo di leggenda che non poteva essere violato.
Per qualche istante tutti ci siamo detti dentro “regalo troppo grande, tra poco ci fischia un rigore contro ed espelle 10 dei nostri” ma in pochi attimi questa sensazione di punizione dovuta ed imminente si è volatilizzata.
I tifosi dell’ empoli ci urlano “come la Juve , voi siete come la Juve”, ma noi sappiamo che non è così: il denaro , la corruzione, la sete di potere qui non c’entrano nulla.
Qui c’è solo la leggenda che annichilisce ogni decisione umana, giusta o sbagliata che sia.
Oggi nulla deve impedire che si compia ciò che è scritto.
Ed allora il “capitano” in campo, anch’egli usurpato della fascia, si rigetta in attacco a tempo quasi scaduto.
Prova la solita incursione ma non ci riesce, palla respinta, la riacchiappa il Simone dell’acrobazia salva risultato, gliela ricede allungandosi sulla destra per ricevere lo scambio e portandosi dietro due difensori.
Ed allora il Gian Luca granata sente che è il momento di osare l’inosabile, cambia direzione, si accentra alla Rosina, scavalca di poco un avversario e con il suo piede “sbagliato” da fuori area produce una cannonata ...

Abbiamo ammirato come al rallentatore quel pallone scagliato da Giorgio, Gigi, Valentino, Pupi entrati in Gian Luca.
A metà strada sapevamo dove finiva, alla fine della corsa ha gonfiato imparabile la rete all’angolo alto a sinistra, ed i nostri cuori di gioia.
Un urlo e le braccia esultanti rivolte al cielo oggi più che mai.
Si è completata in un attimo l’emozione lunga 100 anni.

Se volete che vi racconti della cena di Gala a cui, pagando profumatamente, i presidenti e vice presidenti di vari club hanno partecipato con giocatori di ieri e di oggi, personaggi illustri e meno illustri del popolo granata, scrivetemelo.
Lo farò.
E’ stata bellissima, per carità, ho fatto una foto con PUPI e la pubblicherò.
Ma la storia granata si scrive sul campo quando siamo tutti li insieme a soffrire per vincere, non nelle cene di gala.
Noi “ non siamo come la Juve” ne mai lo saremo.
Le partite non le truccheremo mai.
Sarà qualcuno lassù che ogni tanto e speriamo sempre più spesso, provvederà a restituirci quanto in questo secolo ci è stato rubato, e a lasciarci quanto di leggendario ci siamo conquistati.

GRANATA DA SEMPRE e PER SEMPRE

Domenica Comottino non ci sarà. Anche questa volta sarebbe stato “usurpato” della fascia di capitano come in quell’incontro che ha già sapore di leggenda pur essendo stato giocato da poco più di un anno.
Lui però in quel giorno è entrato definitivamente e a buon diritto nella leggenda della storia granata e ne è consapevole.
Lui, a differenza degli altri, potrà ancora contribuire sul campo, se lo vorrà, nel far proseguire questa travagliata ma meravigliosa storia granata.
Intanto domenica, sono certo, seguirà la partita in televisione da Roma, se non sarà ancora tornato, o magari dagli spalti in tribuna, e potrà temporaneamente unire il suo “ Karma positivo” a quello di - Luciano ("Giaguaro"), Nello, Roberto("Faina"), Patrizio, Roberto, Vittorio("Caporalbauer"), Claudio (il "Poeta del Gol"), Eraldo, Francesco ("Ciccio"), Renato ("Zac"), Paolo ("Puliciclone”), Valentino, Gigi, Giorgio - per infondere ai suoi compagni quella “ forza cosmica “ che gli ha consentito il 3 dicembre 2006 di produrre con il suo piede sinistro uno delle più belle reti della storia del Toro.
Se accadrà poi con il suo giovane e promettente sostituto, “ Mottino” , sarà davvero un incredibile segno del destino.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

3 aprile 2008
qualche
aggiornamento dall'infermeria

Visto che siamo del C.T.O e qualcosa sappiamo prima degli altri, spesso tutti i fratelli ci chiedono notizie sulle condizioni dei vari infortunati.
Oggi iniziamo con estrema discrezione a soddisfare le vostre curiosità.
Non è un pesce d’aprile nonostante il calendario.

In primis la moda delle sublussazioni di spalla ai difensori rilanciata recentemente da Chivu ha colpito il nostro Di Loreto che, per non essere da meno, ha pensato di procurarsela a tutte e due in un solo incontro. Molti di noi non l’avevano inteso.
Comunque il nostro presidente, che l’ha visto stamattina, ci dice che a suo parere non c’è nulla di chirurgico al momento e che con la fisioterapia dovrebbe risolvere a breve tutto sulla spalla destra, che è quella più sofferente, mentre la sinistra non ha praticamente nulla.
Comottino è rimasto a Roma a seguire il primo ciclo riabilitativo dopo l’intervento, in un centro indicato dal Dott. Mariani.
Natali, a cui è stata messa una “vitina” per far saldare meglio la frattura, potrebbe in teoria riprendere a camminare regolarmente entro due settimane. Non è comunque pensabile di vederlo ritornare in campo per questo campionato.
Sereni deve continuare a fare allenamento differenziato per evitare le ricadute sullo stiramento che è in lenta remissione. Per fortuna c’è Albertone “Jimmy” Fontana che con il suo “mignolo bionico made in C.T.O.” para tutto.
Barone pare essere recuperato e quindi in grado di sostituire Grella domenica, anche se la maggior parte di noi probabilmente vedrebbe meglio l’impiego di Bottone.
Stellone non si è allenato oggi con i compagni ma esclusivamente perché la sua storia di infortuni e le caratteristiche delle sue “cicatrici” richiede un più lungo periodo “defaticante”.
Tenete presente che nella sua carriera non ha mai praticamente giocato tante partite consecutive come quest’anno, tra l’altro completandole tutte e dimostrando sempre una ottima condizione fisica.
Lui è il massimo esempio dell’impeccabile conduzione dello staff medico del Torino.
Lo stesso dicasi per Dellafiore che ha rallentato l’allenamento oggi ma solo per motivi cautelativi.
Rubin è recuperato perfettamente dal punto di vista atletico. Chi l’ha operato lo vorrebbe già in campo. Il medico sociale intelligentemente temporeggia per attendere una più sicura tenuta del neolegamento.
Ventola pare aver recuperato prima del previsto il problema muscolare ma è stato fermato da un influenza.
Ci spiace non potervi dire nulla sulle condizioni di Diana perché di queste non siamo informati.
Si parla di tendinite ma non sappiamo di quale distretto.

Insomma i problemi continuano ad esserci ma onestamente appaiono più fortuiti e non legati agli eccessivi carichi di lavoro, come qualche mese fa.
Ciò detto attendiamo domenica per vedere se questo è il vero Toro, solido anche nelle difficoltà e capace di non farsi imbrigliare dalla disperazione di una squadra, in situazione tragica, come l’ Empoli che ha tra l’altro ritrovato il condottiero ostico della prima parte del campionato.
Ciao ragazzi.
Se c’è qualche novità vi aggiorniamo.

La redazione di
Torinclubcto.com


30 marzo 2008
CATANIA 1 - TORINO 2

TANTI AUGURI VALENTINA, MA CAIRO MI DEVE UN DIVANO NUOVO.

Oggi è il compleanno della mia stupenda e magica Valentina.
Le ho regalato il rinnovo della tessera al nostro club con una bella “borsetta” granata.
Ho chiaramente aggiunto anche qualcos’altro, altrimenti non sarebbe stata completamente soddisfatta.
A pranzo la torta con le nove candeline, le foto con il “mitico” fratello maggiore, ormai tifoso incallito del TORO.
Poi è iniziata l’attesa piena di tensione e speranza per la trasferta a Catania.
Niente riti scaramantici?
A dire il vero un piccolo rito l’ho fatto.
Dopo aver letto la probabile formazione su toronews ho sentito un irresistibile bisogno di scrivere due righe prima della partita per inviarlo sul sito ed agli amici:
“Finalmente! Con questa formazione si vince”.
Poi ho desistito per paura di scatenare la “solita iella”.

Ore 15 calcio d’inizio.
Stefano è accanto a me.
Corner per il Catania.
“Bisogna fare attenzione a Spine ... ??!! ...” Linguaccia mia stai zitta ... SIAMO GIA SOTTO.
Stefano attende trenta secondi poi si alza: “no, non ce la posso fare” e si rintana incazzato nella sua stanza.
A me lo dice? Iperteso, con 15 chili di troppo, fumatore ... le coronarie di un vecchio cuore granata? Che fine farò?
Recoba al limite dell’area non spreca il pallone, si guarda in torno, vede Diana libero sulla destra, lo raggiunge con un assist perfetto, Diana sembra intenzionato a tirare una legnata poi lucido attende il portiere in uscita e lo infila.
Un urlo bestiale “ eruttato “ dal profondo dell’anima sommerge l’intera abitazione.
Salto sul divano nuovo, avvertendo un primo cedimento, ma faccio finta di nulla e mi catapulto fuori dal salone mentre Stefano mi corre in contro.
Il gatto terrorizzato comincia a correre all’impazzata verso la cucina da dove esce Valentina con mia moglie “Che è successo Papa?” mi dice, ed io “GOOOOOOOOOOLLLLLLLLLL – GOOOOOLLLLLLL” “Stiamo vincendo papa?” “ No! Abbiamo pareggiato GOOOOOLLLL – GOOOOOLLL” . Abbraccio Stefano, il gatto continua a fuggire e mia moglie osservandomi attonita, sbotta “Ma sei fuori? “.
“ GOOOOLLLLLLLLL” urlo ancora.
Ancora esultando mi risiedo sul divano, avverto un altro piccolo cedimento e mi rialzo di scatto per non destare sospetti.
Un primo tempo infernale, con Stefano accanto a sorreggermi.
Ogni volta che tenta di spostarmi verso la “zona lesa del divano” si becca a sua volta un piccola spinta di “incoraggiamento”.
Spesso, anche per la tensione mostruosa, mi alzo e mimo ogni azione di difesa ed attacco.
Quante reti sprecate! Recoba, Rosina, Zanetti.
Che sofferenza la sofferenza di Di Loreto: ho male alla spalla sinistra! Quanti rischi sugli attacchi del Catania.
Gimmi fa un po’ paura.
Potevamo passare in vantaggio ma potevamo anche capitolare nuovamente.

Secondo tempo.

Di Loreto non ce la fa, entra Lanna e gioca una buona partita da centrale, come già accaduto un'altra volta in precedenza, non ricordo al momento in che partita.
Rizzoli ed i suoi ci negano un azione di contropiede con Motta, fischiando il solito fuorigioco inesistente.
Non sto più un secondo seduto.
Inizio ad implorare Novellino; “fai entrare lo zuccone di Guidonia che il Chino non tocca più una palla”.
Provo uno sciocco desiderio di mandare un SMS a Stesina per implorargli di intercedere. Telepatia? Benché la decisione sia scontata fingo di crederci quando avviene la sostituzione.
Anche questa volta mi è sembrato un attimo, pur essendo trascorso certamente qualche minuto.
Delizioso pallone di Rosinaldo a scavalcare i difensori avversari schierati in linea, tocco ad evitare il portiere in uscita di Davide che si allarga sulla destra – non andrà mica un'altra volta verso la bandierina del calcio d’angolo? - poi si accentra e con un destro invia un pallone lento, studiato ad arte per le mie coronarie, a superare con il rallentatore la linea di porta inseguito dal portiere.
Mi dimentico del divano e ci risalto sopra urlando a squarcia gola, la gamba si infossa con un rumore preoccupante di frattura …. No?! Non è la mia gamba per fortuna. La “estraggo” dal foro prodotto e continuo la mia danza folle per la casa
“GOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLL”
Il gatto si è già abituato e mi osserva sconsolato come si osserva un idiota. Valentina mi viene in contro “ Buon compleanno amore” le urlo prendendola in braccio “B..B..B..Buon compleanno a te papa!!!?” “ Grazie, chissà se ci arrivo”.
Il resto della partita l’ho trascorso in piedi a girare attorno al divano sfondato, strategicamente nascosto dai cuscini, appoggiandomi talvolta su quello sano o avvicinandomi pericolosamente con le mani giunte ed imploranti verso il 46 pollici al plasma, debitamente acquistato a rate l’anno scorso per produrmi adeguata sofferenza nelle partite in trasferta.
Stefano non ha più retto agli ultimi dieci minuti, anzi quindici, visto il recupero e si è nuovamente nascosto nella sua stanza.
Mia moglie decide di venire a supportarmi e mi domanda ridendo con Valentina “perché non ti siedi?” ed io “non ce la faccio, non riesci a comprenderlo”. Sorridono entrambe in modo dolce ma scuotendo il capo come si fa quando uno stordito irrecuperabile ne combina una delle sue.
Sono tuttavia sufficientemente lucido da tenerle lontane dal pezzo di divano sfondato.
Quindici minuti terribili con la sensazione di avercela fatta, “ma anche“ (Veltroniano) con il terrore che qualcosa di terribile possa accadere: una paperaccia di Gimmi ad esempio.
Ed invece ….??? A un decimo di secondo dal fischio finale ?? Spiovente nella nostra area con persino Polito a tentare di buttarla dentro, un rimbalzo e la palla che arriva perfetta per una classica girata al volo sotto porta di Spinesi solo davanti a Fontana …….. mioDDio nooooooooooooooo …….altro che “papera del gigantesco cuore granata” ………….con un uscita da “ mostro “ si oppone con tutto il corpo alla bordata dell’attaccante catanese, che già era pronto ad esultare, e con rabbia taurina gli respinge per sempre ogni velleità di pareggio.
E’ davvero fatta.
Vado ad annunciare la notizia a Stefano che raggiante mi abbraccia.
Ascolto le pulsazioni del mio cuore. Rapide ma regolari.
Domani telefono a Cairo per informarlo che mi deve comprare un divano nuovo, oltre a rispondere alle due lettere di invito alla nostra cena sociale che gli ho inviato. Sono un illuso? …….Lo so.

Gran compleanno Vale.

Faccio due commenti seri , o quasi, se mi è concesso.

Queste partite non si vincono per caso.
Si deve mettere in campo la giusta formazione, anche in super emergenza, e questa volta Monzon l’ha fatto. Si devono fare i cambi giusti al momento giusto ed è avvenuto. Si deve preparare la partita con la giusta tensione; mi stupisce che sia stata necessaria la presenza del simpatico presidente “mandrogno” per farlo.
Diana quasi piangeva ai microfoni di SKY come stavo per piangere io. E’ indicativo e mi ha fatto piacere.
Tutti i quattordici scesi in campo hanno risposto a dovere. Bisogna puntare su di loro oramai, alternando Recoba e Di Michele, evitando di reinserire Barone e Lazetic se non in estrema emergenza, cercando se possibile di utilizzare Bottone al posto di Grella che di tutti, non me ne voglia, mi è sembrato quello che oggi ha fatto le cose peggiori.
Tra quindici giorni poi ci sarà l’opportunità di schierare nuovamente Rubin senza metterlo in una condizione di rischio. E Malonga ? Io non lo dimenticherèi.
Continuo ad essere convinto che come le sconfitte “venivano da lontano” anche questa vittoria nasce da scelte di mercato tutto sommato corrette. Una partita così difficile non la vinci se sei una squadra di brocchi e nemmeno se sei una squadra di mediocri. Cosa dicevo di Motta ad esempio? E non solo.
Ripeto quanto già scritto altre volte. Questa è una bella squadra che deve solo impregnarsi dello spirito granata e credere nei suoi mezzi.
Sul prossimo incontro con l’Empoli non mi pronuncio visto che avevo dato per morto il Cagliari
( ma solo per spronare i nostri ) ed abbiamo visto cosa è successo.
A proposito.
A questo punto, visto che i Sardi e gli amici del Poetto mi stanno simpatici ( si è capito, spero), l’anno prossimo mi auguro davvero di cuore di non dover tifare per una loro pronta risalita in A.

Un abbraccio fratelli.
Ora devo occuparmi di trovare su internet qualcuno che mi ripari il divano.
Ma chi se ne frega! Sono felice! Come ciascuno di voi! Lo so.

P.S.
Su quanto accaduto all’autogrill di Crocetta Nord non faccio commenti perché non lo ritengo strettamente legato al calcio ed al tifo, così come per tutti gli altri eventi “ follemente tragici” accaduti in passato, dentro e fuori dagli stadi.
Se vogliamo parlare della sconsolante idiozia di molti esseri umani dobbiamo avere il coraggio di farlo sempre ma in altri contesti, probabilmente meno mediatici.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala


27 marzo 2008
LA POESIA E LA FEDE NEL CUORE DEI TIFOSI GRANATA

Cari fratelli del Toro Club CTO e di tutti i Club.
Vi invito ad accedere più spesso al nostro sito, non tanto per leggere le mie elucubrazioni che spero a breve non siano più tanto isolate visto l’allargarsi della nostra redazione, ma per tenervi informati sulle attività sociali.
Contestualmente vi sollecito ad accedere spesso in toronews.net, anche in questo caso non tanto per leggere i miei pezzi pubblicati, bontà loro, ma per soffermarvi sulla superba poesia che scaturisce dalle “penne – tastiere” di tanti altri fratelli “scrittori” che trovano giusto spazio su questo bel sito.
Sono davvero “sconvolto”, è la parola giusta, dalla delicatezza con la quale personaggi a noi affini che conosciamo solo in virtù di questo sito, riescono a trasmettere messaggi a dir poco sublimi di tifo granata poetico.
I racconti di Saglietti, per quanto sempre De Amicisiani ed interminabili, mettono ogni volta i brividi e ti costringono alla completa lettura.
Ma altri amici ed amiche come Fabiola Luciani o Marco Peroni, per citarne solo alcuni e senza voler far torto a tutti gli altri, riescono con sottili e stupende similitudini poetiche, persino di elevato livello culturale, a raccontare emozioni che scaturiscono dall’inimitabile storia passata e recente della nostra fede calcistica e a disegnare quanto essa abbia prodotto e produca nel nostro modo di essere granata e nella nostra capacità di trasferire nella vita di tutti i giorni questo modo di essere.
Leggendoli rimango estasiato e mi sento orgoglioso e felice perché avverto con questi “ignoti esseri umani“ una vera simbiosi che mi fa dimenticare le recenti delusioni e le ennesime difficoltà a cui andiamo in contro.
“Noi portiamo il fuoco” è in fondo quello che dico sempre ai miei stupendi piccoli tifosi granata che sembrano nati del TORO, prima che io nascessi, per quanto non si fanno scalfire dalle sconfitte e credono fermamente che il TORO non sia una semplice società sportiva ma quel qualcosa di più grande ed unico che tutti sappiamo.
“Carpe diem“ è il loro motto più di quanto lo sia per me e lo sanno vivere nel loro bellissimo sangue granata.
Guardandoli e avvertendo in loro la saggezza di tanti fratelli granata, espressa anche nei “brani di poesia“ che si leggono su toronews.net, non mi rammarico di averli cresciuti granata, non mi dispero per le recenti sconfitte sportive e non mi abbatto per i ripetuti infortuni che colpiscono i nostri pedatori (semplicemente qualche volta m’incazzo).
Alle lacrime di Comottino si è aggiunto il pianto sconsolato di Natali.
Di Ventola non so, ma spero e credo di no visto che il suo infortunio, per quanto si fosse appena ripreso, è meno grave.
Non credo che questi ragazzi si siano abbattuti solo per la paura di vedere rovinata la loro carriera; anche se “ignoranti“ in materia medica ben sanno che recupereranno completamente la loro forma.
Ho avvertito nel loro sconforto il grande dispiacere di non poter lottare più in questi ultimi due mesi per far risorgere la squadra a cui si sono legati.
Pare che il nostro capitano destituito, stuzzicato dal chirurgo che lo stava per operare al suo diniego nel voler osservare le fasi dell’intervento sul monitor di sala operatoria con una frase del tipo “solo i giocatori della Juve non vogliono guardare”, abbia immediatamente reagito facendo accendere tutti i monitor.
Io ci credo perché lui è un cuore granata e sempre lo sarà, anche qualora dovesse vestire un'altra maglia.
Non aggiungo altro su questo ennesimo momento storto, se non la mia convinzione che anche questa volta, come in passato, ne verremo fuori ancora più forti, come ne sono convinti tutti i veri vecchi e nuovi cuori granata.
Non so con quali risultati immediati e passando attraverso a quali altre sofferenze, ma sento che questo momento della nostra storia rappresenta una necessaria fase di svolta che ci porterà a raggiungere traguardi più prestigiosi di quelli raggiunti un tempo.
D’ altronde non può pensare diversamente un tifoso granata, se circondato da così tanta fede e poesia.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

25 marzo 2008
LE FOTO Da
TORINO-MILAN di sabato

Noi della Redazione di torinoclubcto.com eravamo presenti allo Stadio ...
Ti proponiamo le foto più belle ...

clicca qui per vederle

Simone Vacca - Web Manager

22 MARZO 2008
Toro - Milan:
Un facile commento lampo

Bel Milan, forte anche senza Kaka'. Ottimo Toro, come spesso, sfortunato.
Migliori: Fontana (pazzesco), Diana, Zanetti, Stellone.
Pessimo l'arbitro: un fuorigioco fischiato a Di Michele inesistente, uno non fischiato a Gilardino molto evidente, un rigore per tempo non fischiati a nostro favore, i soliti falli in attacco fischiati a Stellone e Zanetti quando erano falli subiti, un corner chiaro non assegnato
.
Novellino sbaglia a schierare Corini che come noto rallenta il gioco. Con Zanetti al centro e la coppia Motta e Diana sulla destra questo Toro sarebbe stato ancora più, bello. Anche questa sconfitta viene da lontano. Ora ci attendono due spareggi salvezza: spero che tutti ne siano consapevoli. Buona Pasqua Fratelli Granata.

Guido Regis.
Presidente del Torino Club C.T.O. Claudio Sala

21 MARZO 2008
SU TORO –
UDINESE (UNA IMMERITATA SCONFITTA MERITATA)
ED ALTRE RIFLESSIONI SUL PASSATO, PRESENTE E FUTURO DEL NOSTRO TORO

Sono al cospetto di una stupenda nevicata di inizio primavera, che mi impedisce di godere del meraviglioso ed imponente spettacolo del Monte Bianco e di andare a sciare in quel di La Thuile (a “Courma” non ci vado perché ci sono troppi “bauscia”).
Comunque promette bene per i prossimi giorni; al limite si va nell’incantevole Valle d’Arpy recentemente decantata da Bocca su un settimanale quasi serio, ad esercitarci nello sci di fondo.
Nell’attesa decido di fare una pausa, interrompendo la stesura di un articolo scientifico ove descrivo l’esperienza maturata in dieci anni con alcuni validi colleghi e fratelli del toro club, nel trattare in modo poco cruento e con ottimi risultati un doloroso tumore benigno adolescenziale dell’osso.
Come occupo questa pausa?
Provando a stemperare la tensione per un altro argomento più futile ma che mi sta a cuore, IL TORO, riversando su carta ... perdonate il lapsus nostalgico ... su supporto informatico le mie riflessioni dopo gli ultimi ineluttabili eventi.
Penso che ciascuno di coloro che, come il sottoscritto, provano a trasmettere sensazioni ed esprimere opinioni o commenti nei vari spazi dei siti dedicati al toro, sia consapevole che questi “articoli” raggiungono da un minimo di qualche decina ad un massimo di poche migliaia di lettori,
anch’essi in genere affetti da questa faticosa passione/malattia granata.
Parimenti sanno che le loro esternazioni hanno sostanzialmente il privilegio di consentire uno sfogo condiviso delle proprie tensioni, che tuttavia difficilmente raggiunge il principale oggetto della propria passione, vale a dire i “pedatori granata” ed i loro dirigenti diretti ed indiretti.
E’un vero peccato, perché se i ”nostri ragazzi“ ci leggessero con attenzione potrebbero sicuramente imparare tante cose dello spirito granata e non solo.
Potrebbero ricevere sani stimoli di crescita e riflessione da parte di personaggi “ comuni” ma probabilmente più avvezzi ad affrontare la vita e le sue difficoltà, a tentare di vincere sempre contro i soprusi, le ingiustizie, o magari anche solo contro la propria pigrizia e scarsa forza di volontà.
Oggi, come altre volte, provo a rivolgermi a voi “ pedatori granata” e al vostro condottiero legittimamente confuso, con l’illusione che qualcuno di voi legga ed inviti gli altri a farlo per poi riflettere. Chi vi parla è un uomo di quasi mezza età che è abituato da anni ad affrontare, e sovente risolvere, grandi problemi di vario tipo, in minima parte suoi ed in gran parte non suoi, o a doversi proteggere da uno sparuto numero di presuntuosi ed invidiosi. E’ anche uno che qualcosa di calcio vero ha masticato, se non altro perché l’ha giocato nelle strade, nei cortili, negli oratori e nei campi di periferia raggiungendo poi, con un pò di fortuna, anche le giovanili di una prestigiosa squadra di serie A. La fortuna si è interrotta a diciotto anni appena compiuti con un brutto incidente che gli ha distrutto menischi e legamenti di un ginocchio; trent’anni fa questi incidenti significavano la fine per sempre del sogno pallonaro, ma il “comune mortale” in oggetto ha saputo aprire altre porte, come è uso dire, meno redditizie ma certamente più nobili e non meno ricche di soddisfazioni.
Ne approfitto, dato l’argomento, per rivolgermi a Comottino che mi è stato detto assai abbattuto, fino quasi a piangere, dopo il responso della Risonanza Magnetica. Guarda che non è così grave il tuo infortunio e con le “palle granata” che dovresti aver sviluppato, puoi ritornare a calcare i campi di calcio in tempi ben più brevi di quanto ti sia stato prospettato e tu possa pensare.
Ma veniamo, dopo quest’ampio preambolo che avrà già fatto desistere i più stolti dalla lettura, alla riflessione rivolta ai nostri pedatori e a chi direttamente e indirettamente li dirige.
I nostri inviti pre Cagliari a non confidare nella quadratura, negli schemi faticosamente raggiunti in sei mesi e nell’indubbia superiorità tecnica dei singoli (siete tutti giocatori di medio elevato calibro che avete vestito la maglia della nazionale A o under 21, o che potreste ambire a vestirla se non altro come seconde scelte) che però fino alla partita con l’Atalanta, non avete mai dimostrato di saper realizzare in un collettivo capace di risultati di gran lunga superiori a quelli ottenuti, avevano un ben preciso significato.
A Cagliari si doveva aggiungere la grinta cieca e distruttiva del vero granata per imboccare definitivamente la strada del VERO TORO, ed evitare figuracce che avrebbero mandato in fumo tutto il lavoro fatto.
Manco a dirlo è successo, come noto, l’esatto contrario.
Nei tre giorni successivi alla disfatta avete provato a raccogliere e rimettere insieme i pezzi del difficile puzzle, volati via ed in parte andati a nascondersi chissà dove. Ma per quanto esista una “memoria di forma” del buon lavoro fatto, alcuni ingranaggi saltati del meccanismo precedentemente costruito, hanno bisogno nuovamente di tempo per ritornare a funzionare.
Con l’Udinese si è visto.
La squadra è tornata ad essere più attenta, ma nel primo tempo è sembrata spaventosamente contratta per la paura di subire gol irrecuperabili.
Il sacrificio doveroso del folle Di Michele ha di fatto nuovamente castrato le possibilità di aprire gli spazzi alle giocate di Rosina, il quale ha dato la falsa impressione, smentita dal secondo tempo, di non essere in condizione fisica. Paradossalmente il migliore in campo è sembrato Lazetic, ma solo perché si è affannato disordinatamente su ogni pallone, confermando comunque di essere tecnicamente il peggiore degli undici.
L’ Udinese, che è quinta in classifica, ha tirato nel primo tempo una sola volta nella porta di Sereni su un calcio di punizione, procurato ancora una volta da una sciocchezza di Grella, a mio parere frutto dell’assenza delle dovute raccomandazioni ad evitare falli in quella delicata zona del campo.
E come in precedenza ad esempio contro il Parma né è scaturito il tiro della domenica, trasferito al mercoledì sera, che ha incocciato il palo interno ed è finito in rete.
Ma anche voi, pedatori del nostro cuore, non siete riusciti che una sola volta ad impensierire il portiere avversario. Poco conta il fatto che non ci sia stato concesso un rigore sacrosanto a quanto mi dicono, visto che non ho assolutamente guardato nessuna delle note “ telenovela moviolate”.
Nel secondo tempo la musica è indubbiamente cambiata, ve ne diamo atto.
Il rientro di Di Michele per Lazetic, e la necessaria sostituzione di Comottino con Motta, che ha giocato quasi da cuore Toro contro la sua attuale e futura squadra ( se presidente e dirigenti non decideranno di impegnare intelligentemente il loro capitale per far proprio un bel talento già quasi formato come questo) hanno consentito di rivedere la squadra delle migliori ultime partite, anche se un po’ più disordinata ed affannata.
Fontana, entrato a sostituire lo stirato Sereni, è dovuto intervenire solo due volte, la prima con la sua mano “bionica” , operata da uno dei bravi chirurghi del CTO, per impedire un autogol di Di Loreto, e l’altra per deviare un insidioso tiro all’angolino basso di Di Michele.
Per il resto si è visto solo Toro: un bel Rosina che ha cercato di prendere per mano la squadra e portarla al pareggio e qualcosa di più dimostrando di poter fare benissimo il regista d’attacco, un discreto Barone, il solito di Michele bravo ad aprire gli spazi e nell’uno contro uno, ma sciupone anche quando ha colto un palo, un continuo Stellone che ha segnato un gol regolare ma annullato ingiustamente. Non trovo nessuno onestamente a cui dare l’insufficienza.
La sconfitta è stata assolutamente immeritata e la meravigliosa Maratona ve ne ha dato atto incitandovi senza un decimo di secondo di pausa per tutto il secondo tempo, mai sottolineando gli inevitabili errori che avete comunque commesso.
Nel contempo questa sconfitta è meritata perché viene da lontano, da Cagliari e ancora prima, dove non avete “ tirato fuori le palle”, come prontamente vi hanno chiesto sempre i meravigliosi della maratona quando avete pensato di andare a raccogliere in gruppo gli applausi per l’impegno messo.
Incitare da dodicesimo uomo si, ma applaudire per una ennesima sconfitta immeritata ma meritata dieci volte tre giorni prima con il nulla del Sant’Elia, no cari ragazzi.
Ora mi rivolgo al condottiero Monzon. Contro il Milan sarà difficile, più difficile, difficilissimo ma guarda che gli uomini che hai a disposizione, pur con i nuovi infortuni che tra l’altro potrebbero semplificarti le scelte (escluso quello di Sereni, ma “GIMMI” è un cuore granata) non sono dei brocchi. Devi osare e preparare accuratamente questa partita.
Non puoi non aver notato che il miglior Toro di questa stagione si è visto sempre solo con Rosina, Di Michele e Stellone contemporaneamente in campo.
Non puoi non aver notato che Diana incide di più, come è giusto che sia, nella sua naturale posizione sulla fascia destra. Tra l’altro nel secondo tempo con l’Udinese, una volta resosi conto della maggiore dinamicità di Motta, si è messo a fare il difensore, consentendo al talentuoso capitano dell’Under 21 di incidere in attacco più di quanto aveva fatto lui fino al momento dello “ scambio”. Non puoi non aver notato che con Barone e Corini non si riescono a supportare le punte e contemporaneamente aiutare i difensori come con Grella, Zanetti e Bottone.
In più ti auguro di ritrovare tra oggi e domani Malonga e Della Fiore. Il primo, insieme a Ventola, potrebbe essere una buona alternativa ad un eventuale prestazione deludente di Di Michele. In assenza di Pisano il secondo, se in forma, potrebbe essere un ottimo sostituto di un Lanna troppo insicuro nelle circostanze cruciali.
Concludo ricordandoti che il tuo compito principale comunque e sempre è quello di infondere a questi nuovi “pedatori granata”, la rabbia distruttiva che tu ben conosci con la quale il “VERO TORO” carica ogni suo avversario dalla notte dei tempi.
Il dodicesimo in campo, sabato, come sempre, ci sarà.
In bocca al lupo

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

19 marzo 2008
TRE GIORNI STREMANTI

Domenica, alla mazzata inferta al mio povero cuore da una smidollata prestazione dei “soliti ignoti” per la quale bene o male tutti, tranne me, si sono in fondo ingegnati a trovare una qualche giustificazione che non risiedesse esclusivamente nella completa assenza di dignità, si è aggiunta una massacrante notte di guardia da “amarcord degli ipocondriaci”, condita di qualche sparuto reale bisognoso.
Immaginate la mia faccia pallida e con barba incolta alle sette del mattino a pietire un caffè al bar del C.T.O. Di fronte il solito viso sorridente di una delle ragazze al banco, con il suo berrettino d’ordinanza “bordeaux - granata” che noi interpretiamo quale segno di giusta appartenenza ai noti colori dell’ospedale. La gentile e giovine fanciulla mi dice - si vede che ha fatto la notte dottore - ed io - non è l’unica cosa che mi distrugge - e lei - cos’altro? - ed io - ma dai non fingere, non vedi l’atmosfera? Siamo tutti abbattuti per la penosa prestazione di ieri - e lei - io no di certo, dottore, sono della Juve……-
Czzzzoo … è anni che mi conosce e mi ha sempre sorriso a qualsiasi battuta facessi contro la gobba, senza mai dare il benché minimo segno di patirne, anzi spesso annuendo e convincendomi d’esser sorella nostra.
Ecco: dopo la legnata invereconda di ieri ha trovato l’innocente coraggio di sbeffeggiarmi con la solita gentilezza e sorriso.
Ma vi rendete conto “pedatori granata dei miei stivali” che cosa avete combinato.
D’improvviso mi accorgo dei sorrisi di scherno degli altri gobbi e meno gobbi che appaiono come funghi attorno a me.
Ma dov’erano prima sant’iddio?
Eccolo li lo specializzando infame, nato da seme granata e ventre granata l’anno dello scudetto e spudoratamente mal formatosi autonomamente, nonostante l’amore dei genitori, in viscido gobbo.
Gli ho dato il permesso di darmi del tu ma lui ama in pubblico darmi del Lei (dice per rispetto ma non so se credergli). “Buon giorno professore” (sa che odio essere chiamato professore) “Le posso offrire dell’acqua fresca? ... ”.
Lo uccido? Lo costringo a lavarmi la macchina con la lingua come gli ho promesso tante volte?
Non ho tempo di pensare ad altre sorte di torture, che avverto qualcuno stringermi la mano ma solo con “tre dita” ... poi dalla nebbia che avvolge i miei occhi stanchi e infuriati, supportata dagli occhiali appannati, compaiono le figure di altri colleghi ormai da secoli silenziosi e dimessi, che improvvisamente sogghignanti mi salutano e fingendo di rincuorarmi dicono “dai … ci può stare perdere con tre gol di scarto al Bernabèu” ...
Ma non potete immaginare e probabilmente non ve ne frega nulla “pedatori granata dei miei stivali” di che cosa avete combinato.
Tre giorni tremendi sono trascorsi, anche se alla fine il viscido specializzando è tornato ad esser il simpatico e bravo burlone di sempre; in fondo al toro vuole bene se non altro per non ferire i sentimenti della mamma e del suo babbo, che lo guarda amorevole dal cielo. Anch’io gli voglio bene, ma prima o poi la macchina la lava. La ragazza del bar è sempre lei e della gobba poco si cura, così come in fondo i tifosi dei cugini al CTO continuano ad essere in minoranza; solo le allucinazioni frutto della infausta domenica me li avevano fatti apparire come fantasmi oppressivi e sadici.
Ma l’amarezza non mi ha abbandonato. Nemmeno la bella assemblea del nostro Club dove il consiglio è stato confermato, allargandosi con nuovi amici e dal quale probabilmente scaturirà la mia rinomina, sono riusciti a non farmi pensare al nulla prodotto ai margini del Poetto.
Come ha ragione il simpatico Lorenzo Carrus nel suo pezzo “Pizzaballa” apparso su toro news, quando parla della difficoltà dell’essere presidente di un toro club. Tra l’altro grazie fratello per le belle parole.
Tra poche ore ci avvieremo verso lo stadio e le sensazioni saranno contrastanti, non vorremo illuderci troppo credendo in una rapida reazione d’orgoglio di quegli undici “sciagurati” (in senso amorevole, ma non troppo), ne farci avvolgere dall’atavico pessimismo che potrebbe impedirci di essere il solito loro dodicesimo in campo. L’unica gioia e che i “giorni stremanti” sono stati solo tre e in novanta minuti avremo la possibilità di vederli svanire per sempre. Non vogliamo pensare ad altre eventualità.
Ma io non penso nemmeno di scommetterci sopra ... d’altronde non l’ho mai fatto ... io.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

18 marzo 2008
TORO “VERISTA”,
SVEGLIATI!

La “toritudine” estrema, quell’amore amore esclusivo fatto di tremendismo, destino cinico incombente anche quando le cose non vanno troppo male, ricerca perenne di infelicità, è figlia più della letteratura che del calcio. Senza nemmeno tanto esagerare si può dire che in linea diretta si collocano l’Iliade, l’Odissea e…il Toro. È inutile, in questo spazio della Rete, chiarire gli infiniti perché di quest’associazione di capolavori letterari e calcistici.
Anche senza scomodare la “Fatal Superga” dove potete trovare una vicenda come quella di Romero?
Un giovane torinista con la stanza tappezzata di ritratti di Meroni, investe e uccide la “Farfalla granata”… dopo qualche anno entra nella stanza dei bottoni della società per cui ha tifato sin da bambino e poi esce da quella stanza per portare i libri contabili in tribunale! Al di là delle possibili e legittime considerazioni economico-sportive su questo discusso personaggio, se si rimane confinati alla sfera letterario-calcistica, il parallelo con Omero vi sembra azzardato?
Non c’è paragone tra questa “triade” classica ed altre triadi subalpine, forse altrettanto classiche ma molto meno ricche di valori, un tempo di moda e che oggi in tutta fretta ci vorrebbero far dimenticare.
Ma torniamo al nostro amato Toro, una squadra che per fare risultati utili non può permettersi di dimenticare, nemmeno per un attimo (peggio se per 90 minuti), la vera natura culturale delle radici appena raccontate. La nostra squadra è come uno di quegli imprevedibili e simpatici signori di mezza età che sarebbero ridicoli se si presentassero al solito bar vestiti come minorenni: jeans calati fino al sedere, scarpe da ginnastica “oversize” slacciate, piercing e tattoo d’ordinanza… Se quel signore, vitale, pronto alla battuta pungente, generoso con chi ha meno di lui e per nulla invidioso di chi ha molto più di lui, improvvisamente si presentasse in questo modo diventerebbe da amabilmente imprevedibile, pazzo senza altri aggettivi.
È quello che è successo domenica a Cagliari dove un Toro svaporito, con gli attributi dimenticati nello spogliatoio (ma della Sisport) ha cincischiato con pantaloni a vita bassa contro una falange macedone zeppa di fabbri, propensi poco o nulla a dedicarsi allo struscio domenicale sul lungomare della capitale sarda.
Anche ad una squadra di calciatori zeppa di uomini già arruolabili nello screening per il tumore della prostata è possibile perdonare una giornata in cui “si sente la primavera”, un modo di dire che alle elementari aveva per me il sapore esoterico di una delle sentenze della Sibilla Cumana: anche l’Eneide, a ben pensarci è nelle nostre corde. Uno sfigato proveniente da una città (Troia) distrutta dai Greci che erano gli Juventini dell’epoca, scappa da questa città in fiamme, peregrina per il Mediterraneo…e contribuisce a fondare Roma che diventerà la padrona del mondo: noi siamo abilissimi ad interpretare la prima parte di questo mito ma poco alla volta dobbiamo imparare a credere che anche il finale di questa storia ci possa vedere protagonisti.
Quello che nel frattempo ci è assolutamente proibito è alternare la nostra naturale propensione alla disperazione con il pascolo nelle sconfinate praterie dell’entusiasmo immotivato dove trovano spazio i veri nostri nemici: l’amnesia della nostra storia, la sottovalutazione (anche inconscia) dell’avversario, il cedere (anche per gioco) alle lusinghe di chi inneggia alle nostre qualità.
Fateci caso; le disgrazie sportive del Toro arrivano puntuali dopo una settimana di elogi: questa volta sono stati gli articoli di fondo sulla lunga striscia positiva con la punta di diamante di un titolo fatto da un giornale che generalmente ci ignora: la Gazzetta sabato scorso scriveva: “ Un Toro che non sa perdere”…
Tanto per rimanere in ambito letterario noi siamo come i Malavoglia, quella poverissima famiglia di pescatori di Acitrezza che si rovina quando crede che sia possibile sfuggire al suo destino e s’illude poter diventare benestante: per l’epoca mangiare due volte al giorno senza lesinare sul pane e sul vino.
La corrente letteraria dove si consuma la tragedia di Acitrezza è il Verismo e il nostro Toro in versione verista è stato soltanto un brutto sogno, che non vogliamo fare mai più.
Più di tante parole forse basta soltanto un caffè forte: Toro, svegliati!
Nicola Ferraro

17 marzo 2008
Il nostro TORO si spegne e riaffiorano i “soliti …. fa rima con ignoti”

3-0 PER IL CAGLIARI

I commenti non servono ne le recriminazioni per il palese errore arbitrale che ci ha affossati.
Un primo tempo da “soliti …..ignoti” che non sanno entrare in campo con la dovuta concentrazione e consapevolezza dei loro mezzi.
Una squadra schierata che non sa né di carne né di pesce.
Ti vuoi difendere? Non metti Barone ma Bottone
Vuoi attaccare? Non metti Lazetic ma Rosina

Di Michele evidenzia i cronici difetti di un cervello gallinaceo?
Lo sostituisci immediatamente con il Ventola visto in forma agli allenamenti.
E si sarebbe potuto pure discutere sulla difesa, venduta alla vigilia come obbligata, ma che non avrei visto scandalosa con Lanna al centro al posto di Dellafiore non ancora recuperato e magari un Motta sulla sinistra.
Probabilmente sarebbe stato tutto comunque vano.
Nel secondo tempo non c’è stato nemmeno il minimo moto d’orgoglio visto in altre partite iniziate allo stesso modo di oggi.
Ben inteso: sappiamo accettare le sconfitte, in fondo ne siamo avvezzi, ma non con questo piglio.
La partita non è stata persa nemmeno in modo buffo da permetterci di riderci sopra.
Ti viene quasi da domandare a Di Michele a quanto davano oggi la vittoria per 3 a 0 del Cagliari contro il ... non lo dico per non infangare il glorioso nome.
Comunque noi mercoledì e sabato prossimo saremo allo stadio a tifare per voi, pedatori presuntuosi, capaci financo di fare i difficili per partecipare alle cene dei Toro Clubs.
Ma saremo li anche ad esigere la dovuta ricompensa per la rabbia che ci avete fatto ingoiare oggi, augurandoci che questa sconfitta vi sia di lezione.

PS: Alla nostra cena sociale magari invitiamo Acquafresca, stupendo prodotto del nostro vivaio, ammazzato dai falsi fallimenti voluti da vecchie e nuove cupole, ed unica vera luce granata di oggi.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala

16 MARZO 2008
MALATTIA GRANATA E FEBBRE SARDA

Girando in questi giorni per il grande ospedale Granata della nostra città sono stato investito dai commenti di alcuni fratelli del club: - “Hai letto? Comotto e Ventola se ne vanno” - “Hai sentito? Motta e Dellafiore tornano a casa“ - “Forse Zaccarelli sostituisce Antonelli” - “Cairo compra la Juve “ - “Cobolli Gigli ha pianto davanti ai vertici UEFA per ottenere l’iscrizione anticipata in Champions per demeriti sportivi” - “Collina vuole diventare presidente del Toro CLUB CTO ” ...
Non leggo i giornali sportivi e la ”bugiarda”. Guardo poco e mal volentieri le trasmissioni sportive nazionali. Lo volete capire?
Fratelli carissimi affetti come me dalla
MALATTIA GRANATA, perché continuate a farvi abbindolare da quei signori che sulle notiziole sportive, per modo di dire, e sui poco sapienti commenti tecnici hanno creato il vitalizio per loro e per i loro cari.
Perché non li costringete a produrre un nuovo modo di fare informazione sportiva, abiurando la lettura dei loro giornali e la visione delle loro “ telenovela della moviola e del mercato” fintanto che non proveranno a scrivere e disquisire con competenza ed un minimo di “par condicio” su quelle poche ma sostanziali cose serie che sono presenti anche nel mondo del calcio?
Comotto nell’affare Pazzini e Semioli? -
Sapete che adoro il nostro capitano tuttavia se così fosse ben venga.
Ma allora perché lasciare andare Motta, suo splendido, promettente sostituto naturale? –
Motta e Dellafiore sono solo in prestito, è banale che tornino alle rispettive squadre.
Se chi sostituirà Antonelli, in accordo con Cairo e Monzon, riterrà opportuno, avvierà delle trattative.
Ricordate l’anno scorso? - Bovo torna al Palermo che non lo venderà mai –
Poi l’ha comprato il Genova e li sta facendo uno stupendo campionato.
Ma insomma fratelli, la MALATTIA GRANATA non deve occuparsi di questo, ora.
E’ prematuro oltre che imprevedibile, anche per chi dentro al TORO ci lavora e ogni tanto qualche informazione me la concede.
Mica siamo salvi e tantomeno in zona UEFA?
La MALATTIA GRANATA deve vivere ogni domenica di una FEBBRE nuova.
Questa domenica deve essere la FEBBRE SARDA.
Dobbiamo creare una tensione positiva che pervada profondamente tutti i nostri “pedatori Breriani” vestiti di granata, perché producano un’ imponente prestazione distruttiva sul Cagliari.
I sardi mi stanno particolarmente simpatici.
Noi piemontesacci ci annettemmo al loro regno per volere di Vittorio Amedeo II, non dimentichiamolo. Gli abbiamo rasato tutti i meravigliosi boschi per costruire le nostre ferrovie,
stupendoci poi quando ci rechiamo li in vacanza di quanto sia brulla e povera di macchia mediterranea quella stupenda isola: “te credo!”.
Cagliari è una bella città con una bellissima spiaggia sterminata, il Poetto, che fino a pochi anni fa era di sabbia naturale, fine e bianchissima. Poi i soliti “illuminati amministratori” hanno fatto una delle tante “genialate” del secolo, rendendola un po’ meno naturale e bella.
Le coste sud, sud orientale e sud occidentale della Sardegna sono una favola.
Costa Rei, Villasimius, Pula, le isole di Sant’Antioco, Carloforte e San Pietro, etc, non hanno nulla da invidiare alla isole Caraibiche e sono, per ora, spaventosamente più vere della Costa Smeralda dell’Aga Khan, del Berlusca, del Briatore ed altri “compagnucci”.
I Sardi sono simpatici, un po’ zucconi, ma in fondo molto aperti ed intelligenti.
Persino i politici venuti da li sono personaggi gradevoli e tutto sommato per certi versi anche illuminati (incredibile). Pensate a Gramsci, Berlinguer, Cossiga, Pisanu …. un pò meno ad Angius Diliberto e Parisi.
Cagliari ha vinto un magico scudetto con degli idoli nazionali come il grande Gigi Riva.
E Zola? Non è un grande?
Ma nonostante tutto ciò quest’anno il Cagliari “è già retrocesso”: ahiloro è ormai scritto.
Non andiamo dunque a regalargli proprio noi qualche inutile punticino.
Dobbiamo creare tutte le condizioni per stravincere questa partita, consapevoli del fatto che possiamo e dobbiamo farlo.
L’anno venturo tiferemo per un rapido e trionfale ritorno in serie A della gloriosa squadra sarda, vivendo una più moderata e diversa febbre a loro amica.
Forza Generale Monzon e Truppa Granata : non deludeteci.
Curate con Febbre Sarda a suon di gol la nostra Malattia Granata.


13 Marzo 2008
in anteprima il "nuovo statuto"

Per scaricare il "Nuovo Statuto"


22 APRILE 2008
CENA SOCIALE

Organizza la "cena sociale”
il 22 APRILE 2008 alle ore 20.00
presso il Ristorante I CAVALIERI
Corso Chieri 48, Torino


OLTRE A CLAUDIO SALA PARTECIPERANNO A SORPRESA:
ALTRE VECCHIE GLORIE E
CALCIATORI DI PRIMA SQUADRA

La Cena, aperta anche a parenti e amici degli iscritti, prevede il seguente menu:

- Aperitivo con frivolezze salate
- Controfiletto marinato con scaglie di pecorino, pinoli tostati e pesto di rucola
- Rotolo di pasta all’uovo con asparagi e Castelmagno gratinato al forno
- Risotto al luppolo e vellutata di zafferano
- Medaglioni di maialino al latte in crosta di lardo d’arnaud e tortino di patate e cipollotti
– Biancomangiare alle mandorle con salsa al caramello e fragole
– Vini in abbinamento, acqua e caffè

Il prezzo concordato è di 35 Euro a persona

L’ adesione deve essere data assolutamente entro il 10 Aprile presso il BAR del CTO
al Signor Mignogna o suo incaricato
versando la quota relativa al numero dei partecipanti

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere anche a:
Luigi Barezzani
consigliere del Torino Club CTO
Cell. 3394172756
o direttamente al BAR
Tel. 011 6933521

IL Presidente del TORINO CLUB CTO CLAUDIO SALA
Dr. Guido Regis

9 Marzo 2008
IL NOSTRO TORO “GOZZANIANO”

Noi veri granata siamo un cuore solo e se esprimessimo in versi come vediamo e vogliamo da sempre la nostra squadra, parafrasando una poesia del Gozzano intitolata “La forza”, dedicata ad un suo amico lottatore di nome Mario, diremmo.

Bestialità divina, amato TORO, - quando affatichi i muscoli ben atti - e cingi e premi, ansando, e scuoti a tratti - il torso dell'atletico avversario!
Bene sai l'arte della forza. In vario - modo lo spossi e incalzi e pieghi e abbatti; - ti sussulta nei muscoli contratti - non so che desiderio sanguinario.
Gràvagli sopra, crudelmente bello, - con le scapole fa ch'egli riverso - tocchi la rena e più volte "gol" gli si gridi!
Ridevole miseria d'un cervello - quando il proteso già pollice verso - "Uccidi - grideremmo - Uccidi! Uccidi!"


Devono comprenderlo tutti che questo deve essere il NOSTRO TORO.
Gli uomini che vestono questa maglia e chi li conduce non possono che assumere le sembianze di questo lottatore, forte spietato mai domo, anche con l’avversario più forte e difficile, ma sempre tremendamente vittorioso con quello pari grado o più debole.
La nostra storia lo esige.
Noi PROSEGUIAMO con eguale onore la tradizione dei tifosi che videro la più leggendaria squadra della storia e come loro abbiamo assoluto diritto di vedere in campo la stessa risolutezza spietata che la rese invincibile.
In seguito , anche quando con ragazzi meno talentuosi calcammo con onore i campi di serie A, vincendo qualche coppa ed uno scudetto, o ci presentammo alle ribalte internazionali sfiorando per poco una Uefa, le squadre che vestivano i nostri colori avevano codeste caratteristiche.
Così, ripeto, deve essere il NOSTRO TORO, come allora ora e sempre.
Oggi si è vinto strameritatamente. Mi illudo che le mie farneticazioni pre partita abbiano sortito effetto in quanto Gervasoni “disgusti” grossi non ne ha fatti, anche se ha estratto un rosso forse esagerato, almeno da quanto intuito dagli spalti, falsando un po’ la partita ed il suo arbitraggio da quel momento in avanti.
Ne sono scaturiti troppa clemenza nel secondo tempo su falli ben più gravi e sulle troppo proteste ingiustificate di Doni, nonché un paio di fuori giochi inesistenti fischiati a Di Michele e Stellone.
Ma al NOSTRO TORO manca ancora quel che il TIFO GOZZANIANO chiede.
Questa Atalanta, sebbene fino a poche ore fa avesse sei punti più di noi, non vale metà della nostra squadra. Una volta ferita e successivamente ridotta in dieci, doveva essere sommersa e “UCCISA” alla faccia della “ridevole miseria d’un "cervello". Solo il Pelide Stellone ci ha veramente provato, tutti gli altri hanno ancora indossato vesti da pallidi granata.
Anche la scelta, tatticamente non discutibile, di togliere Rosinaldo per Lazetic, è una dimostrazione che Walter Alfredo Monzon non sente ancora quello che la somiglianza con il noto pugile e l’appartenenza ai nostri colori dovrebbe infondergli: la forza ed il coraggio per stendere definitivamente al tappeto l’avversario.
Gioiamo comunque perché, come già più volte detto, si vede che questa squadra è solida.
Speriamo d’essere letti dai nostri “pallidi prodi” in modo da infondere loro quella convinzione, oggi ancora non sufficientemente presente, che permetterà loro di costruire il vero NOSTRO TORO forte, capace a Cagliari, dove l’attende un moribondo pericoloso, di “ucciderlo” come è giusto che sia.

Guido Regis
Presidente del Toro Club C.T.O. Claudio Sala


3 MARZO 2008
PADRE VITTORIO BERTOLACCINI

Padre Vittorio Bertolaccini

Venerdì ha pensato bene di trasferirsi dal suo Principale, nell’alto dei cieli, Vittorio Bertolaccini, Padre Camilliano, storico Cappellano del CTO.
Un uomo di “grande peso” sotto ogni aspetto, che colpiva in un primo momento per la sua mole, per l’irruenza delle sue maniere, per la possanza della sua voce.
Ma in breve tempo chiunque l’abbia conosciuto trovava in quell’omone un grande cuore che dispensava ad ognuno, slegato dalle convenzioni.
Tutti quelli che sono passati per il CTO hanno avuto a che fare con lui.
Sapeva ubriacarti e farti ridere quando eri triste, farti vergognare e meditare quando eri superficiale, sdrammatizzare quando eri preoccupato.
Ieri alla messa con la quale lo abbiamo salutato, la cappella era stracolma di amici vecchi e nuovi.
E’ stata una messa nel suo stile anni 70, con i suoi alpini che hanno intonato cori intercalati ai canti classici, ed una tromba che ha suonato il silenzio.
Vittorio era un tifoso Viola, simpatizzava per il Toro, detestava la Juventus, ma voleva bene a quei pochi o tanti Juventini del CTO come a tutti gli altri.
Ci piace credere che il Signore abbia deciso di fargli vedere la partita Juventus – Fiorentina dalla Massima Tribuna d’onore, sapendo che avrebbe segnato Papa Waigo.
Ci piace pensare che abbia intercesso perché al 92° avvenisse il giusto miracolo tanto atteso.
Ci piace immaginarlo camminare con il suo fare possente tra i “corridoi del paradiso”, strombazzando la sua tromba, come avrebbe fatto per i corridoi del CTO, urlando una delle sue frasi caratteristiche: “li abbiamo fatti neri quei brutti gobbi”.

Non è retorica….Vittorio già ci mancavi molto, ora ci mancherai di più.

Guido Regis Presidente del Toro Club CTO Claudio Sala

2 MARZO 2008
CASSANO:TORO - 2:1 , MA STRAPPIAMO UN PUNTO

I commenti tecnici come al solito li lascio agli esperti e vado in controtendenza.
Al posto di Cassano, con il sangue che scorre rapido in un cervello stanco, stressato e probabilmente non al top dell’evoluzione della specie, avrei fatto di peggio.
Lasciatemi dire che questo giocatore è spettacolare, le sue giocate ed intuizioni, i movimenti con e senza palla, fanno sentire piccoli tutti, avversari e compagni.
Poi improvvisamente decide di consentire agli stessi di dimostrarsi più grandi e maturi di lui. Impazzisce come un cavallo selvaggio a cui si vogliono a tutti i costi mettere le redini, e lui le redini non le accetta.
Infine diventa il bimbo viziato e pentito che piangendo chiede scusa.
Peccato, così facendo la Nazionale si perde forse il miglior giocatore espresso dall’Italia negli ultimi dieci anni. Noi però ci facciamo qualche risata in più. Sarebbe troppo facile scrivere delle battute ironiche sulle espressioni che scaturiscono dal suo viso butterato e da scimmietta, nonché sulle insolenze senza fantasia che indirizza in ogni partita a destra e manca.
Non mi cimento, è come sparare sulla croce rossa.

Certo che tante volte anche gli arbitri dovrebbero imparare a chiedere scusa.
Ad esempio quando fischiano un rigore inesistente su Di Michele, o quando non rilevano un brutto fallo su Stellone che si lamenta, meno di Cassano, beccandosi un ammonizione.

Non c‘è molto altro da dire.
Il Toro per certi versi ha sprecato un’ altra occasione per fare tre punti soprattutto nel primo tempo quando, in svantaggio per uno a zero, la Samp ha offerto ampi spazi dove i nostri ragazzi potevano più facilmente infilarsi per giungere davanti ad un portiere non irresistibile.
Alla fine invece dobbiamo ringraziare l’arbitro che ci ha nettamente favoriti e San Matteo che come al solito è stato il migliore.
Oltre a lui le note positive sono state, a mio umile parere, la continua conferma di un ottimo acquisto quale Pisano e la ritrovata integrità fisica ( mi tocco ........) di Stellone, il quale si è fatto tre partite intere in una settimana senza colpo ferire, giocando alla grande fino alla fine.
Gli altri sono stabili nelle loro posizioni.
Continuiamo ad aspettare un miglior Barone e le giocate deliziose di Rosinaldo che oggi non sono arrivate, pur usufruendo del vantaggio di una maggiore freschezza fisica da sommare al talento, contro giocatori stanchi e di medio – basso livello come quelli schierati oggi nella Sampdoria (senza Cassano e Bellucci navigherebbe molto più in basso).
Complimenti al nostro capitano per averci provato ed esserci riuscito ... intendo ad aver fatto gol con dedica al figlio in arrivo.

Devo dire che stavo dimenticando il fatto che il nostro Toro veniva da un derby combattuto dove ha cotto per bene i cugini, consentendo ai gemellati Viola di mangiarseli con tre gol delle riserve.
Alla luce di ciò, il punto conquistato in trasferta assume maggior valore.
Ricordiamoci bene; alla settima giornata di andata avevamo sette punti con due sconfitte, mentre nelle prime sette di ritorno non abbiamo mai perso ed abbiamo incamerato undici punti.
Domenica si gioca in casa e ciò che mi auguro è di vedere un Toro Champagne come contro il Palermo.
Monzon pensaci tu.

Guido Regis
Presidente del Toro Club CTO Claudio Sala

1 MARZO 2008
PICCOLI GRANATA MA GIA' GRANDI UOMINI

Checché ne possano pensare alcuni lettori avversi ai nostri simboli e quindi anche alle cose che esprimo nei miei “outing da psicogranata”, tutto quanto scrivo è frutto di esperienze assolutamente vere condite da espressioni “goliardiche” certamente di parte, ma che hanno solo l’intenzione di far sorridere i fratelli di fede granata e punzecchiare un po’ le persone “normali” che non tifano TORO.
Chi non ha la sufficiente stabilità emotiva e conseguente capacità critica per comprendere questo, può evitare di leggere i siti delle squadre diverse dalla sua; non penso gli venga prescritto da uno psicologo, almeno alle prime sedute.
Io da par mio ho smesso da tempo di leggere Stampa e Tuttosport.
Non avverto in questi quotidiani sportivi il rispetto di un codice deontologico che li dovrebbe vedere imparziali; penso che ciò sia ben più grave di una esternazione da tifoso su un sito di tifosi.

Questo per introdurre un'altra esperienza di vita reale.

Quando mia moglie ed io abbiamo scelto la scuola elementare per i nostri figli ci siamo preoccupati che fosse abbastanza vicina alla nostra abitazione ed al lavoro, avesse buone referenze e potesse esserci una certa continuità con i piccoli amici coltivati all’asilo.
Non abbiamo verificato se in quella scuola ci fossero bambini di fede granata o meno.

Mio figlio, oggi ormai prossimo a concludere le elementari, è diventato da tiepido milanista a granata sfegatato, forse scioccato dalla mia sofferenza nell’estate dell’ingiusto fallimento, e dalla mia euforia all’avvento di uno pseudo salvatore “mandrogno”.

Nella sua classe ci sono dodici bambini maschi.
Ebbene cinque sono granata, e giocano tutti a calcio bene. Cinque sono della Juve e solo tre giocano a calcio (il migliore è di origine albanese). Uno è un simpaticissimo bambino di origine indiana e tifa Inter. L’ultimo, non per bravura calcistica in quanto è un fantastico portiere, è Milanista.
Non ho censito le femmine.
Questo tanto per smentire chi pensa in modico psicoticamente viziato che i bambini non sappiano che cos’è il Toro e siano affascinati solo dalle squadre vincenti, indipendentemente da come vincono.
In prima elementare i più rissoso di questi fanciulli era uno dei granata, probabilmente in parte indotto da un fare abbastanza scanzonato e da uomo di stadio, ma non per questo violento, del papà.
In questi anni l’ho osservato crescere, in alcune occasioni, a fianco dei suoi amici granata, vedendolo conservare la grinta che gli è propria ma acquisendo un carattere sempre meno provocatorio, più corretto ed onesto.

Qualche settimana fa in classe si verifica uno dei tanti fatti di prevaricazione che accadono da sempre in ogni comunità scolastica e non, oggi frequentemente utilizzati dai media per fare spettacolo ed etichettati con l’espressione “ bullismo”.
Ben inteso è giusto denunciarli perché anche in questo modo si fa educazione sociale, ma non mi risulta essere questo l’intento di gran parte dei giornalisti che se ne occupano.

Ma torniamo al fatto: nell’intervallo di pranzo, durante il solito incontro di calcio con palla di carta (è vietata quella vera!!!!) il meno coordinato e più “debole” dei piccoli calciatori improvvisati, juventino, butta inavvertitamente la palla per due volte fuori le mura, costringendo i suoi compagni ad interrompere l’incontro.
Il suo amico del cuore, juventino, ed i suoi compagni di squadra e di fede calcistica, più i due legati alle squadri milanesi, lo aggrediscono prima con sbeffeggi, poi con buffetti e qualche sberla. Il malcapitato, consapevole della sua per altro non così grave colpa, accetta supinamente ridendo la punizione, fin li non troppo violenta.
Tutti i granata più uno degli juventini, per quanto anch’essi penalizzati dell’errore del compagno di scuola, prima osservano attoniti la scena poi disgustati decidono di allontanarsi. Ma in pochi istanti si rendono conto che, per chissà quale sadico e recondito motivo prevaricatore, gli aggressori diventano sempre più violenti sul piccolo malcapitato cominciando a prenderlo a calci.

A quel punto lo juventino dissociato si allontana definitivamente, mentre i quattro granata tornano in dietro e l’ex rissoso di cui parlavo prima aiuta il mio mitico Stefano (se lo definisco talvolta così nei miei racconti un motivo ci sarà pure?) che per primo si frappone tra i compagni impazziti ed il malcapitato.
Due urli autoritari, qualche spinta ed il mini pestaggio finisce, i granata accompagnano proteggendo lo juventino ormai piangente dagli juventini, verso le maestre accorse un po’ in ritardo.

Sarà retorico ma questo è lo spirito sano con cui crescono e si educano vicendevolmente i nostri piccoli grandi cuori granata.

Non è finita.

Io ho saputo dell’accaduto da mia moglie e da altri genitori non da Stefano; si vergognava per i suoi compagni e non voleva parlarne.
Quando l’ho visto gli ho posto questa unica domanda sapendo che ha un braccino discretamente pesante: “ Perché non li hai presi tutti a sonori cazzotti ?”
Mi aspettavo una risposta del tipo “ Già bravo poi venivo punito io” e mi sono invece beccato questa: “ anche se sti’ stupidi sono della Juve ed alcuni piuttosto antipatici, sono sempre miei amici….non me la sentivo di picchiarli”.
Lezione per me e per tutti GB che ci leggono.

Attenzione ora viene il bello.

La vittima ha individuato due soli colpevoli (il milanista e l’interista) coprendo gli altri GB che si sono ben guardati dall’auto denunciarsi, genitori GB conniventi.
Le maestre hanno convocato mia moglie facendo un encomio a mio figlio per il suo maturo comportamento.
Quindi hanno punito tutta la classe, granata compresi, vietando l’intervallo fino a tempo indeterminato.
Moggi e gli arbitri non c’entrano, eppure….?
E’ la solita storia di vittimismo nevvero????

PS: Dimenticavo

1) Ieri ho visto la Risonanza di Dellafiore, a mio parere potrebbe farcela per Genova, almeno in panchina, ma l’amico Stesina sembrava più saggiamente propenso a tenerlo ancora a riposo.

2) L’arbitro designato per la partita con la Doria non ci ha mai diretti. Se non altro non partiamo svantaggiati a priori. Meglio che niente.


Guido Regis
Presidente del Toro Club CTO Claudio Sala


26 febbraio 2008
le foto dEl derby
(a cura di simone vacca - web manager)

Potevamo mai noi della Redazione del Torino Club CTO non essere presenti allo stadio ?????
Potevamo mai non fare foto al derby ?????

Il Torino Club CTO non sta mai fermo !!!!!
Siamo Grandi e Presenti !!!!!

Per vedere le foto -
clicca qui

26 febbraio 2008
Termina in parità il derby della mole

Estratto da torinofc.it 27/02/2008

Una gara combattuta, una battaglia che finisce in parità.
Un avvio piacevole e combattuto, con un Toro per nulla intimorito ,e il Toro a colpire in contropiede trascinato da un vivacissimo Comotto che copre tutta la fascia destra oltre che, davanti, da un potente Stellone. I granata approfittano soprattutto di un assetto bianconero con difesa molto alta per trovare varchi.

 

Si riprende con lo stesso copione: Juve che manovra e tiene palla cercando varchi, Toro che colpisce in contropiede. Lo aiuta l'ingresso di Rosina, scelta forzata per l'infortunio di Diana. Così i granata producono quasi più occasioni degli avversari: ci provano Recoba, Stellone, Zanetti mentre Sereni para l’impossibile. Buffon, battuto da un'esecuzione magistrale di Rosina ringrazia la traversa. Nedved nel finale perde la testa, reazione su Comotto e viene espulso. Termina in parità con un terzo tempo degno del nome nonostante l’acceso agonismo della partita.

 

JUVENTUS-TORINO 0-0
JUVENTUS (4-4-2): Buffon; Zebina, Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Palladino (18' st Nocerino), Camoranesi, Sissoko, Nedved; Iaquinta, Del Piero. In panchina: Belardi, Birindelli, Grygera, Stendardo, Salihamidzic, Tiago. Allenatore: Ranieri.
TORINO (4-4-2): Sereni; Comotto, Natali (27' pt Dellafiore), Di Loreto, Pisano; Diana (3' st Rosina), Grella, Barone, Zanetti; Stellone, Recoba (36' st Lanna). In panchina: Gomis, Corini, Di Michele, Ventola. Allenatore: Novellino.
ARBITRO: Rizzoli di Bologna.
NOTE: Serata serena, terreno in ottime condizioni. Spettatori: 25 mila circa. ESPULSI: Nedved (J) al 47' st. AMMONITI: Chiellini (J), Palladino (J), Recoba (T), Nocerino (J), Pisano (T), Dellafiore (T). Angoli: 11-8 per la Juve. Recupero: 2' pt, 5' st.


26 Febbraio 2008
UNO STRANO MARTEDI A TORINO

Ieri nel pezzo introduttivo al derby che ho scritto per il sito del nostro club (TORINOCLUBCTO.COM) e generosamente pubblicato da Federico Floris su Toro News intitolavo “TORO – JUVE ( che tristezza)”, riferendomi sostanzialmente all’infelice iniziativa intrapresa dalla dirigenza dei cugini (che per brevità abbrevierò in seguito con GB, a sua volta abbreviativo di una fastidiosa deformità della colonna vertebrale che indica un incremento della cifosi dorsale, caratteristica di alcune donne molto anziane) per i “gravi torti subiti“ nel corso del campionato.
Iniziativa a cui non è seguita una risposta ufficiale della federazione gioco calcio, ma che come noto, ha indotto il designatore arbitrale ad assegnare questo derby ad una giacchetta nera “statisticamente” avversa al Toro e favorevole alla GB (rammento: abbreviativo di cugini).
Il termine tristezza non trovava ovviamente riscontro nel sentimento comune dei tifosi granata, per i quali si addicevano piuttosto aggettivi quali indignati (i meno), disgustati (alcuni), terribilmente e positivamente molto incaz…. (i più).
In effetti questa mattina incamminandomi verso il CTO, immerso in una classica grigia giornata torinese, nebbiosa con smog, avvertivo nell’aria una anomala atmosfera per un martedì lavorativo.
Pensavo tra me e me se in fondo ero io a percepire le cose diversamente, in quanto già coinvolto dalla frizzante euforia e tensione pre derby.
Ma entrando al CTO, dopo avere ritualmente sollevato lo sguardo e salutato la bellissima bandiera GRANATA che sventola accogliendo tutti i “visitatori”, GB compresi, indicando loro che questo nosocomio è fieramente “TORINESE”, venivo accolto dall’immancabile “buongiorno presidente” di alcuni fratelli, e non, che mi incontravano, condito di una elettricità positiva, di sorrisi, di battute che dimostravano quanto la giornata sarebbe trascorsa con una sensazione unica e diversa da qualsiasi altro martedì della storia di Torino.
In effetti i pochi GB censiti che ho incrociato (so essercene qualcuno non dichiarato per la nota caratteristica di questa specie) palesavano un aria meno baldanzosa del solito, più dimessa quasi vergognosa, a tratti tuttavia esibendo il classico “ghignettino infido“ di chi non osa, ma spera a breve di ottenere un ennesima effimera vittoria truccata.
Viste le premesse ne avevano ben donde.
La giornata di lavoro è poi trascorsa, nei momenti di pausa, in un crescendo di incontri al bar, in mensa o nell’area fumatori, tra fratelli granata che, pur consapevoli delle note e storiche avversità a cui vengono sottoposti, dimostravano reciprocamente la solita sana, temeraria e positiva fede granata, annichilendo come sempre ogni timido tentativo di introdursi con frasi infelici da parte dei GB………….scusate interrompo un attimo perché percepisco uno strano odore, devo avere una perdita in bagno………………….eccomi, tutto a posto, è il mio gatto che ha fatto i suoi bisogni opportunamente rimossi.
Dei GB stavo per l’appunto dicendo.
Chi, come me, aveva deciso di non andare allo stadio, caricava se stesso e i fortunati fratelli che si apprestavano a vivere in diretta la serata di “passione”, con gesti e frasi per lo più caratteristici dello stadio, incitandoli ad essere fortissimi e a trasferire anche tutta la nostra energia nei loro canti ed incitamenti a venire di li a poco.
Rincasando ho incontrato più spesso del solito giovani già imberrettati o “sciarpati” di granata. Mia moglie mi ha raccontato che in mattinata, andando a prendere il caffè con una amica – granata - in un bar pre collinare, aveva incontrato un distinto ed elegantissimo signore ultra ottantenne, anche lui già fornito di sciarpa granata appena stirata dalla moglie, che mostrava orgoglioso a tutti i clienti del bar, dicendo “speriamo ci porti fortuna”.
In sostanza non importava come sarebbe andata a finire, Torino continuava ad essere come sempre, chiaramente, fortissimamente, solo ed unicamente GRANATA.

Questa in sostanza l’atmosfera che si è respirata in un crescendo di euforia e tensione fino a qualche momento prima del fischio d’inizio.
Alle 20 e 15 mi sono appostato sul divano stringendo la mano a Stefano ed abbracciando Valentina, con mia moglie (è diventata granata anche lei, pur odiando il calcio) di fronte al televisore già sintonizzato sul “Comunale - Olimpico”.

Passo ad una cronaca tipo diretta.

Lo stomaco è in subbuglio peggio o molto meglio, non saprei, che in una finale mondiale. Cerchiamo di carpire dalle immagini e dai suoni provenienti del televisore l’atmosfera dello stadio.
Il colpo d’occhio è bellissimo. La GB ………………..il gatto ha la diarrea???????? la GB dicevo è in casa ma il folclore più bello è nostro, i cori sono quasi pari. Com’è che la musica sembra quella delle olimpiadi? Si percepiscono i bassi e non il gracchiare degli altoparlanti come quando giochiamo noi in casa!!! Presidente Cairo…? Va beh.
Non c’è Rosinaldo, giochiamo con la difesa di sabato, Grella e Barone (?) centrocampisti centrali, Zanetti (?) a sinistra, Diana a destra Recoba e Stellone avanti.
Rosina e Di Michele si scaldano già a bordo campo.
Inizio bello del Toro che tiene palla, pressa ed impedisce alla GB di salire. Zanetti fa una prima volata sulla sinistra e supera un difensore, crossa di sinistro ma la palla finisce sulla testa di Le Grottaglie.
Al 5° Recoba si invola completamente solo verso Buffon e viene fermato per un fuorigioco inesistente. Cominciamo Rizzoli? Basta questo a portarci già in credito.
Anche se la terna arbitrale non sbaglierà incredibilmente quasi più nulla, questo credito peserà fino alla fine dell’incontro.
Stellone si muove benissimo, se continua così ci darà tante altre soddisfazioni.
La partita è piena di tensione agonistica ma grazie a Dio non avvengono brutti scontri di gicoco, se si eccettua una zuccata di un testa di marmo che gioca in difesa degli impigiamati sulla pelata del Pelide Achille Stellone, procurandogli uno sbrego sanguinante che lo costringerà a stare fuori qualche minuto e rientrare con uno stretto bendaggio compressivo.
Al 20° circa Sereni in uscita rifila una ginocchiata spaventosa sulla fronte di Natali, per altro spintonato fallosamente da Iaquinta.
E’ una gran botta che fa temporaneamente svenire il nostro grande centrale e produce anche a lui una lacerazione frontale. Vent’anni di traumatologia mi fanno pensare che, a parte lo stato commotivo, non ci sarà altro e la TAC vedrete che lo confermerà.
Sta di fatto che esce sostituito da Della Fiore, appena ripresosi dall’infortunio, ma che farà la sua egregia figura.
Da quel momento la GB cerca di approfittare del momentaneo shock psicologico granata per assumere una maggiore iniziativa.
Una punizione del “puffo della Chiabotto”, alias “passero di uliveto”, inviata all’incrocio destro della nostra porta, è respinta da San Matteo.
Riprendiamo in mano il gioco, sviluppiamo belle azioni ma pur spaventando gli avversari non riusciamo a realizzare tiri in porta. Recoba spreca un paio di corner e di punizioni favorevoli.
Finisce il primo tempo. La tensione è alta. Mi arrivano messaggi dai ragazzi allo stadio e da amici davanti alla TV. Non capisco ma tutti sono informati dei problemi intestinali del mio gatto?????
Appena iniziato il secondo tempo si infortuna Diana ed entra Rosinaldo.
La partita cambia un po’, sembriamo più pungenti ma concediamo qualcosa anche a loro.
La tensione cresce, vari capovolgimenti di fronte, un gol annullato giustamente / finalmente per fuorigioco di Palladino.
Un fallo su Stellone poco fuori dall’area. Recoba si avvicina ma Rosina si impone, sorretto dalle urla di tutti i granata dello stadio e dalle finestre aperte della case di Torino.
Anch’io urlo “Recoba togliti dai co… lascialo stare, lascialo tirare“ l’uruguagio sembra schernire Rosinaldo, gli da un buffetto sulla faccia. “Ora me lo distrae” penso, ma non faccio in tempo a pensarlo completamente che dal magico piede nel nostro fuoriclasse mignon parte una palla vellutata e forte che supera la barriera…….Buffon la guarda impietrito ed impotente………è fatta…….va dentro……….
Un urlo strozzato accoglie l’impatto malefico con la traversa.
Questa è la seconda vera grande occasione di tutta la partita.
La GB ne conterà tre piccole in tutto, ma saranno sempre sventate da San Matteo che fa parte della squadra, non dimentichiamolo.
Il guardialinee che segnala un fuorigioco inesistente e la traversa, non fanno parte della squadra ma di qualcos’ altro.
Negli ultimi minuti sembra che Novellino opti per l’entrata di Di Michele ma, ai noi, alla fine sarà Lanna a sostituire Recoba. C’è tempo per un piccolo godimento nel vedere Nedved farsi espellere nervoso per una tirataccia di capelli a Comotto (tra l’altro ben tornato, capitano)
Non abbiamo mai avuto la sensazione che il Toro potesse perdere, tuttavia nel finale i ragazzi esausti sono sembrati accettare il pareggio. E pareggio è stato.

Consentitemi un commento sulla scelta degli “uomini SKY”.
Se per il Torino è stato individuato in San Matteo non capisco perché per la GB non è stata individuata la traversa.
Cmq io avrei detto Camoranesi che almeno, insieme con Buffon e Le Grottaglie, sono soggetti dotati di un minimo di educazione, ed hanno comunque giocato meglio degli altri.
Invece è stato scelto testa di marmo, forse perché stavolta ha picchiato e sgomitato un po’ meno del solito, pur facendo lo stesso qualche danno.

Qualche settimana fa, uscendo dalla Risonanza Magnetica del mio reparto vedo un soggetto in stampelle, dal fisico atletico e con la faccia da pugile suonato. Penso ; “vuoi vedere che il mio amico primario è riuscito ad accalappiare anche gli atleti di taibox?”.
Pochi istanti dopo compare dietro uno dei medici della GB, soggetto discretamente gioviale con il quale non mi dispiace ogni tanto scambiare qualche battuta, in quanto tra l’altro accetta con diplomatica simpatia il fatto che il CTO sia un ospedale molto profumato e dai vivi colori granata. In sostanza comprendo che il tipo dal naso schiacciato non è altri che “testa di marmo, gomito alto”.
Vado a controllare se il mio primario sta esibendo una diagnosi corretta della risonanza del ginocchio del soggetto (scherzo… il mio primario è un maestro).
Verifico il danno e parto con una battuta. “Mi spiace ne avrai per un po’ e non potrai giocare il derby”.
Testa di marmo borbotta qualcosa in toscano incomprensibile e finisce li.
Ha circa un quarto d’ora di tempo per organizzare i neuroni in una contro battuta.
Quando stanno per allontanarsi definitivamente, nel salutare il collega della GB, ripeto la battuta “curati e salta il derby se no non guarisci bene”. Il quarto d’ora di lavoro neuronale gli fa uscire la risposta sempre un po’ bofonchiata “No. No. Io contro il Poggibonsi ci sarò, stia sicuro” con risatina compiaciuta sua e del medico accompagnatore.

Caro simpaticone a Reggio ve le hanno date e avete piagnucolato.

Contro il Poggibonsi finalmente l’arbitro si è limitato a farvi un solo favore, per quanto molto grande, e non siete riusciti a vincere.

La prossima volta studiati una battuta più felice. Ma forse è domandare troppo…!!!!

E’ tardi, questo strano Martedì Torinese volge al termine.
Domani si sprecheranno i commenti tecnici e le battute.
Di positivo c’è che:
il Toro appare ormai costantemente positivo ed in crescita, il silenzio stampa continua a far bene e a noi sinceramente non turba affatto
Si è visto un arbitraggio serio (vedete che ci può essere e faccio i complimenti a Rizzoli)
Non ci sono stati scontri fuori e dentro lo stadio

La GB anche questa volta è sembrata un po’ più scarsa del Poggibonsi….
Guido Regis
Presidente del Toro Club CTO Claudio Sala


25 Febbraio 2008
TORO – JUVE (che tristezza)

Ben sapendo che comunque e sempre dobbiamo affrontare in quasi tutte le partite oltre che la squadra avversaria anche la terna arbitrale, eravamo in trepida attesa di questo derby, tra l’altro felici di essere riusciti a porre un eroico, seppur parziale, freno alle ingiustizie subite contro il Parma, e consci di poter con la stessa grinta tentare di vincere 4 a 1 con la Juve per poter ottenere una vittoria con un gol di scarto (loro solitamente segnano un gol irregolare, ottengono un rigore che gli pariamo, e noi ci vediamo annullati due gol legittimi e/o interrotte due azioni limpide da rete con falli in attacco inesistenti, ma poi riusciamo a fare il terzo e quarto gol regolare che ci permette di vincere questo derby 2 a 1, magari anche in 10 contro 11).
No amici, questa volta il 4 a 1 non basta, dobbiamo cercare di fare 6 a 1 per ottenere la vittoria di scarto o forse pareggiare. Perché?
Perché stavolta i soggetti più marci della storia italiana del calcio (oggi in bella compagnia con altra squadra dalle maglie a strisce, un po’ più colorate ma sempre tetre), hanno pensato di inviare una “lettera aperta” di denuncia per i gravi e penalizzanti torti subiti con la Reggina.
Che tristezza questa Juve; sembrava aver acquistato un pò di onore affidando la guida tecnica ad un allenatore galantuomo (cosa mai accaduta prima, se escludiamo l’eccezione della parentesi Ancelotti che sappiamo bene come è finita) ed un po’ di umiltà costringendo i giocatori ad accettare la legge dell’errore umano arbitrale, che ti penalizza o favorisce più o meno come tutti gli altri ( comunque sempre un pò meno degli altri).
E no! Non è bastato che Collina scendesse in campo da designatore (cosa mai vista) per inventarsi una interpretazione “ad hoc“ della correttezza del gol di Trezeguet in MOSTRUOSO FUORIGICO nel derby precedente, non è bastato che dopo la gara di Napoli venissero proposte giornate di squalifica per Zalayeta (ma non è ancora gobbo?) reo di aver esibito uno stupendo e nobilissimo gesto atletico al fine di saltare il suo amico Buffon, paratosi davanti come una devastante muraglia, evitando di fare e farsi del male.
Non è bastato che nella stessa occasione tutti i giornali e le televisioni abbiano gridato allo scandalo negando la legittimità di quel rigore che invece legittimo era. Tra l’altro alcune settimane dopo al Toro è successa un fatto analogo e Zalayeta, probabilmente sentitosi precedentemente crocifisso, ha lasciato li la gamba per non “sembrare” un cascatore, è franato su Sereni, ed anche se la palla in quell’occasione non aveva superato il portiere, a differenza di quanto avvenuto con Buffon, il rigore è stato egualmente concesso. (Per evitare commenti dei tanti idioti che popolano “l’urbe terraqueo pallonaro” ricordo che anche in quest’occasione , ma con minor enfasi, il rigore è stato venduto dai media come ingiusto e Zalayeta è stato “incomprensibilmente” squalificato.)
D’altronde la dirigenza bianconera di oggi è fatta di mezze figure che discendono dalla precedente, poveretti incapaci persino di fingersi signori, a differenza dei precedenti (non sto parlando di Moggi e Giraudo; me ne guardo bene da definirli signori anche solo per finta) che almeno riuscivano a simulare più o meno decentemente, ovviamente con la compiacenza del silenzio mediatico sui tanti fatti incresciosi che li hanno caratterizzati.
Ebbene fratelli, sapete il BUON COLLINA chi ha designato per l’arbitraggio di questa partita? Il Sig. Rizzoli. Sapete quante volte ci ha arbitrati? Sette. Sapete quante volte abbiamo vinto con lui? MAI E perso? Quattro volte. Sapete quanti espulsioni ci ha dato in sette partite? Due E ‘ PEGGIO DI AIROLDI. Non vi descrivo come sono andati gli arbitraggi per la Juve.
Allora comprenderete perché in fondo in passato io gioivo quando venivamo arbitrati da Farina.
Comprenderete perché dico che se vogliamo sperare di vincere con un gol di scarto, dovremo fare sei reti valide. Domani saremo tutti li con rabbia a provarci con furore, insieme ai nostri ragazzi.
Ma comunque vada non potremo non dire: TORO – JUVE ….che tristezza.

Guido Regis
Presidente del Toro Club CTO Claudio Sala


23 febbraio 2008
TORO – PARMA, UNA MERAVIGLIOSA SERATA DI FOLLIA

Prima di dimenticarmi: Stellone strepitosamente immenso, Airoldi spaventosamente disgustoso.
Il “giornalista sportivo” che riterrà, chissà per quale illuminato motivo, di dare un voto inferiore ad 8 a questo stupendo e sfortunato bomber, non farà altro che dimostrare ancora una volta quanto immeritati siano i denari che percepisce per produrre quattro incompetenti pareri sulle pagine sportive (Tuttosport e Stampa ne hanno un bel numero di siffatti soggettini).
Il moviolista televisivo che proverà ancora una volta a negare quanto questa partita sia stata pesantemente falsata a nostro sfavore da un arbitro “psicologicamente corrotto” (lo si era già visto con il Livorno) non farà altro che dimostrare quanto la sua presenza nelle trasmissioni di grande ascolto non possa che essere legata a motivi assolutamente estranei e distanti dalla competenza e dalla imparzialità.

Stellone ha toccato 47 palloni da me contati, per cui posso presumere di averne perso qualcuno. Tutti palloni utili, un terzo dei quali in situazione di elevatissima difficoltà. Non ne ha sbagliato uno, ripeto uno. Ha segnato due reti strepitose ed ha fatto l’assist “spizzicato” per quella di Di Michele. Per me è da 9, per chiunque altro, non può che essere almeno da 8.

Airoldi non ha concesso tre, dico tre, rigori di un evidenza sbalorditiva:
- sull’ 1 a 0 Zenoni in area, senza commento
- sul 4 a 2 nel secondo tempo per un vero è proprio “bager“ pallavolistico, non ricordo se di Couto, su legnata da fuori area di Diana.
- ha poi fischiato un fallo in attacco di Stellone che era stato praticamente “svestito” dalla trattenuta del difensore avversario.
Non ha ammonito Gasbarroni, che tra l’altro ci ha perati due volte, per un fallo da tergo su Comotto.
Ha fischiato falli in attacco al Toro senza alcun senso compiuto.
Signori moviolisti vi aspetto stasera e domani ad occuparvi dei “mini sgarbi” fatti a Juve, Inter, Milan e Roma, urlando allo scandalo e sorvolando o peggio negando questi.

Ed ora brevemente, per quanto riesco, le sensazioni dagli spalti.
Seduti al solito nostro posto abbiamo vissuto come in un sogno i primi 30 minuti caratterizzati da una quasi stucchevole supremazia del Toro con tanto di gol di Stellone.
Ma non sarebbe stato bello vincere con uno stentato e noioso 1 a 0.
Come può la leggendaria tifoseria granata accontentarsi di questo?
Ed eccola servita con l’immancabile spettacolo della tragica sofferenza indotta dagli DEI avversi a cui rimediare con un impresa umana da antologia epica.
Al 30' iniziano i 14 minuti di follia misti alla solita sfiga. Prima Natali vuol fare il fenomeno e anziché spingere in corner un pallone, nel tentativo di guadagnarsi il fallo di fondo, se lo fa soffiare sulla linea da Mariga il quale imbecca Gasbarroni libero in area di rigore, che acchiappa un insperato pareggio.
Sembrerà strano ma tutti noi sugli spalti, guardandoci sconsolati negli occhi, abbiamo percepito quanto stava per avvenire.
In 13 minuti ci becchiamo altre tre pere: una su punizione della domenica ancora di Gasbarroni procurata per un corto rinvio ( manco a dirlo) di Natali , una su tiro “della vita“ da fuori area di Morrone (non ne farà più uno uguale fino al 2012 ed oltre), una su un liscio di Di Loreto, oggi il peggiore con Rosina (che sofferenza doverlo dire) e tiro di Budan parato alla grande da San Matteo ma finito egualmente in rete, quasi come spinto dalla Dea Sfiga.
Nel frattempo Stefano ed io, dopo il 2 a 1, avevamo già raggiunto al terzo anello il “gruppo Collino” a rango ridotto, per cui iniziavamo a pensare che questa volta i riti scaramantici poco avrebbero potuto. Se non che al 45' Natali si ritrova bello solo in area a farsi perdonare le due cappelle rimediate poco prima, ribadendo in rete di testa un calcio piazzato di Corini.

Così da un tranquillo sabato sera immaginato a parlare di un moscio e stentato Toro - Parma 1 a 0, ci ritroviamo con un primo tempo concluso sul 2 a 4 con tanta voglia di divorarci la sorte, l’arbitro, Di Carlo, alcuni dei nostri eroi, ed anche un po’ Novellino che di suo ci aveva messo un inspiegabile spostamento di Diana sulla fascia sinistra.
Stefano ed Ando mi propongono di tornare temporaneamente al secondo anello verso la maratona a guardare in faccia Di Michele che si sta scaldando. Corriamo, ci affacciamo e cerchiamo di carpire un suo sguardo, alla fine si gira e lo inquadriamo negli occhi ………….. è fatta.
È carico. Sembra un po’ quei guerrieri Spartani “incazzosi” che venivano raffigurati sui libri di scuola. Di fianco al “Pelide Achille Stellone“ (la similitudine calza se conoscete i reali problemi fisici di questo grandioso nonché godurioso attaccante) ci porterà a digerirci il destino avverso e quant’altro.
Torniamo dal “gruppo Collino ristretto”, ci disponiamo in formazione anti sfiga,.
Si fa largo la sensazione che l’impresa possa compiersi, ancor più quando il Parma coglie un palo da fuori area ed i ragazzi di granata vestiti non sembrano scossi ma semmai ancora più infuriati per l’ennesimo tentativo di sgarbo.
Sorvoliamo sugli arbitrali disgusti già parzialmente descritti, l’attenzione ormai viene attratta dal fervore inferocito con cui tutto l’Olimpico e la sua leggendaria squadra aggredisce quegli sprovveduti che stanno pensando di soffiarci un'altra volta i tre punti.
Li annichiliamo ma non segniamo. Walter Alfredo Monzon butta nella mischia Alvaro, non rimuovendo Rosin-disastro ma Corini. La mossa ci piace perché in fondo dal neocapitano ci possiamo aspettare sempre un lampo. Vari tentativi belli, vigorosi, con sprazzi di calcio “champagne” a volte strozzati dalle airoldate più invereconde, che tuttavia non sembrano scalfire la convinzione del gruppo di poter divorare gli undici del presidente più giovane di serie A, caratteristico per la sua forma a “insaccato gigante”.
Poi, come spesso accade, in un attimo tutto si compie : da un corner tirato dall’ uruguagio per la testa di Di Michele e da quest’ultimo solo sfiorato, scaturisce uno spettacolare fulmine al volo di sinistro del Pelide Stellone che fredda Bucci.
Novellino impazzisce di foga temeraria ed inserisce Ventola per “Rosinaldo oggi innamorato”.
Tre attaccanti più Recoba???!!!! ……o ci infilano altre dieci volte o li massacriamo.
Diana si sposta più centrale ed insieme ad un grandioso Zanetti fa da guardaspalle al neo regista con la faccia da tricheco, che prova una serie di numeri, così come lo Spartano “incazzato” che spazia sulla sinistra, ubriaca gli avversari, scivola spesso, un volta si rialza, riconquista palla ma viene fermato inspiegabilmente dallo “psico - corrotto”.
Tutto vano? No, perché il Parma è in bambola, alle corde ed un irripetibile trio delle meraviglie ci serve sul piatto la rimonta: San Matteo da appena fuori area rinvia lungo, il Pelide si esibisce nel più classico degli “spizzichi”, il pallone si infila tra le maglie dei “prosciuttoni“ affiancando il neo guerriero Spartano il quale lo accarezza con piede vellutato producendo un pallonetto da “alto godimento” che si insacca nella rete, scavalcando l’ex portiere granata.

Lo sapevamo, Lo sapevamo, Lo sapevamooooooooooooo.

“Forza Toro alèeee, impazzisco per teeee, ed un canto d’amor che mi viene dal cuor, forza Toro alèeee”.

Che il fato tuttavia continui a non arriderci lo dimostra la traversa colta da Ventola poco dopo, negandoci una più che meritata vittoria.
Ma noi ce ne andiamo tutti felici perché sappiamo di aver fatto infuriare gli “dei“ ingiusti, capricciosi, presuntuosi e di aver goduto della più classica partita da TORO, non di una sbiadita vittoria alla ……. non saprei scegliere tra le squadre che guidano questo campionato.
Ragazzi credetemi, pareggiare in rimonta contro un destino ed un arbitro così avversi è stata una grandissima e folle impresa che non può non preludere favorevolmente al tanto atteso martedì sera, quando ancora una volta contro arbitri e “divinità corrotte” cercheremo di castigare quella cosa che puzza, quando la schiacci ti illudi che possa portare fortuna e tutti noi speriamo un giorno possa riposare in eterno sotto terra, al massimo a concimare le piante dei viali torinesi.

Guido Regis
Presidente del Toro Club CTO Claudio Sala

19 febbraio 2008
SIENA – TORO: 0-0 … AHI CHE MALE AL CUORE, AHI

Seguire la partita della tua squadra del cuore in televisione è tremendamente più doloroso che allo stadio, lo sappiamo.
Non ti senti partecipe completamente allo svolgimento dell’evento. Se vinci la gioia è minore, se pareggi o perdi, il dolore è più grande. Così è stato per questa partita.
Siamo ben consci del fatto che il Siena ha avuto 5 occasioni vere di cui tre sventate dal nostro San Matteo Sereni ed una finita sul palo esterno, mentre noi ne abbiamo avuta una sola vera, buttata sopra la traversa da Stellone più tre mezze finite facilmente tra le braccia del portiere del Siena.
Non dobbiamo tuttavia dimenticare che il portiere fa parte della difesa; se para i tiri insidiosi o difficili non consentendo all’avversario di segnare il merito è sempre della squadra nel complesso.
Nonostante ciò l’impressione che ho avuto è quella di un Toro più forte del Siena (squadra per nulla scarsa e dalla classifica bugiarda) e per questo un po’ troppo presuntuoso.
La sensazione che potesse vincere è stata, per un ansioso da partita cronico come me, più forte di quella che potesse perdere. Buon segno, non c’è dubbio, ma in fondo analogo a quello visto in quasi tutte le partite del girone di andata.

Provo a elencare sinteticamente le note positive o quasi di questo match.

1) Sereni si conferma
2) Pisano anche e in modo assai convincente
3) Motta dimostra maturità e grandi doti
4) Il centrocampo con Zanetti e Grella appare sicuro come con Corini ma più dinamico e propositivo
5) Barone e Lazetic fanno il loro dovere con tenacia
6) Rosina, anche in giornata non super, continua ad essere la spina nel fianco di qualsiasi avversaria
7) Di Michele sembra più integrato e meno evanescente
8) Stellone si è battuto e risulta atleticamente a posto
9) La coppia centrale Di Loreto – Natali sembra in grado di dare sicurezza a tutta la squadra, anche se comunque un paio di distrazioni a partita le compie.
10) Ricordo che alla sesta giornata di andata avevamo 4 punti. Nelle prime quattro giornate di ritorno ne abbiamo incamerati 8 e sono pronto a scommettere che alla sesta ne avremo di più.

Ciò detto il cuore mi duole, Ahi! Ahi! perché sinceramente ci speravo di vedere il nostro Toro espugnare Siena.
Penso che si sia sentita troppo la mancanza dei due carri armati Comotto - Diana sulla fascia destra, soprattutto per il nostro trio di attacco.

Sarà per l’anno prossimo, augurando a questa squadra e al suo bravissimo allenatore di restare in A.

Un saluto a tutti

Il Presidente del Toro Club CTO

15 febbraio 2008
ASPETTANDO SIENA

Potrebbe essere il titolo di una canzone, pur essendo una possibile e banalissima introduzione a tanti articoli che si vedranno questi giorni sui giornali letti dal popolo granata (non parlo di giornali di fede granata perché non ne esiste uno) o sui siti di fede granata (ne esistono e di belli da far rabbrividire il Real Madrid).
A proposito di canzoni, stamane facendomi la barba cantavo “Balzaretti sei proprio una ruffiana” per ovvi motivi, visto che ho due meravigliose creature di 9 e 11 anni che grazie a Dio non dicono ancora parolacce. Stefano, il mito, entra in bagno e mi dice “Papà che dici? Ti stai sbagliando? Non è così.” Gelo nel sangue. Ecco lo sapevo che non dovevo fargli l’abbonamento allo stadio, ma perché sta banda di idioti doveva fare dei cori così vergognosi contro la mamma di Balzaretti, che c'entra lei con l’AIDS del calcio ( termine urlato con disperazione da un caro amico nella partita con il Palermo per definire il grande traditore) che scorre nelle arterie di suo figlio? Così adesso Stefano ha imparato …. “Papà, si cantava… (il cuore mi fa male) Balzaretti tua madre (no! mio Dio no!) è preoccupata” “???????” Balzaretti tua madre è preoccupata, Balzaretti tua ma. Balzaretti tua ma. Balzaretti tua madre è preoccupata”
Flash back!
Ecco cosa cantava il nostro anziano vicino per partecipare ai cori e per non far capire a Stefano la brutalità di quella frase!!
Quanto sono meravigliosi i tifosi granata!!. Ma ce ne rendiamo conto?

Sapete quanto è bella Siena?
Io ci sono stato diverse volte, è stupenda. Sembra un isola dove si respira l’atmosfera del medio evo, dell’arte, della cultura. Sembra veramente avulsa da tutto il resto del mondo. Ogni vicolo di ogni contrada ti mette i brividi. La piazza del palio con una lieve pendenza verso il centro a simulare un anfiteatro è tutta circondata dalle case d’epoca, ti costringe a sederti ed ammirarla.
Persino lo stadio. Appena fuori le mura, sembra integrato nel contesto della città antica.
Io sono innamorato della nostra Torino che so essere bella molto più di quanto pensino tutti coloro che non l’hanno mai visitata e quanto quelli che hanno avuto questo fortunato piacere.
Da "turineis bugia nen” che comunque il mondo l’ha girato, vorrei andare a Siena almeno una volta all’anno.
Ma tanto è bella, tanto i suoi cittadini si sentono (in parte legittimamente) al centro del mondo. Hanno un fare presuntuoso con atteggiamento distaccato e talvolta infastidito nei confronti dei poveretti che stanno fuori dalle mura, noi compresi, ovviamente.
Ricordo che anche l’anno scorso sono stato invitato a Firenze ad un convegno di Medicina e Chirurgia Sportiva a tenere una lunga lezione sulla Risonanza Magnetica nello studio delle patologie articolari degli atleti.
Come in altre occasioni ho ricevuto i complimenti e le domande interessate di personaggi noti del mondo medico sportivo presenti, dal prof. Vecchiet a Volpi e Combi.
In quell’occasione ho conosciuto il Medico Sociale del Siena ed ho cenato casualmente con lui al tavolo.
In genere i medici delle squadre “minori” rosicano un po’ perché io porto a vedere immagini di patologie occorse a grandi campioni, non solo del calcio, ma di tanti sport anche invernali, specie dopo le olimpiadi. Chiaramente loro fanno più fatica a vedere grandi nomi, se non a fine carriera o in epoca giovanile quando iniziano la loro avventura nelle loro squadre.
Ebbene, pur rosicando per questi ed anche altri motivi di carattere professionale, per certi versi sono cortesemente riverenti nei miei confronti, mi fanno tante domande curiose per cercare di carpire un po’ di quelle che sono le mie conoscenze nel campo, un po’ delle altre notizie sui grandi campioni.
Il medico del Siena (non so se è Senese, ma comunque ha preso tutto dagli abitanti della città) sembrava “nobilmente” distaccato, ed ogni tanto lanciava qualche “perla di saggezza” con sufficienza, (non mi soffermo sulle sciocchezze scientifiche) come se fosse il medico della squadra più forte e famosa del mondo, salvo poi affermare che ovviamente i “suoi ragazzi” non erano delle furie di Dio, ma grazie all’eccellente staff producevano risultati al 200%.
E’ così!
Pensate.
La Grecia con Atene, Tebe, Sparta, è stata la culla indiscussa di una delle più alte forme di cultura artistica, filosofica, letteraria, sociale, politica e quant’altro del nostro pianeta.
Oggi i suoi abitanti non è che riescono ad emergere molto sotto tutti gli aspetti pur conservando in parte l’orgoglio, ingiustificato, dei loro avi.
I senesi sono uguali. Anzi peggio.
Noi granata invece viaggiamo a testa alta per le nostre uniche ed indiscusse tradizioni storiche, ma sappiamo umilmente adattarci con fierezza e senza presunzione anche a questi ormai oltre 30 anni di sofferenze nei bassi fondi.
Tutto questo per arrivare a dire ai nostri attuali beniamini che, anche senza Comotto e Diana, domenica al Siena, “il centro del mondo”, per quanto allenata da un simpatico e bravo allenatore, gli dovete fare un mazzo tanto!
Va bene?

“Balzaretti tua madre è preoccupata … Balzaretti tua madre è preoccupata … sai papà perché la sua mamma era preoccupata?”
“No, perchè Stefano?”
“Perché sapeva che alla fine della partita, se provava a farci un goal, andavamo tutti e 20.000 a fargli un culo così”

Un saluto a tutti

Il Presidente del Toro Club CTO